Sicurezza
Il triste ricordo di un Belvedere che non c’è più
I forestieri vedono la piazza Mazzini come un luogo malinconico e poco attraente
VIAREGGIO. In una domenica come quella di ieri in cui il vento alzava la sabbia tanto da rendere gialla l’aria, la piazza Mazzini sembrava la rappresentazione struggente della celebre canzone di Enrico Ruggeri, “il mare d’inverno”. La stessa malinconia, quel sapore decadente degli “alberghi chiusi e manifesti già sbiaditi di pubblicità”.
Ma le note di chi provava a passeggiare nel Belvedere delle Maschere erano stonate, acute: con tutto quel mare e quel cielo in campo lunghissimo, come si dice tra i registi,che danno la dimensione dell’infinito, bastava abbassare un po’ lo sguardo per vedere le mattonelle sconnesse e distrutte dal tempo e dall’incuria. L’erba vera nelle aiuole combattere contro quella finta per uscire all’aria. La fontana al centro, una volta zampillante, adesso è soltanto un’acquitrino in cui nuota un bidone dell’immondizia abbandonato da chissà chi.
«Venire a Viareggio significava anni fa trovare la pace - dice Renzo Bianchi che da Lucca ogni tanto si concede una passeggiata sul mare per respirare aria buona - una volta la città era il centro di tutto e la sua piazza era una meraviglia. Adesso non è rimasto che il pallido ricordo di quel Belvedere che si può solo intuire in mezzo alla sciatteria. Sono anni che è così: io ho un legame personale con questo posto ma non so chi possa avere interesse a venire in questa Viareggio. Non c’è alcuna attrazione: la gente preferisce altrove».
Chi se la ricorda al suo splendore ha in mente un luogo da sogno. Come Gianna Morelli che vive a Vada, ma quando era piccola i genitori preferivano portarla al mare in Versilia: «Mi ricordo questa piazza come se fosse ieri - racconta - c’erano le aiuole curate e tutta Viareggio aveva il fascino di una città piena di vita. Adesso - dice - è molto più malinconica e il Belvedere mi sembra proprio lo specchio di questo sentimento».
Luca Bortone è viareggino ma da anni vive a Firenze e quando era piccolo, vestito in maschera per il Carnevale, passava le ore in questa piazza: «Me la ricordo come il giardino di una di quelle ville dei film in costume - racconta - impeccabile e ben tenuta. Adesso so che è diventata un luogo poco sicuro ed è un vero peccato».
E come nella ballata di Ruggeri, resa famosa da Loredana Berté, quel vento agitava anche chi, pur vivendo a pochi chilometri, è costretto a vedere con rassegnazione il declino del salotto buono di Viareggio: «Il Comune non ha soldi - racconta Angelo Pescaglini di Camaiore - tutti sappiamo quali guai stanno passando qua. Ma quegli scampoli di politica che sono passati per la città non hanno mai messo tra le priorità la riqualificazione del Belvedere che adesso è abbandonato».
Mentre Angelo parla una signora poco distante inciampa sulla pavimentazione sconnessa: non si parla solo di malinconia o di vano rimpianto per il passato, dunque, ma di sicurezza e di decoro urbano.
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