Sicurezza
Due richieste di rinvio a giudizio per l’acqua contaminata dal tallio
A rischiare di finire sotto processo sono il responsabile del servizio acquedotto di Gaia e l’ex direttrice del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria locale
PIETRASANTA. Rischiano il processo Francesco Di Martino, ingegnere responsabile del servizio acquedotto di Gaia, e Ida Aragona, già direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’Asl versiliese, a margine dell’emergenza tallio a Valdicastello. Il pm della Procura di Lucca Lucia Rugani, a chiusura delle indagini, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio dei due: l’ultima parola spetta adesso al gup Giuseppe Pezzuti che dovrà decidere se accogliere la richiesta e quindi fissare la data del processo o se respingerla e quindi archiviare il tutto. Risposta che arriverà a breve.
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Sta di fatto che a distanza di due anni - il caso tallio deflagrò il 3 ottobre 2014 con la firma dell’ordinanza di non potabilità a Valdicastello da parte dell’allora sindaco Domenico Lombardi - la Procura tira le somme di un’indagine che vede appunto chiamati in causa nel ruolo di potenziali responsabili due importanti referenti di Gaia e Asl. Indagine che presenta però ancora diversi aspetti da chiarire: da qui il sopralluogo dei giorni scorsi della stessa dottoressa Rugani alle ex miniere di Valdicastello per rendersi conto di persona delle diverse problematiche e delle possibili correlazioni con l'emergenza.
A Di Martino e Aragona - i quali contattati nella giornata di ieri da Il Tirreno non hanno voluto rilasciare dichiarazioni - verrebbe imputato il fatto di non avere preso nella dovuta considerazione la segnalazione fatta dall’Arpat nel 2013, per intendersi quasi un anno e mezzo prima della firma dell’ordinanza in questione.
«Nel maggio 2013 - aveva a suo tempo spiegato in una nota l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana - su sollecitazione dell’assessore all’ambiente si era svolto un incontro tra l’Agenzia e il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, durante il quale venne segnalata la presenza di tallio nelle acque di lisciviazione della miniera ex Edem che percolano nel torrente Baccatoio, e della pericolosità del tallio per la catena alimentare. Arpat trasmise tempestivamente le informazioni ricevute in quell’incontro alla sezione Igiene pubblica dell' Asl e al gestore Gaia, competenti per gli aspetti relativi alle acque potabili e alle acque sotterranee destinate all'uso umano. Analoga comunicazione venne inviata alla Regione. In tutta questa vicenda l’Agenzia ha svolto un ruolo attivo e precoce di segnalazione della problematica, mentre non ha potuto svolgere attività di verifica e controllo, che non le competono, sulle acque destinate all’uso umano e sui comportamenti del gestore».
Il resto è storia nota: dalla sorgente Molini di S.Anna la presenza, ben oltre la soglia, di tallio nell’acqua fu rilevata prima nel centro storico e poi ancora nella frazione Pollino e Traversagna. Ad oggi, a Valdicastello, come riferito dal Comitato di paese, sono ancora una trentina le abitazioni ,dove è vietato bere ed utilizzare a fini alimentari l’acqua. (r.p.)
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