Lutto
Per la legge il treno deve andare più forte possibile
VIAREGGIO. Vesna va veloce è il titolo di un bel film di qualche anno fa, con una ragazza tanto in fuga da attraversare a piedi l’autostrada. Va veloce anche il mondo moderno ed insieme anche l’avvoca...
VIAREGGIO. Vesna va veloce è il titolo di un bel film di qualche anno fa, con una ragazza tanto in fuga da attraversare a piedi l’autostrada. Va veloce anche il mondo moderno ed insieme anche l’avvocato di Ferrovie Armando D’Apote. Il quale affronta uno dei nodi cruciali dell’accusa: quello della velocità del convoglio carico di Gpl, unito alle scelte fatte - anzi, non fatte - in materia di tracciati ed attraversamenti dei centri urbani. «Muoversi è pericoloso ed il nostro è tempo di movimenti», sono le parole dell’avvocato del Foro di Bologna, Che continua: «La società decide che determinate attività di movimento sono pericolose e ne accetta il rischio. Fino al punto in cui i vantaggi portati sono considerati globalmente, socialmente, universalmente superiori al numero di incidenti che inevitabilmente accadranno». E qui la prevenzione ed ogni altro concetto e pratica analoghe passano - come si dice - in cavalleria. Fino a spingersi ad affermare: «La legge dice che il treno deve andare forte, più forte possibile».
D’Apote insiste anche su un tema toccato in dibattimento: quello della velocità dei convogli che trasportano merci pericolose ridotta, per Viareggio, a 50 chilometri orari su richiesta dell’allora sindaco Luca Lunardini. Le parole utilizzate non mancano di sollevare un moto di protesta tra il pubblico, nell’aula del Polo fieristico di Lucca, dove da tre anni siedono molti dei familiari delle vittime: «Trentasei anni fa alla stazione di Bologna ci fu una strage vera. L’orologio della stazione è ancora fermo in violazione di una norma ferroviaria che vuole che gli orologi siano sempre in linea con gli orari dei treni. È stato un omaggio, un riconoscimento, una presa d'atto nei confronti di una città ferita. A Viareggio la riduzione della velocità è stata un riconoscimento ad una città ferita, ed è stato fatto violando una norma, facendo una “furbata”, facendo finta che vi fosse una situazione singolare». (d.f.)
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