Il Tirreno

Versilia

Sette furti in un mese: «Ci sentiamo in trappola»

di Cesare Bonifazi
Sette furti in un mese: «Ci sentiamo in trappola»

I ladri si accaniscono contro l’Av Service in via di Montramito Alessandro Verdigi, titolare dell’azienda: «Situazione non più sostenibile»

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MASSAROSA. I ladri ormai conoscono bene tutti passi da compiere per non far scattare gli allarmi: scovano sempre un sistema nuovo per entrare e poi strisciano in terra per non farsi beccare dalle telecamere di sorveglianza, camminano sul corrimano delle scale per non far scattare i sensori e si arrampicano nel controsoffitto per non essere visti.

L’Av Service in via di Montramito, una ditta che vende ricambi per auto, ha subito solamente nell’ultimo mese ben sette furti. L’ultimo qualche giorno fa: i malviventi, con volto coperto dal passamontagna e una torcia sopra alla testa, hanno rotto la finestra del fabbricato confinante, sono entrati e da lì si sono aperti a picconate un buco nel muro del magazzino, tranciando le lamiere degli scaffali. Poi sono entrati strisciando dentro all’officina che si trova nella parte anteriore dell’immobile, hanno fatto un giro per la ditta dileguandosi poi nel buio prima dell’arrivo di carabinieri e agenti di vigilanza. I ladri sono riusciti a portare via ben poco: qualche spicciolo dai distributori automatici, un portatile, un computer per la diagnostica delle macchine e un vecchio telefonino di servizio.

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«Il problema non è tanto quanto riescono a prendere: noi non lasciamo mai niente nelle casse - dice Alessandro Verdigi, titolare dell’azienda vessata dai furti - il fatto è che la zona è diventata territorio di nessuno e questi episodi ci costringono a prendere contromisure sempre più costose: l’allarme, le sbarre alle finestre. Abbiamo dovuto sistemare la porta dell’officina scassinata con un piede di porco. Questi ladri sono estremamente esperti e conoscono esattamente dove andare e come comportarsi».

Già, i ladri sanno dov’è l’impianto d’allarme e, prima lo evitano, poi lo sradicano con un ferro. Verdigi mostra tutti i danni, li data e ricostruisce tutti i passi dei ladri tramite le telecamere di sorveglianza.

 

«Quello che mi chiedo - continua Verdigi - è il motivo che spinge queste persone a ritornare: dopo un paio di furti dovrebbero aver capito che non c’è un gran bottino da portar via. Anche i carabinieri che intervengono nel cuore della notte non sanno darsi una spiegazione. Si sono presi anche il computer che utilizziamo per la diagnostica della macchine, uno strumento praticamente inutilizzabile e che difficilmente può essere rivenduto. Non parlo poi della scocciatura di doversi svegliare in piena notte, constatare i danni e dover tornare a letto con il pensiero di dover riparare tutto il giorno dopo».

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Ma la situazione non è diversa nelle altre aziende della zona: «Ci sentiamo in trappola - conclude Verdigi - sembra che non ci sia nessuna misura che possa far dissuadere i ladri dall’entrare ciclicamente. La situazione non è sostenibile: siamo stanchi di sopportare».

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