Gioco
I balneari sono appesi al destino di Renzi
Fino al referendum non si saprà cosa succederà alla riforma delle spiagge Arlotti (Pd): «Le gare non ci saranno prima di cinque anni». E scoppia il caos
VIAREGGIO. I balneari sono appesi al destino di Matteo Renzi. Se il 4 dicembre, in occasione del referendum sulla riforma costituzionale, il Governo verrà abbattuto dai “No”, tutto il cronoprogramma della riforma delle spiagge andrà a farsi benedire. Non ci sarà la legge-delega, il provvedimento con cui il Parlamento dà mandato all’Esecutivo di legiferare su una questione, e che è prevista entro la fine dell’anno. Né ci sarà la riforma che dovrà modificare l’assegnazione delle concessioni delle spiagge. Dando il via alle famigerate “aste”, o gare a evidenza pubblica, per aprire i litorali alla concorrenza.
Dal punto di vista dei balneari non è detto che il ko di Renzi potrebbe essere un male. «Non c’è nulla di più definitivo di una soluzione provvisoria», sostiene, citando Andreotti, il presidente del sindacato Fiba Confesercenti Vincenzo Lardinelli. E Lardinelli è uno restio a legare i due argomenti. A differenza dell’ex senatore ed ex sottosegretario viareggino Massimo Baldini, che fa campagna per il “No” proprio tra i balneari. Tifando per il crollo del premier.
Ma non è detto nemmeno che questa eventualità sia un bene. E spieghiamo perché. Le concessioni in mano ai balneari sono ancora valide grazie alla promessa, fatta dal Governo italiano all’Unione Europea, che il sistema sarà modificato. Se la riforma non viene fatta, tutto diventa possibile. Anche fare le gare da subito. Perché la vecchia proroga delle concessioni al 31 dicembre 2020 è già stata bocciata. Che il filo sia sottile lo conferma anche Piero Bellandi, commercialista e balneare al Nuova Italia a Viareggio: «L’Europa si aspetta la riforma: se non la facciamo siamo sempre a rischio di una nuova procedura d’infrazione».
La situazione, insomma, resta nebulosa. Qualora vincesse il “Sì”, la prospettiva potrebbe essere quella descritta dal deputato Pd Tiziano Arlotti. Che alla fiera Sun di Rimini ha detto: ci vorranno almeno cinque anni prima di veder approvata la riforma delle spiagge. E quindi passare alle aste. Arlotti ha chiarito una sua precedente dichiarazione al portale web Mondobalneare, in cui sosteneva che i balneari avrebbero dovuto affrontare le aste nel 2021. Dichiarazione che aveva scatenato un polverone. La differenza è sottile, e francamente lascia il tempo che trova. E soprattutto non dà sicurezze a chi vuole investire e crescere con la propria azienda turistica. I veri imprenditori, infatti, chiedono certezze entro le quali muoversi, e non rinvii continui. A prescindere da cosa accadrà a Renzi.
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