Il Tirreno

Versilia

Murzi: costruiamo il sistema sanitario apuoversiliese

di Luciano Menconi
Murzi: costruiamo il sistema sanitario apuoversiliese

Opa, Noa e Versilia lavorano già assieme in particolare sulle emergenze cardiologiche: i risultati sono da record

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FORTE DEI MARMI. Integrare sempre di più il sistema sanitario versiliese con quello apuano per valorizzarne le potenzialità e migliorarne i risultati. È la proposta che lancia Bruno Murzi, primario di cardiochirurghia all’Ospedale pediatrico apuano e candidato a sindaco alle prossime elezioni di Forte dei Marmi: un progetto, quello dell’unione operativa dell’ospedale Versilia, dell’Opa e del Nuovo ospedale apuano, che è già nelle cose, da tempo, su un versante: quello delle emergenze cardiache dove la Versilia e la provincia di Massa Carrara registrano una mortalità per infarto miocardico inferiore del quaranta per cento alla media nazionale.

Come una mini area vasta. Il sistema sanitario Versilia-Massa, sottolinea Murzi, ha le potenzialità di una area vasta in miniatura. «Praticamente considerando il Nuovo ospedale apuano Noa, la Fondazione Monasterio Opa e l'Ospedale Versilia si vede come tutte le maggiori branche specialistiche, ad esclusione della sola neurochirurgia, siano rappresentate in maniera completa ed efficiente. L’Opa - prosegue il primario - ha la più efficiente cardiochirurgia adulti della Toscana e le uniche cardiochirurgia e cardiologia pediatrica di terzo livello regionale. Sempre all’Opa è presente un punto nascite per le gravidanze a rischio (materne e fetali). Al Noa sono presenti la chirurgia vascolare, la radiologia interventistica ed altre branche specialistiche (medicina nucleare, oculistica, ginecologia ed altre ancora). Il Versilia vanta una delle migliori ortopedie toscane ed ha potenzialità enormi qualora lo si volesse rendere specialistico in alcuni settori. Insomma le tre strutture rappresentano, nel caso fossero operativamente integrate, una realtà medica di eccezionale livello non solo in grado di soddisfare le esigenze della popolazione locale, ma anche di attrarre pazienti dal di fuori dell’area vasta (e già in parte avviene) e della regione. L’integrazione Massa-Versilia (cooptando ciò che già è esistente a Lucca) potrebbe ad esempio consentire la creazione di un’unità operativa dedicata alla patologia tumorale del seno che sia per le capacità professionali esistenti che per volume dei casi da trattare potrebbe eguagliare quella attualmente operante al Centro pisano di Cisanello».

Il progetto Network Stemi. Insomma l’unione operativa delle tre strutture sanitarie (Noa, Versilia e Opa) secondo Murzi potrebbe essere in grado di rivoluzionare, in positivo, il nostro sistema sanitario locale. Questo sistema integrato già in parte esiste, spiega il primario riferendosi al progetto Network Stemi già operante in associazione con l’area di Massa Carrara, Lunigiana e Opa. «Questo progetto - sottolinea Murzi - che prevede il trattamento interventistico del paziente infartuato (in parole povere gli infartuati, anche versiliesi, vengono condotti immediatamente e trattati presso le “sale di emodinamica” dell’Opa) ha consentito di abbattere la mortalità per infarto dal sette per cento su scala nazionale al quattro per cento della nostra zona (in Versilia, grazie alla partecipazione a questo progetto, si muore oggi per infarto miocardico circa il quaranta per cento in meno rispetto alla media nazionale). Progetti come questo potrebbero essere implementati anche in altri settori».

Basta sprechi. Inevitabile un riferimento, in questo discorso sulla necessità di un’integrazione maggiore tra sistemi sanitaria confinanti, al caso dell’angiografo acquistato dall’Asl Versilia e inutilizzato da mesi. «Al di là di come cercano di presentarcelo - sostiene il primario dell’Ospedale pediatrico apuano - quell’angiografo da un milione di euro, acquistato e mai utilizzato, è solo il frutto di un costoso errore di programmazione. Del resto non è cosa nuova nella sanità toscana, basterebbe vedere lo smantellamento del Polo materno infantile dell’Opa condotto a termine dopo appena sei anni dalla costruzione (2008) costata circa dieci milioni di euro e avvenuto con l’apertura del Noa di Massa (Nuovo ospedale delle Apuane). Il problema del materno infantile di Massa, come quello dell’angiografo del Versilia sono quindi soltanto problemi derivanti dalla mancanza di un piano univoco di comportamento sanitario. Chi organizzava e spendeva da una parte poco sapeva di quello che altri avevano in mente di fare dall’altra. Forse, finalmente, la programmazione di Area Vasta e l’arrivo del nuovo assessore alla sanità, persona che ha già mostrato capacità e attenzione, ci consentiranno di non avere più simili sprechi e di poter razionalizzare e migliorare il sistema sanitario anche locale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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