La protesta
Banco distrutto al mercato il Piazzone si mobilita
A una settimana dall’incendio i resti del chiosco sono ancora lì per terra I commercianti promuovono una colletta per aiutare i colleghi a smaltirli
VIAREGGIO. Da una settimana giacciono sotto lo scheletro annerito dalle fiamme di uno degli stand del mercato di piazza Cavour i resti inceneriti della merce distrutta dall’incendio di giovedì scorso. Quello che rimane di un’attività appena nata adesso è imbustato dentro a dei sacchi neri. Nessuno è intervenuto a bonificare l’area e l’odore acre della plastica bruciata ammorba i commercianti vicini.
«Il giorno dopo l’incendio abbiamo chiamato Sea per rimuovere tutto - racconta Jiang Xinmiao, la nipote della titolare - dall’azienda ci hanno risposto che dovevamo sentire i carabinieri, dato che abbiamo fatto denuncia. Ottenuto il via libera dai militari, abbiamo telefonato nuovamente a Sea che ci ha dato un altro numero di telefono, quello di un ingegnere il quale ha fatto il preventivo per la rimozione. Ci hanno chiesto 57 euro ogni cento chili di materiale da smaltire, ma i costi sono arrivati oggi (ieri per chi legge, ndr)».
Il barocchismo della burocrazia ha dunque allungato i tempi di bonifica. Una situazione che ha incontrato l’insofferenza dei commercianti confinanti. Alcuni, esasperati dall’odore e dalla visione indecorosa, si chiedono quanto quei resti siano dannoso per la salute. Hanno quindi deciso di aiutare la famiglia cinese proprietaria del banco: su buonacausa.org è apparsa una petizione per raccogliere fondi e affrontare la spesa.
«È uno spettacolo indecoroso, ma lo è ancora di più il fatto che Sea e il Comune non se ne curino e a quanto pare il compito di raccogliere e smaltire i resti spetta proprio a questa famiglia distrutta dalla perdita - dice Michele Amato, figlio di un commerciante del mercato e promotore dell’iniziativa - Loro si sono dati da fare in questi giorni per pulire e addirittura si sono scusati per il fastidio arrecato al nostro negozio, promettendoci di ripulire tutto in cinque giorni. Avevano comprato da un paio di mesi il banco - racconta Michele - si sono ben integrati, hanno due figli piccoli. Hanno perso tutto in un attimo proprio mentre cercavano di costruire qualcosa di più solido dato che avevano appena lasciato un banco in affitto».
La famiglia cinese proprietaria del chiosco deve quindi pensare a ripartire, cominciare una nuova vita: «Per comprare il banco - dice Jiang - mia zia ha dovuto contrarre un mutuo in Cina che adesso diventa un peso per tutti. Chiedere a chi ha perso tutto di sostenere una spesa del genere non lo troviamo per nulla giusto».
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