Il Tirreno

Versilia

Sanità privata al prezzo dell’Asl Penalizzati i pazienti più poveri

di Matteo Tuccini
Sanità privata al prezzo dell’Asl Penalizzati i pazienti più poveri

Liste d’attesa chiuse o infinite nell’assistenza pubblica: i centri medici concorrenti ne approfittano Esami subito e a tariffe concorrenziali, se non inferiori. Soprattutto su ecografie e radiografie

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VIAREGGIO. Si fa subito, e a volte si spende anche di meno. Dall’ecografia al seno a quella alla tiroide, per non parlare di una comune radiografia: gli esami medici stanno diventando sempre più convenienti nei centri sanitari privati piuttosto che all’Asl. Soprattutto per i pazienti che hanno maggiori disponibilità economiche.

Per chi ha meno soldi, invece, l’accesso all’assistenza medica è un percorso a ostacoli. Perché a fronte di liste d’attesa infinite - quando non chiuse - per visite ed esami all’Asl, il paziente più povero fa fatica a rivolgersi al privato. Con il rischio che rinunci alle cure. La sconfitta massima, per chi crede nella sanità pubblica. E un problema enorme che già Ettore Neri, ai tempi in cui era presidente dei sindaci della Versilia, mise all’attenzione della Regione: «Non possiamo lasciare indietro chi ha di meno».

Questa involuzione del sistema sanitario arriva da lontano. Si è parlato a lungo di una domanda sanitaria “inappropriata”, cioè di esami che vengono prescritti dal medico al paziente che in realtà non ne avrebbe bisogno. O avrebbe bisogno d’altro. L’esempio classico? L’anziano che ha dolori alle articolazioni, problema da artrite, e a cui viene prescritta la risonanza magnetica a un ginocchio. Fatto sta che è il medico, non il paziente, a firmare la ricetta e a stabilirne l’urgenza. Nel frattempo il problema della liste d’attesa è stato affrontato più volte, senza però un miglioramento apprezzabile. Anzi. Dopo la riforma che ha portato alla creazione delle superAsl, oggi ci troviamo un sistema che a fronte di un aumento della domanda nega l’accesso ad alcune prestazioni mediche. Perché le agende per gli appuntamenti sono chiuse. E lo resteranno chissà per quanto.

Così gli studi medici privati, che a volta lavorano in collaborazione con l’Asl - le prestazioni in convenzione, su cui al momento c’è un punto interrogativo - ma anche in concorrenza, ne approfittano. Mettendo a disposizione dei pazienti esami che vengono svolti nell’immediato, o quasi. Con tariffe vantaggiose dal punto di vista di chi ha un reddito medio-alto. E che con l’Asl paga, a volte, ticket anche più salati rispetto a quanto paga nel privato.

Qualche esempio. Per un’ecografia alla tiroide, dal privato si pagano dai 50 ai 60 euro: all’Asl soltanto i pazienti con un reddito inferiore ai 36.000 euro pagano di meno, versando 48 euro di ticket. Cifra che, non a caso, non si discosta molto: il privato sa bene che più ridotto è lo scalino, più facile sarà salirlo. E ancora: le radiografie costano come minimo 36 euro nella sanità pubblica. Alle cliniche Barbantini di Viareggio e San Camillo di Forte se ne spendono 35. Alla Static siamo sui 40, ma è comunque un prezzo inferiore rispetto a quello che paga all’Asl chi è nella fascia più alta di reddito (quella sopra i 100.000). E che ne versa 66. Così succede che chi dovrebbe finanziare il sistema pubblico perché ha di più, sceglie il privato, risparmia e toglie risorse all’Asl. Mentre i meno abbienti pagano comunque tanto, e rischiano di non potersi curare perché l’Asl non gli fa fare l’esame. Un bel guaio.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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