Toscana
Barche più grandi e refit ad Arpeca
Investimento milionario dell’azienda: «Stiamo al passo coi tempi»
VIAREGGIO. Il collaudo delle nuove opere è in calendario il 3 novembre prossimo con il contestale alaggio del primo yacht da 50 grazie all’acquisto di un imponente travel lift da 560 tonnellate (contro le 300 del precedente). Barche come questa, d’ora in avanti, nella rinnovata e ampliata area produttiva infondo a piazza San Benedetto del Tronto, nel cuore della Darsena dei grandi yacht potranno anche restare ai lavori, incrementando le possibilità di lavoro per le imprese artigiane del settore.
Questo, in estrema sintesi, è il senso dell’investimento milionario - ormai in fase conclusiva - messo in atto da Arpeca, azienda con alle spalle ormai una esperienza ventennale, che dall’alaggio e varo - settore nel quale ha sempre operato - amplia ora i propri orizzonti e investe nel refit.
La filosofia dell’investimento. «Si è trattato - spiega il presidente di Arpeca, Paolo ferretti - intanto di una serie di investimenti ai quali eravamo vincolati dalla concessione, che appunto prevedeva l’ampliamento del piazzale». Ma le opere realizzate sono andate ben oltre «per consentire all’azienda di stare al passo con i tempi» aggiunge Ferretti. L’impegno economico «è stato milionario - continua il presidente - e ha visto uno sforzo significativo della base sociale di Arpeca».
Il progetto. Il progetto di Arpeca è firmato dallo studio Lelli e si sviluppa su più piani, visibili e non. Nel senso che all’immediato impatto dell’ampliamento del piazzale (6mila metri quadrati, 2mila in più da destinare al refit rispetto al passato) e del bacino del travel lift (trentacinque metri di lunghezza per 12 di larghezza) fanno eco il sistema di trattamento fisico-chimico delle acque: «Un impianto ecologico - spiega ancora Ferretti - con il quale affrontare nel rispetto dell’ambiente le problematiche conseguenti al trattamento delle carene delle imbarcazioni».
Le aspettative. Le scelte dell’azienda sono conseguenti anche ad un dinamismo del settore della nautica che evidentemente ha suggerito un’adeguamento delle infrastrutture e delle tecnologie per incrementare la competitività e allargare i propri orizzonti di mercato. Intanto in termini di “lunghezze”: Arpeca potrà ora lavorare con yacht fino a 50 metri (contro i 30 di qualche mese fa), valorizzando un sistema di “rete” di imprese artigiane locali nell’ambito delle attività di refit, ovviamente, allo scopo di intercettare una clientela sempre più internazionale. A cominciare da quella russa, che in alcuni casi già si rivolge ad Arpeca, «anche se assistiamo - commenta la direttrice di Arpeca, Cinzia Ramacciotti - a una significativa vivacità sul fronte del mercato interno». Insomma italiani con lo yacht che continuano a scegliere Viareggio per i propri servizi. «Quando si parla di nautica - aggiunge Ferretti - Viareggio è conosciuta in tutto il mondo e la gente continua a venire da noi». E parlando di mercati internazionali «ritengo che una attenzione maggiore - continua Ramacciotti - la meriti il Centro America».
I limiti infrastrutturali. L’iniziativa di Arpeca si colloca nell’ambito di strategie di investimento di un settore, quello della nautica, che pur colpito dalla crisi (responsabile della scomparsa di molte piccole imprese) riesce a mantenere livelli di fatturato significativi. Ciò non toglie che in particolare a Viareggio si rendano necessarie scelte tecniche, oltre che politiche, per favorire i segnali di crescita registrati dai grandi cantieri della nautica anche in occasione degli ultimi saloni. E sul tema del porto e delle sue infrastrutture Arpeca ha il proprio punto di vista. «Facciamo questo lavoro - commenta Ferretti - in mezzo a una realtà che ci penalizza dal punto di vista urbanistico». Il tema è anche quello della saturazione degli spazi che impediscono addirittura la costruzione di servizi adeguati. Ma nella lista ben nota a chi opera nel settore c’è un po’ di tutto:; dalla mancanza di una soluzione per il completamento dell’asse di penetrazione fino ad arrivare alla questione dell’insabbiamento del porto.
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