Gioco
Stazione di Torre del Lago, Fs avevano promesso la recinzione
A fine luglio come da prescrizioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. I lavori non sono stati fatti ed è accaduto l'ennesimo investimento mortale
VIAREGGIO. Per applicare le raccomandazione della Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf) che ha fatto proprie le prescrizioni della Direzione per le investigazioni ferroviarie e marittima del ministero
dei trasporti dopo il lavoro di una commissione di indagine, «servono progetti che devono essere programmati». Così la risposta di Ferrovie al “Tirreno” nei giorni scorsi, dopo la morte di Mattia Musumeci, 27 anni, sui binari della stazione di Torre del Lago. Mattia ha pagato con la vita l’aver fatto, cuffiette nelle orecchie, un percorso che in tanti fanno approfittando di un’apertura che non dovrebbe esistere. Non solo per il pericolo oggettivo, ma anche perché Ferrovie dello Stato avevano preso un impegno preciso.
Il 26 luglio scorso, infatti, Rete ferroviaria italiana (gestore dell’infrastruttura) ha scritto ad Ansf - dopo che l’Agenzia aveva recepito le raccomandazioni trasformandole in specifica prescrizione indirizzata da Rfi ed alle Imprese ferroviarie il 10 giugno 2016 - annunciando che riguardo alla raccomandazione specifica per la tratta compresa tra Pisa e Torre del lago era stata decisa una serie di interventi. A cominciare dalla realizzazione di una recinzione per una lunghezza di 550 metri, continuando con l’abbattimento di 3 case cantoniere (2 demolizioni sono state già effettuate), e completando il quadro con la realizzazione, nell'ambito delle opere di messa in sicurezza idraulica, di uno scannafosso a nord del casello autostradale A1di Pisa Nord.
A spiegarlo al “Tirreno” è la stessa Ansf diretta dal Amedeo Gargiulo: «Tenuto conto che l'attuale contesto normativo pone in capo a ciascun operatore ferroviario e in questo caso a Rfi la responsabilità sulla propria parte di sistema - si legge nella risposta inviata dall’Agenzia al “Tirreno” - l'Ansf si riserva di accertare a breve l’avanzamento dei provvedimenti e di verificare lo stato attuale del sito interessato nell'ambito dell'attività istituzionale di supervisione». Ansf ricorda, inoltre, che «più in generale, la problematica dell'indebita presenza delle persone sui binari è già da tempo all'attenzione dell'Ansf che ha sollecitato Rfi e le Imprese ferroviarie ad attivarsi per individuare idonee mitigazione del fenomeno».
Fenomeno, quello degli incidenti ai pedoni che finiscono sull’infrastruttura e non dovrebbero, messo in evidenza
dalla relazione Ansf 2015 resa nota proprio in questi giorni: il 96% dei morti lungo i binari nel 2015 sono persone a piedi sull’infrastruttura. Franca Carnicci, la madre di Mattia Musumeci, ha gridato con tutto il dolore del mondo
in corpo «chiudete quel passaggio». Oggi, a lei come a tutti noi, tocca scoprire che appena tre mesi scarsi prima
della morte del figlio, c’erano - nero su bianco sulla carta - gli impegni per le opere che, se realizzate, avrebbero impedito l’incidente. A sette anni dal disastro ferroviario di Viareggio, con i suoi trentadue morti, la sicurezza lungo i binari d’Italia si conferma appesa ad una burocrazia priva di senso della realtà. Di carta in carta, di rimpallo in rimpallo, troppi sono gli incidenti che ancora continuano ad accadere. Con un ministero dei trasporti
troppo silente, nonostante il lavoro puntuale di chi - tra quelle fila - segnala i problemi ed indica le soluzioni.
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