Il Tirreno

Versilia

Pescatori furiosi: con cinquemila euro il mercato stava aperto

di Donatella Francesconi
Pescatori furiosi: con cinquemila euro il mercato stava aperto

Questa mattina il corteo dal porto fino sotto il Municipio «La marineria viareggina non si meritava questo spregio»

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VIAREGGIO. Pescatori in corteo fin sotto il Municipio, questa mattina, dopo aver scoperto che con cinquemila euro si sarebbe evitato il provvedimento della Azienda sanitaria che ha chiuso il mercato ittico alla vigila della ripresa del lavoro, dopo il fermo pesca. «Il pescatore, passate le elezioni, puzza», è l’amara considerazione di Alessandra Malfatti, alla guida del Consorzio Cittadella della pesca che da anni ormai tratta - amministrazione dopo amministrazione - per ottenere la gestione della struttura. In attesa che qualcuno sciolga il maleficio che impedisce il completamento del nuovo mercato ittico.

Per la macchina del ghiaccio - racconta Malfatti dopo l’incontro di ieri mattina in Municipio - «va ricaricato il gas e serve un po’ di manutenzione». Mentre per le due celle frigorifere che non funzionano «i preventivi comunali parlano di 1.200 per riparare tutte e due». Eppure si è arrivati al portone serrato, nonostante i numerosi incontri ed il voluminoso carteggio Asl-Comune. Con la brutta sensazione che non si sia voluto evitare l’epilogo.

«Non si può che parlare di fallimento», si legge nella nota diffusa dalla Cittadella della pesca: «Fallimento di un progetto, fallimento per una prospettiva di sviluppo, fallimento dei governi locali di centrodestra e centrosinistra». Una categoria, quella dei pescatori, che «avrà pure tanti difetti, ma non si meritava davvero questo spregio e queste bastonate. Una categoria che ha dato tanto a Viareggio, alla sua economia, al suo brand, alla sua popolarità. Ma che oggi è stata messa in ginocchio. La marineria più importante della Toscana è ridotta veramente in malo modo. Dalle prospettive che avrebbero potuto farla diventare un punto di riferimento e di sperimentazione a livello nazionale, alle stalle del sudiciume sul piazzale e dentro le celle di un mercato, lasciato cadere a pezzi, con macchinari nuovi di zecca e con attrezzature ancora incartate e inscatolate perché chi doveva agire, volendo concedere il beneficio della buona fede, ha scaldato la sedia». Pane al pane, i pescatori sono gente abituata a parlare chiaro. Anche ricordando che la vicenda dei macchinari che non sono mai stati accesi o non hanno mai funzionato vede oggi l’attenzione della Procura della Corte dei Conti che ha coinvolto tutti i dirigenti del settore negli ultimi anni: «Dirigenti sotto accusa per non aver fatto o aver fatto male il loro compito che sono rimasti al proprio posto, ad occuparsi ancora del mercato ittico che dopo aver informalmente, ma pubblicamente, giurato di farla pagare al settore della pesca lo hanno fatto per davvero. Non realizzando i lavori per rimuovere la prescrizione nel periodo del fermo pesca». L’appello ora è a Firenze: «Agisca la Regione alla svelta: finisca quel monumento che è diventato il mercato ittico nuovo o lo distrugga, come si fa per le costruzioni abusive. Un milione e più di fatturato di decine di piccole aziende che si volatilizza, imprese commerciali e della pesca ridotte sul lastrico, tante barche che avrebbero potuto consegnare il pesce alla propria Organizzazione di produttori che continueranno a restare prigioniere dell'intermediazione, con buona pace dei consumatori finali che pagheranno tutto questo molto caro».

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