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EFFETTO BOLKESTEIN»DIECI ANNI DI ATTESA
VIAREGGIO. C’è una strada da prendere per cambiare tutto in modo che non cambi nulla. Una visione in stile Gattopardo, che sostanzialmente aggirerà - o vorrebbe aggirare - la trappola delle aste...
VIAREGGIO. C’è una strada da prendere per cambiare tutto in modo che non cambi nulla. Una visione in stile Gattopardo, che sostanzialmente aggirerà - o vorrebbe aggirare - la trappola delle aste delle spiagge. E che però - assicura il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto - «permetterà di raggiungere due obiettivi della decennale battaglia sulla questione Bolkestein». Il primo è la creazione di un sistema di gestione dei litorali più severo nei confronti del privato e più fruttuoso per l’amministrazione pubblica (quindi per tutti noi). Il secondo è evitare la distruzione totale delle imprese balneari. Che - al netto di simpatie e antipatie - sono un tessuto economico vivo della Versilia, con interessi legittimi e posti di lavoro veri. Ecco, in sintesi, lo spirito che anima la proposta di legge che Del Dotto ha scritto e consegnato al sottosegretario Luca Lotti, uomo di fiducia del premier Matteo Renzi. Ed ecco come questa idea - che prevede una rivoluzione dell’intero sistema - potrebbe trovare applicazione nella futura riforma delle spiagge. Che il Governo potrebbe varare a primavera. Salvo ribaltoni dopo il referendum del 4 dicembre.
Nascono le autorizzazioni. Secondo la proposta Del Dotto, le concessioni demaniali - che oggi rappresentano la condizione essenziale per l’esistenza di uno stabilimento balneare - dovrebbero lasciare il posto alle autorizzazioni. «Non è soltanto una questione tecnica - spiega Del Dotto, di professione avvocato esperto di diritto amministrativo - l’autorizzazione rilasciata da un’amministrazione pubblica presuppone un controllo più severo e stringente sul privato che la ottiene». Sarà più difficile, quindi, ottenere il titolo che consente di gestire la porzione di spiaggia. Ma anche conservarlo. Le autorizzazioni saranno sottoposte a verifica obbligatoria ogni tre anni da parte dei Comuni, ma non è escluso che - sulla base di una segnalazione - i controlli possano avvenire anche durante il triennio da una verifica all’altra.
Stop a evasione e abusi edilizi. Una volta entrata in vigore la riforma, tutte le concessioni scadute il 31 dicembre 2015, e che oggi si trovano in una condizioni di proroga temporanea - quella al 2020 è stata bocciata dalla Corte di giustizia europea - verrebbero trasformate in autorizzazioni. Con l’eccezione di chi ha già ottenuto il rinnovo della concessione tramite il cosiddetto “atto formale”. Cioè la procedura che consente di mantenere la gestione della spiaggia per un numero di anni adeguati a rientrare degli investimenti (già fatti e da fare). Per questi balneari se ne riparla in futuro, quando scadrà la loro concessione. Per tutti gli altri si passerebbe a una verifica dei criteri necessari per il rilascio delle autorizzazioni. Che sono i seguenti: niente abusi edilizi, niente reati ambientali, una posizione in regola con il Fisco e, in caso di morosità, un piano di rientro già concordato tramite rateizzazioni. Il mancato rispetto anche soltanto di un criterio fa decadere il titolare della concessione-autorizzazione. Che verrà rilasciata a un altro imprenditore privato. I risarcimenti a chi se ne va saranno decisi dall’amministrazione pubblica.
Giro di vite sui lavori in spiaggia. Anche qui si ridurrà il campo d’azione del privato. Che potrà realizzare nuove opere e strutture solo se previste dai Piani comunali di gestione del demanio.
Niente gare pubbliche. È il punto su cui Del Dotto gioca la partita più difficile. Nel caso in cui l’autorizzazione per l’attività in spiaggia debba essere riassegnata, l’unico criterio che farà la differenza - secondo la sua proposta - sarà la velocità. E cioè: se faccio la richiesta prima degli altri, e ho tutte le caratteristiche al loro posto, mi prendo la spiaggia. Altrimenti si passa al secondo. Non ci sarà, dunque, una vera e propria procedura di selezione. E l’Unione Europea potrebbe avere dei dubbi. «Gli Stati membri dell’Ue - dice Del Dotto - sono legittimati a regolamentare e a sfruttare come credono il loro patrimonio. Soprattutto se questo consente introiti economici rilevanti. Il vero problema che pone l’Europa è la mancata soluzione del problema, che va avanti a forza di proroghe». Se l’Italia, insomma, troverà il modo di gestire meglio e incassare di più dalle spiagge l’Ue potrebbe fare buon viso a cattivo gioco.
Canoni decisi dallo Stato. Ecco perché i canoni saranno ritoccati verso l’alto: li deciderà lo Stato nella legge Finanziaria. Come detto più volte, si dovrebbe passare al calcolo al metro quadro, e con una differenziazione tra zone di maggiore e minore pregio.
L’iter della riforma. Il Parlamento deve rinnovare il mandato al Governo per la realizzazione della riforma. Ma difficilmente la legge-delega passerà prima del referendum del 4 dicembre. Una volta che ci sarà l’ok, toccherà all’Esecutivo realizzare il decreto legislativo. Previsioni ottimistiche parlano di primavera, ma - conoscendo i tempi tecnici di una legge italiana - potrebbe essere ancora presto. Senza contare che Renzi rischia di traballare in caso di vittoria dei No.
@matteotuccini
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