Il Tirreno

Versilia

No agli scogli in mare «Non servono a fermare l’erosione»

di Angelo Petri
No agli scogli in mare «Non servono a fermare l’erosione»

L’esito del convegno internazionale all’Una Hotel Il professor Rosi: bisogna agire sugli accumuli sabbiosi

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FORTE DEI MARMI. Mai più sassi in mare. È forte il grido che sale unanime, quasi urlato a piena voce dal Forum delle coste e delle acque che ha concluso ieri all’Una Hotel di Forte dei Marmi il suo terzo appuntamento consecutivo, dopo la storica esperienza del 2001. Un grido che - a detta degli esperti - sottolinea la grave inadeguatezza di ciò che è stato fin qui fatto rispetto al valore dei luoghi e dell’economia che vi è basata.

«I risultati di questa tre giorni sono stati straordinari» spiega Mauro Rosi, docente universitario di chiara fama, collaboratore della Protezione Civile e anima passionale e scientifica di questi appuntamenti con la scienza mondiale per frenare l’erosione della costa apuoversiliese, fin dal convegno di quindici anni fa che mise un punto fermo in questa battaglia. «Ieri mattina, come facciamo di solito a conclusione dei lavori – prosegue il professor Rosi – abbiamo messo a punto un documento ricco e importante che, dopo un ulteriore passaggio di mano con gli esperti presenti, rappresenterà presto una base di grandissima rilevanza perché contiene, nero su bianco, lo stato delle cose attraverso visioni autorevoli di esperti competenti nelle diverse branche scientifiche di gestione delle coste e il da farsi, contestualizzandolo però in una sfera più ampia, quella cioè dell’ambiente turistico-balneare e economico. Ed è un documento che sollecita un improcrastinabile e vigoroso cambio di passo nella capacità di gestire questo sistema. Il nostro, dalla foce dell’Arno in su è un comprensorio con caratteristiche molto ben definite e di altissimo livello: dal turismo balneare, alle foci fluviali attrezzate per il diporto, che però soffre moltissimo i rischi derivanti da una gestione lungi dall’essere stata all’altezza per tante ragioni, anche normative e di ruolo».

In questo ambito, però le nostre Università si candidano finalmente a gestire il nuovo corso…

«Certo il Consorzio tra gli atenei di Pisa, Siena e Firenze può e deve avere un ruolo forte, utilizzando il meglio di ciò che hanno al loro interno. Perché è ora di aprire gli occhi e diventare protagonisti della gestione dei sistemi costieri, con legittimo vanto nazionale e internazionale. Questi forum hanno innescato una serie di riflessioni, sono stati una sorta di miccia, ma ora anche la Regione, finalmente, può riprendersi il ruolo di gestore unitario di questi temi, imboccando strade nuove e chiudendo il capitolo dell’annosa frammentazione delle competenze che sono storicamente uno dei principali elementi di ostacolo all’attuazione di strategie organiche ed efficaci per l’intero comprensorio. La nostra costa è di grande pregio e ha bisogno di una gestione di primissimo livello e non si dovranno avere neppure limiti all’ambizione, perché anche l’economia turistica che è coinvolta e finora è stata danneggiata, se tornerà a produrre utili potrà e dovrà contribuire alle risorse necessarie a vincere l’erosione».

Qual è la strada da seguire, dunque.

«Occorre, ad esempio, ridare subito la profondità perduta agli arenili e come fu sottolineato fin dal 2001 per farlo ci sono ad esempio ambienti come il lato sud del porto di Viareggio dove ci sono accumuli sabbiosi giganteschi che creano problemi, così come l’accumulo sia pure più limitato che insabbiando le foci fluviali rende poi necessarie azioni di dragaggio. Situazioni oggettive da impiegare in modo razionale ma finalmente senza impedimenti e divieti assurdi».

Avranno un futuro i forum come questo?

«Certo. Questa azione avrà sempre bisogno del pensatoio dove si potranno condividere le esperienze a livello internazionale e conoscere anche le tecnologie più innovative ed efficaci e, perché no, anche fare monitoraggi accurati».

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