Il Tirreno

Versilia

Elezioni, verso la sentenza Tre gli scenari possibili

di Donatella Francesconi
Elezioni, verso la sentenza Tre gli scenari possibili

Giovedì 20 l’ultima parola sulle amministrative 2015 spetta al Consiglio di Stato chiamato a decidere dopo che il Tar Toscana ha annullato l’esito delle urne

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VIAREGGIO. Il giorno del giudizio, giovedì 20 ottobre, sul palcoscenico di palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. Dove i giudici della terza sezione sono chiamati a pronunciarsi definitivamente in merito alla vicenda delle elezioni amministrative 2015 annullate dai colleghi del Tribunale amministrativo regionale della Toscana, il 12 luglio scorso. Da una parte le ragioni di Massimiliano Baldini, dall’altra quelle di Giorgio Del Ghingaro. Il primo, candidato di liste civiche e partiti in area centrodestra, è colui che ha presentato il ricorso al Tar. Il secondo, in corsa con cinque liste civiche, ha indossato la fascia tricolore dopo il ballottaggio con il candidato del Partito democratico, Luca Poletti.

La sentenza del Tar. In mezzo a loro, il fossato scavato dalle parole dei giudici del Tar. A sottolineare che nel caso dello svolgimento del voto a Viareggio c'è ben altro da verificare che il mero conteggio dei voti. Perché all'esito delle verifiche effettuate dalla Prefettura, su incarico dello stesso Tar, sono risultate mancanti 675 schede vidimate e non utilizzate alla sezione numero due (Lambruschini). Seicentosettacinque schede su 791 dello stesso tipo. Visto che 116 sono state rintracciate dove dovevano trovarsi, ovvero in quella busta che esce per prima dal seggio, un attimo dopo che si sono chiuse le operazioni di voto e un attimo prima che inizino quelle di scrutinio. «Il fatto inspiegabile che siano state conservate solo 116 schede esclude - si legge nella sentenza del Tar - che possa essersi trattato di un banale errore in ordine alle modalità di conservazione delle schede autenticate e non utilizzate». Così che il giudizio è di piombo: «Siamo in presenza di un quadro assolutamente opaco in ordine alle modalità nelle quali si è svolta la competizione elettorale».

Il precedente: Voghera. Analogamente, il caso-Voghera (il ricorrente è il candidato Pd) ha fatto esprimere i giudici della terza sezione del Consiglio di Stato, appena il tre agosto scorso, rilevando che «i verbali delle sezioni 22 e 37 risultavano compilati in maniera confusa e scarsamente leggibile, mediante cancellature, sovrascritture, abrasioni, interlineature e aggiunte, nonché in difformità dalle risultanze delle tabelle di scrutinio» come evidenziato dal Tar Lombardia, la cui sentenza è stata confermata - sulla base di quanto emerso ai controlli - con rinvio al voto in quelle due sezioni.

Gli scenari. Una scelta che il Consiglio di Stato potrebbe fare per Viareggio, attraverso un annullamento parziale della sentenza del Tar, con rinvio alle urne solo per le sezioni 2 e 28, le più problematiche. In questo caso - così come in quello della conferma totale del giudizio del Tribunale amministrativo - se per il centrodestra di Baldini si tratterà di mostrare agli elettori un’unità reale e convincente, per Del Ghingaro il nodo da sciogliere in fretta è quello del rapporto con il Pd. Il quale, almeno localmente, pone due condizioni: primarie di coalizione e no alleanze con Fabrizio Miracolo, l’uomo che Del Ghingaro ha voluto presidente di Sea Ambiente. Un quadro che ha almeno una certezza: della nuova corsa dell’ex sindaco non faranno parte gli ex consiglieri Stefano Pasquinucci e Luigi Troiso. I quali non saranno neppure nella maggioranza ritrovata in caso il Tar rimandi l’amministrazione in Municipio già dal 21 ottobre, annullando la sentenza del Tar. Se così fosse, all’ex sindaco mancherebbe da subito almeno un assessore: quell’Alessandro Pesci (ambiente e urbanistica) che ha appena patteggiato un anno e sei mesi per i reati di bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, false scritture contabili, ricorso abusivo al credito in una vicenda che ha riguardato una società di Anci.

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