Il Tirreno

Versilia

Quella prima campanella che scatenò mille polemiche

di PAOLO FORNACIARI
Quella prima campanella che scatenò mille polemiche

Il 23 ottobre 1910 furono inaugurate le scuole intitolate a Raffaello Lambruschini Ma la cerimonia aperta solo a pochi intimi provocò contestazioni e proteste

6 MINUTI DI LETTURA





di PAOLO FORNACIARI

Nel 1819, a Viareggio su una popolazione di 3.275 abitanti, solo una cinquantina ricevevano un'istruzione elementare; non vi era una scuola riconosciuta dal Governo lucchese e pertanto chi voleva studiare doveva, con grandi sacrifici, recarsi a Lucca. Ecco allora che la Duchessa di Lucca, Maria Luisa, il 28 giugno 1820, decretò le modalità d'impartizione dell'istruzione - che doveva essere gratuita - ed assegnò alla comunità di Viareggio tre maestri di scuola primaria: uno per la città, uno per il Dipartimento di Montignoso e l'altro per la sezione di Pedona. Il reverendo Paolo Paolucci fu nominato maestro di scuola primaria per il Dipartimento di Viareggio con uno stipendio annuo di lire 600. L'anno scolastico iniziava a novembre, dopo San Carlo, e terminava il 10 luglio; l'insegnamento primario comprendeva «leggere, scrivere e aritmetica» e, solo per Viareggio, anche «rudimenti di grammatica». L'orario delle lezioni era di cinque ore giornaliere, due e mezzo la mattina ed altrettante il pomeriggio.

La nuova legge non ebbe gli effetti sperati. Infatti, all'inizio dell'anno scolastico, il maestro Paolucci informò il Direttore del Regio Liceo di Lucca - responsabile dell'istruzione in tutto il Ducato - che era costretto a rimandare a casa molti aspiranti studenti data l'insufficienza dei locali didattici. La popolazione scolastica era di circa 300 ragazzi, troppa per un solo insegnante. Inoltre il Paolucci fece rilevare che anche il programma d'insegnamento non era adeguato: l'istruzione non doveva limitarsi ai rudimenti di grammatica, ma l'argomento trattato doveva essere più ampio ed inoltre dovevano essere previste lezioni di «Umanità e Rettorica perché i giovani escano di qui abbastanza istruiti onde portarsi alle scuole del Regio Liceo».

Popolazione scolastica numerosa, mancanza d'idonei locali, pochi insegnanti e programmi insufficienti: ecco il quadro dell'istruzione pubblica a Viareggio nel 1820. Problemi che il Governo lucchese tentò di affrontare con non poche difficoltà. Infatti, nonostante fosse stato deciso di portare a tre il numero degli insegnanti, non si trovò nessuno disposto ad assumere la carica di maestro per lo stipendio considerato troppo basso. Fu allora aumentato lo stipendio, precisando che «qualora non vi fosse a Viareggio chi volesse applicarsi alla professione di maestro, si agevoli con altri soggetti il concorso».

Quasi cinquanta anni dopo, nel 1869, a Viareggio su una popolazione di 9.360 abitanti, i ragazzi in età scolastica erano 301, di questi 261 frequentavano il corso inferiore e solo 40 quello superiore. Le scuole si dividevano in due categorie: "urbane", quelle di Viareggio e "rurali" quelle di Torre del Lago. Era previsto anche l'insegnamento elementare per gli adulti che potevano frequentare le scuole serali, mentre per le donne erano istituiti corsi che si svolgevano nelle stesse scuole elementari nei giorni festivi e la domenica.

In mancanza di un. edificio scolastico vero e proprio, le classi furono ripartite in alcuni palazzi: le sezioni femminili in via Regia, le classi prima e seconda maschili nel palazzo comunale di piazza Grande e le altre nell'ex convento di S. Andrea in via Paolina.

Il corpo insegnante era formato da cinque maestri: Vincenzo Cesani, Giuseppe Riccioni, Zebina Giusti, Adele Martinelli e Luigi Salani e l'anno scolastico andava dal 20 ottobre al 15 agosto. L'esame finale per il conseguimento della licenza elementare consisteva in una prova di "bella scrittura", nella realizzazione di un piccolo componimento, nell'analisi di un breve periodo e nella soluzione di un problema facendo ricorso alle operazioni di addizione e sottrazione. L'insegnamento della religione, un'ora alla settimana, era obbligatorio solo per i cattolici e per questi costituiva materia d'esame. Per le ragazze, inoltre, era prevista un'ora dedicata ai "lavori muliebri" che consistevano nella pratica alla rammendatura e rappezzatura poiché queste incombenze «tanto giovano alla domestica economia», per poi passare durante l'ultimo anno all'arte del ricamo e ai lavori a maglia.

