Il Tirreno

Versilia

Angiografo mai usato Chi controllava i conti va all’attacco dell’Asl

di Matteo Tuccini

Il parere di Antognoli, ex presidente dei sindaci revisori «Soldi spesi finora inutilmente, si rischia il danno erariale»

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VIAREGGIO. Rischia di essere una vera e propria bufera il caso dell’angiografo acquistato per oltre un milione di euro e mai usato all’ospedale Versilia. Come spiegato dall’Asl al Tirreno, il destino del macchinario per l’esame dei vasi sanguigni - fermo da cinque mesi in una sala della radiologia, perché non c’è una squadra di medici in grado di farlo funzionare - sarà deciso a breve dal dipartimento aziendale della radiologia, che riunisce i reparti dei vari ospedali da Massa a Livorno. Nel frattempo sull’argomento interviene Gianfranco Antognoli, ex manager bancario ed ex presidente del collegio dei sindaci revisori dell’Asl (dal 2013 al giugno scorso). Con parole dure nei confronti dell’azienda sanitaria.

«Quanto denunciato dal giornale - spiega Antognoli - configura, a mio giudizio, la fattispecie di danno erariale per la spesa pubblica sostenuta. Oltre al mancato funzionamento e alle spese di manutenzione. La censura e la eventuale condanna della Corte dei Conti potrebbe essere commisurata ai vecchi e nuovi amministratori dell’Asl 12 Versilia e dell’Asl Nord ovest».

La vicenda, di cui si parlava da tempo nei corridoi dell’ospedale, è esplosa dopo le parole della direttrice generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis. Che ha chiarito la sua visione della cosa: la scelta di comprare l’angiografo non sarebbe stata corretta, perché il “Versilia” non aveva i numeri né il personale per acquisirlo e metterlo in funzione. Una linea di pensiero che l’ex direttore generale Brunero Baldacchini non può condividere: lui ha ribadito la paternità della scelta, spiegando che era stata avallata dalla Regione.

L’imbarazzo, insomma, è totale. Anche in ospedale. Medici, infermieri e tecnici non si aspettavano la presa di posizione della dg De Lauretis. Né l’ipotesi fatta dalla direttrice sul destino dell’angiografo: secondo lei dovrebbe restare al “Versilia”, anche per evitare spese ulteriori - dopo quelle già sostenute per allestire le sale che ospitano la macchina - e diventare pienamente operativo. Con il personale adeguato. Una soluzione che si spera arrivi in tempi brevi. Un dipendente dell’Asl, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto: «Sembra quasi che la colpa di tutto sia nostra». Come a dire che si è scaricato il problema sul personale che non era in grado di far funzionare l’angiografo, perché non formato a dovere o perché non in numero sufficiente. Di certo c’è che il “Versilia” ha un macchinario che potrebbe essere usato anche per le urgenze, e quindi per salvare le persone in situazioni critiche. Macchina che però è ferma. Al momento questa è l’unica cosa importante, e il primo problema a cui porre rimedio.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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