Finanza
L’altra Cooperativa
Storia dell’istituzione nata a Pietrasanta nel 1907
di PAOLO FORNACIARI
Il 5 dicembre 1907, a Pietrasanta, nei locali dell’ex convento di Sant’Agostino, nella sala detta del Tiro a Segno, 138 soci della Società di Mutuo Soccorso Giuseppe Garibaldi si riunirono e davanti al notaio Piero Castellacci fondarono la Società Anonima per Azioni Cooperativa di Consumo. A questa istituzione, che ebbe un ruolo importante nella cooperazione di Consumo in Italia, è dedicato il volume “La Cooperativa di Consumo di Pietrasanta - Fatti, uomini e idee del Novecento Versiliese” del giornalista Giuliano Rebechi, un’opera importante per la mole dei materiali presentati oggetto di una ricerca durata oltre quattro anni, che tratta le radici e la nascita di questa istituzione fino agli anni della seconda guerra mondiale. Difficile condensare in questo breve intervento le 500 pagine del volume di Giuliano Rebechi, il primo di un progetto editoriale ampio e organico, che prevede un secondo volume, dedicato agli anni che vanno dal 1945 al 1967 e un terzo volume destinato a raccogliere tutti i materiali fotografici.
Progressista e moderata. La Cooperativa, che nacque con caratteristiche progressiste, ma anche con tratti moderati e borghesi, costituiva uno strumento di emancipazione economica dei lavoratori contro il rincaro dei prodotti alimentari, finalizzato a calmierare i prezzi dei generi di prima necessità, a partire dal pane e dalla pasta. La Cooperativa fu costituita con un capitale versato di 2.206 lire, una cifra non indifferente se paragonata alle 736 lire di capitale sociale della Cooperativa Ferroviaria di Torino, che diventerà poi la prima cooperativa d’Italia.
I primi dirigenti. Del primo consiglio di amministrazione fecero parte: Adriano Ricci, Giovan Battista Raffo, Mazzinio Tedeschi, Ezio Fiorentini, Urbano Pesetti, Antonio Bonuccelli e Giuseppe Parma. Il 7 dicembre fu eletto presidente della cooperativa il notaio Adriano Ricci, sindaco di Pietrasanta e capo della Società di mutuo soccorso, che restò in carica sette anni, fino all’8 marzo 1914, quando fu sostituito dall’avvocato Giovan Battista Cancogni. Definite tutte le incombenze, fra le quali l’approvazione dello statuto sociale composto di 34 articoli e di brevi disposizioni generali conclusive, l’1 gennaio 1908 la Cooperativa di Consumo di Pietrasanta iniziò la sua attività nel primo spaccio aperto in piazza Umberto I, l’attuale piazza Duomo, in alcuni ampi locali a piano terreno del Palazzo Carli, una location prestigiosa in uno dei palazzi più belli della principale piazza cittadina, di fronte al Duomo e a palazzo Moroni, sede del Municipio. Inoltre, la Cooperativa aveva avuto da poco in concessione, per 200 lire annue, due forni di proprietà comunale, situati nell’orto dell’ex convento di Sant'Agostino, già affittati in precedenza a Francesco Bianchini.
I prodotti scontati. Dagli allegati al bilancio del primo anno di attività della Cooperativa si risale ai prodotti che venivano commercializzati. Oltre ai generi alimentari di prima necessità e di largo consumo anche un vasto assortimento di generi vari: alici Rizzoli, piccanti e tartufate, alici di Nantes, antipasti vari di marche diverse e anche caviale. Poi burro e formaggi a taglio, un'ampia gamma di tipi di paste diverse, Buitoni, Dolfi e Mortari tra quelle di marca, tortellini, semolini e riso. Non mancavano una decina di tipi di fagioli e più di una dozzina di qualità di biscotti; tra i panforti le marche Sapori e Margherita, poi cioccolatini, caramelle e gelatine Elah. Ampia scelta anche per il caffè, Moka, san Domingo e Portorico, e per gli alcolici ed i superalcolici: dal vino al Vermouth, dal Fernet Branca al Cognac e fino allo Champagne. Non mancavano negli scaffali dello spaccio della Cooperativa prodotti di cartoleria che rimandavano alla presenza in città della scuola di Belle Arti e dei laboratori per la lavorazione artistica del marmo, vasto assortimento di lapis generici e matite professionali Faber, di carta da disegno e cartoncini Bristol.