Inoltre, sempre alle ragazze, le maestre dovevano «inculcare i sentimenti di riservatezza e di modestia che formano i più squisiti pregi della donna» ed inoltre vigilare affinché le alunne frequentassero la scuola con abiti semplici e dimessi, essendo proibito un abbigliamento lussuoso o comunque poco modesto.

In considerazione della realtà marinara di Viareggio, con molti ragazzi dediti alla navigazione già in giovane età, per favorire la loro istruzione era consentito che questi potessero iscriversi anche ad anno scolastico già avanzato e, superato un esame, essere poi collocati nella classe pari al loro livello d'istruzione.

Quaranta anni dopo, per mettere ordine nel settore dell'edilizia scolastica, caratterizzata da locali di fortuna, disseminati in vecchi palazzi o in granai e fienili mal riadattati, il 23 ottobre 1910, anche allora era domenica, a distanza di due anni dalla posa della prima pietra, fu inaugurato il primo edificio scolastico di Viareggio, realizzato in via Cavallotti, nell'"Orto dei Frati", su progetto dell'ingegner Goffredo Fantini. La scuola, intitolata all'insigne pedagogista toscano Raffaello Lambruschini, ospitava 16 aule. La cerimonia di inaugurazione, che doveva essere un avvenimento importante per la crescita culturale della comunità, una giornata di festa, tanto era l'interesse nella cittadinanza, si tenne in un clima di accese polemiche, con l'edificio scolastico presidiato dalla forza pubblica, mobilitata per impedire alla popolazione e alle organizzazioni politiche e sindacali di parteciparvi.

Ma vediamo le fasi di questa vicenda, a tratti assurda. Il 13 ottobre, il Commissario prefettizio, Roberto Cassano, che amministrò Viareggio dall'8 luglio al 14 novembre 1910, considerato che il 24 ottobre iniziava l'anno scolastico, il giorno prima decise di inaugurare la nuova scuola invitando alla cerimonia solo un numero ristretto di persone: il deputato locale, onorevole Giovanni Montauti, il Prefetto Vigliani, il Provveditore Cavanna, l'ispettore scolastico Valgimigli, il direttore didattico Giuseppe Riccioni e pochi altri. Fu esclusa la cittadinanza e le organizzazioni ed associazioni politiche, sindacali e culturali. La motivazione ufficiale fu questa: «Gli inviti sono stati mandati in numero ristretto perché la festa, causa del cattivo tempo, si farà in un'aula del palazzo, nella quale non possono entrarvi molte persone. Nel pomeriggio però è data facoltà al popolo di recarsi a visitare il bellissimo locale progettato dall'ing. Fantini».

Motivazione quanto mai pretestuosa, basata su un ipotetico "cattivo tempo", previsto con oltre dieci giorni di anticipo.

Fu così che tutto il popolo di Viareggio si mobilitò contro l'inaugurazione "clandestina". Domenica 23, alle ore 10, mentre all'interno si svolgeva la cerimonia ristretta, l'edificio scolastico fu circondato da una moltitudine di persone, trattenuta a stento da un imponente schieramento formato da carabinieri e da guardie di finanza. Prima parlò il Commissario Cassano, poi il maestro Claudio Michetti, in rappresentanza del corpo insegnanti della nuova scuola.

Al termine i pochi partecipanti si allontanarono in carrozza, fra le proteste e i fischi della gente che assediava letteralmente la scuola, alla volta del Grand Hotel Regina, dove si tenne un banchetto offerto dall'amministrazione comunale.

Nelle prime ore del pomeriggio con un manifestino stampato in fretta e furia, la popolazione fu chiamata per quella che fu definita "la vera inaugurazione". Alle ore 16,30, moltissime persone, di ogni estrazione sociale, si radunarono nuovamente in via Cavallotti, ma, nonostante il Commissario prefettizio avesse promesso di lasciar aperto il locale scolastico, non fu possibile entrare poiché la polizia aveva chiuso i cancelli e tutti i portoni dell'edificio. Allora Narciso Fontanini ed Eugenio Barsanti, dalla finestra di una casa di fronte alla scuola, tentarono di calmare l'ira dei presenti, ma si oppose il delegato di polizia, che proibì ogni discorso «privo della necessaria autorizzazione» e, senza alcun motivo palese, richiese pure l'intervento di un plotone di cavalleria, che fece schierare davanti ai cancelli, per dare man forte alla forza pubblica che numerosa già si trovava sul posto. Questo sproporzionato spiegamento di forza, anziché inasprire gli animi, fece quasi sorridere i viareggini che ironizzarono sulla massiccia mobilitazione delle forze dell'ordine. Così fino a sera, si parlò dell'assurdo spiegamento militare voluto dalle autorità e nei giorni che seguirono si registrarono le prese di posizione delle associazioni politiche e sindacali che trovarono ampia eco sulla stampa e non solo locale.

Così l'inaugurazione della nuova scuola ebbe tutta quella pubblicità che il Commissario Cassano aveva cercato, in ogni modo, di evitare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web