Il Tirreno

Versilia

L’erosione minaccia l’economia: a rischio 2,5 miliardi all’anno

All’assemblea dei Paladini apuoversiliesi l’analisi dei pericoli e le misure proposte dalle università di Pisa, Firenze e Siena

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FORTE DEI MARMI. Il danno che l’erosione può provocare è di 2,5 miliardi all’anno, tanto vale l’economia turistica del comprensorio apuoversiliese. Ecco perché contro l’azione erosiva del mare serve un approccio scientifico multidisciplinare come quello proposto finalmente dalle tre università toscane e scelte sostenibili in ambito comprensioriale. Si può riassumere così quello che è scaturito ieri dall’annuale assemblea dei Paladini apuoversiliese che si è trasformata, quest'anno, in un’approfondimento del recente Forum internazionale del mare e delle coste. «Quello che è necessario e che noi chiediamo – ha sottolineato Orietta Colacicco presidente dei Paladini - è un approccio per uno sviluppo sostenibile e ragionato su tutto il comprensorio apuoversiliese, mentre, invece, per troppo tempo, si sono adottate misure localistiche, che hanno danneggiato le zone limitrofe».

Erosione da sanare, ma anche consapevolezza dei danni immensi che questa reca a un’economia sono stati i temi forti dei principali interventi. Secondo Paolo Corchia, presidente di Federalberghi Toscana e vice presidente nazionale, si «potrebbe mettere a rischio un territorio che solo per la parte ricettiva (356 alberghi in Versilia e 100 fra Massa e Carrara, oltre ai B&B e alle ville in affitto, 700 ristoranti e altrettanti bar, 500 bagni) vale 2,5 miliardi l’anno e occupa in stagione fino a 15.000 persone, senza contare l’enorme indotto degli artigiani come giardinieri, idraulici, elettricisti, imbianchini e colf sviluppato dall’immenso patrimonio immobiliare dei residenti e delle centinaia e migliaia di non residenti che qui hanno investito. Se l’erosione avanza e sparisce la spiaggia, in che cosa consisterebbe l’offerta turistica? Su questo è doveroso ragionare, tanto più se si considera la necessità di studiare il territorio a livello di unità fisiografica, dal Magra sino all’Arno».

Questo è il punto su cui ha insistito il Team Coste, l’accordo quadro nato fra le università di Pisa, Firenze e Siena. L’assemblea è stata anche l’occasione per presentare il Team, di cui fanno parte il prof. Giovanni Sarti del dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Pisa, già coordinatore del Forum delle Coste e del Mare di Forte, il prof. Sandro Moretti del dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Firenze e il prof. Alessandro Mecocci del dipartimento di Ingegneria dell'informazione e Scienze Matematiche    dell’Università di Siena. Il loro sarà un approccio scientifico multidisciplinare, basato sulle reciproche conoscenze e con strumentazioni innovative, coinvolgendo cittadini e istituzioni. «Tutto bene, ma cosa si fa ora, subito?» ha chiesto con pragmatismo Umberto Donati, vice presidente dei Paladini.

La proposta è quella emersa al Forum fortemarmino che ha coinvolto 59 esperti di erosione di tutto il mondo, e che è stata rammentata dal prof. Mauro Rosi dell’Università di Pisa, cioè portare la sabbia alle aree in erosione, quali Marina di Massa, Ronchi, Poveromo, Cinquale e sino a Vittoria Apuana, prelevandola dalle zone di accumulo, che sono poi le imboccature e le aree sopraflutto dei porti di Viareggio e Marina di Carrara, le foci dei fiumi navigabili per il diporto di Arno e Magra e la cosiddetta zona di convergenza dalla Capannina di Forte alla Bussola, accumuli che producono disagi ai porti, ma anche ai turisti, che per fare il bagno devono fare chilometri. Questo dicendo nel contempo no a tutte le opere rigide, quali le scogliere. Intanto, a giorni, il Team Coste avvierà la misurazione dei sedimenti probabilmente partendo dal Magra.

Itala Tenerani, presidente del Consorzio Riviera Apuana, ha manifestato interesse verso la proposta, sottolineando però la necessità della continuità, mentre sinora gli interventi nella costa massese hanno difettato di manutenzione. Del resto ha ricordato Riccardo Dalle Mura, presidente di Italia Nostra della Versilia, anche in Europa si raccomanda di non realizzare opere rigide in mare. Per Michele Molino, vice sindaco di Forte, «non possiamo permettere che la nostra spiaggia sia aggredita, abbiamo tenuta alta l’attenzione e fatto sviluppare tutto questo lavoro scientifico, ora lo porteremo in Regione».

Angelo Petri

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di Redazione web