Né di classe né borghese. Una così ampia gamma di prodotti commercializzati testimoniava la volontà di non restringere l'offerta a ciò che era necessario o indispensabile alle classi lavoratrici, una scelta che non trovò l'approvazione del settimanale "Versilia Nova" che in un articolo titolato “La Cooperativa di Pietrasanta” denunciava il carattere ibrido dell’azienda nell’essere al tempo stesso non apertamente né di classe né borghese. Sempre “Versilia Nova” il 1° marzo 1908 pubblicò uno scritto del giovane avvocato Luigi Salvatori. L’articolo, dal titolo “Il pensiero socialista circa le cooperative di consumo”, metteva in evidenza le differenze fra cooperative socialiste, delle quali l'autore si dichiarava fautore e le cooperative borghesi, delle quali si professava avversario, ma che «in pratica, qualche volta accettiamo… considerandole quanto meno come un calmiere sul mercato». L'articolo conteneva anche una postilla del direttore del settimanale Narciso Fontanini che ribadiva, se mai ce ne fosse stato il bisogno, che «è semplicemente ridicolo pensare che un socialista si opponga all'apertura di una Cooperativa, anche borghese».
Sul ruolo della politicità o meno delle Cooperative di Consumo il dibattito era aperto, ma condizionato dalla realtà fragile del movimento cooperativo versiliese, caratterizzato da slanci volontaristici, reso fragile dalla debolezza strutturale della classe operaia e dall'arretratezza delle organizzazioni socialiste. A riprova di ciò il 26 luglio 1908, a Viareggio nel salone del Regio Casino, in via Regia, si tenne il primo Congresso delle Cooperative della Versilia. Presenti le Cooperative di Consumo di Viareggio, Pietrasanta, Stiava, Querceta, Casoli, e Cardoso, mentre con «lettere piene di entusiasmo» aderirono anche l'Alleanza Cooperativa di Seravezza e la Cooperativa Impiegati di Massa. Obiettivo del congresso, alla cui presidenza fu chiamato a far parte il notaio Adriano Ricci, era la costituzione di una Federazione fra le Cooperative di Consumo della Versilia. Dopo un ampio dibattito, dove si parlò di abolizione del dazio doganale del grano, di riduzione delle tariffe per il trasporto delle merci e anche sollecitare il governo all’istituzione di cattedre di previdenza e cooperazione, tutto fu rimandato a un secondo congresso da tenersi a Pietrasanta, che però non ebbe mai luogo.
Attraverso il Novecento. Comunque, la natura della Cooperativa di Consumo di Pietrasanta, che si connotava dal momento della nascita come una realtà originale dove si fondevano ideali proletari con istanze moderate e borghesi, quest’ultime testimoniate e rappresentate dalla maggior parte di quanti negli anni furono chiamati alla guida e che erano per lo più personaggi di spicco della borghesia cittadina, fece si che superò indenne gli anni del Fascismo, che anziché osteggiarla la utilizzò come base di consenso, inserendola organicamente nel quadro delle strutture di emanazione del Regime.
I numeri. La forza e l'importanza della Cooperativa, che si caratterizzava per un forte indirizzo aziendalista, è testimoniata dai numeri che ne delineano la dimensione negli anni 30 e 40: 450 dipendenti distribuiti su 148 spacci presenti nelle province di Lucca, Massa Carrara, Pisa e Grosseto, con una rete di 14mila soci. L’incasso registrato nel 1936 ammontò a oltre 23 milioni di lire, di cui solo 20.600.000 relativi alla vendita di alimentari.
I fatti, gli uomini e le idee. Ma come avevamo anticipato in premessa il volume di Giuliano Rebechi non tratta solo della Cooperativa di Consumo di Pietrasanta, ma è una ricerca storiografica che mette al centro della narrazione fatti, uomini e idee del Novecento Versiliese, una trattazione originale, in gran parte inedita, proposta con meticolosa precisione nell'abbondante repertorio documentario presentato che non può essere condensata in poche righe.
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