Il Tirreno

Versilia

Salviamo piazza Mazzini: chiamata a raccolta per i professionisti

di Donatella Francesconi
Salviamo piazza Mazzini: chiamata a raccolta per i professionisti

Andrea Biagiotti, ingegnere, presidente del Premio Viareggio sport: «Facciamo un progetto che sia di esempio e possa essere finanziato»

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VIAREGGIO. Strumenti per realizzare le idee. Parola di ingegnere, nella persona di Andrea Biagiotti, viareggino, nato al Terminetto, fra l'altro presidente del "Premio Viareggio sport" la cui trentaduesima edizione si terrà verso la metà di questo mese. L'ingegnere plaude alla campagna del "Tirreno" per portare una nuova pavimentazione al Belvedere delle maschere, luogo del cuore della città. E lo fa pensando a come passare all'azione.

«L'idea c'è ed è buona», argomenta Biagiotti: «Ora serve lo strumento idoneo per realizzarla. E si possono trovare anche i soldi per finanziarlo se siamo in grado di presentare un progetto che, oltre ad essere interessante, sia ben concepito e strutturato». In sostanza, continua Biagiotti, «un progetto che, dopo avere rilevato con cura tutte le condizioni presenti al contorno, le valuti attentamente e venga redatto tenendo giusto conto anche delle prescrizioni derivanti dalle autorizzazioni che dovranno essere preventivamente chieste agli Enti competenti per ruolo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14366932:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/11/05/news/concerti-per-renderlo-di-nuovo-bellissimo-1.14366932]]Una chiamata a raccolta, nelle parole dell'ingegnere, rivolta «ad un nucleo di persone che senza interessi si mettano insieme, evitando che da una buona idea derivi una pessima realizzazione».

Nessuna polemica, nelle parole di Biagiotti. Ma la proposta che può davvero portare ad un Belvedere tutto nuovo. Con un'avvertenza per i "naviganti": quella di non contagiarsi con la «superficialità e la approssimazione che sono una malattia di questa città».

Non un monito, ma un'esigenza concreta: «Faccio un esempio - spiega l'ingegnere -: per scegliere il materiale più adatto sappiamo quali possono essere gli effetti della sabbia di mare sulle possibili diverse pavimentazioni che potranno essere scelte? E lo stato e le condizioni delle attuali fognature? Lo conosciamo? Anche la rete fognaria dovrà vedersela con la sabbia trasportata dal vento. Ed ancora: i prezzi ed il costo dell'intervento? Andranno pur contenuti e controllati…».

Ed allora il primo passo da compiere dovrebbe essere quello di dotarsi «di un progetto esecutivo che sia completo di tutti gli elaborati necessari, incluso un computo metrico estimativo della opera che, dopo avere previsto ed apprezzato tutte le opere necessarie per dare finiti i lavori, non richieda né varianti in corso di opera, né aggiunte finali». Sembra solo tecnica e burocrazia, ma sono invece solide fondamenta per arrivare a festeggiare il risultato.

Un ulteriore irrinunciabile step da compiere è quello che il progetto, prima di essere oggetto di una regolare gara di appalto venga, come previsto dalla legge, «validato da un'apposita commissione formata da tecnici esperti nei diversi settori specialistici».

Insomma, il progetto del nuovo Belvedere si può fare. Anzi, si deve fare. Ma va fatto bene. Chi ci sta faccia un passo avanti.

Il sasso è gettato e ha disegnato i suoi numerosi cerchi. Ora si tratta solo di raccoglierlo. Per dotare il Belvedere delle maschere di quella pavimentazione ormai persa e della speranza che un futuro migliore ci sia, costruito direttamente dalle mani della sua gente.

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