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Morì in cantiere, due richieste di giudizio

Morì in cantiere, due richieste di giudizio

La Procura di Pisa accusa: la barca dalla quale cadde Ferrandes non aveva le protezioni laterali

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VIAREGGIO. La moglie, Annalisa Grande, non si è mai arresa. E con il suo avvocato, Tiziano Nicoletti, è ben decisa ad andare avanti sulla strada della giustizia per sapere cosa è accaduto al marito Giuseppe Ferrandes, morto nel cantiere “Seven Stars” dei Navicelli (Pisa). L’uomo cadde da una barca sulla quale era a lavoro per conto della propria impresa: era il 24 aprile 2015 e Ferrandes morì il 30 aprile dopo giorni di agonia in ospedale, a 57 anni. Lasciando la moglie ed una figlia.

È di questi giorni la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Pisa (pm Sisto Restuccia) e la fissazione dell’udienza preliminare, davanti al Gup Giulio Cesare Cipolletta (Tribunale di Pisa) per il 17 gennaio. Due i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio, per il reato di omicidio colposo: Davide Muganini, amministratore unico della “Seven Star” all’epoca dei fatti (difeso dagli avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri) e Roberto Guarducci (difeso dall’avvocato Federico Febbo) nella qualità di «incaricato, in collaborazione con il management del cantiere, del controllo e coordinamento della gestione delle commesse e di fatto preposto ai lavori effettuati dalla ditta di pulizie di Giuseppe Ferrandes».

Un elemento centrale dell’inchiesta è quello relativo al luogo dal quale è avvenuta la caduta di Ferrandes. All’epoca si parò di una scala, che non c’era e che non c’è nell’atto di imputazione. Dove, invece, viene sottolineato come «sebbene il documento di valutazione dei rischi prevedesse come “tutte le aperture esistenti a bordo devono essere provviste di parapetto normale con tavola fermapiede o coperte con solide coperture”, nel caso in specie le quattro aperture presenti a bordo della nave motoryacht “Karianna” non disponevano di alcun tipo di parapetto essendo solo coperte da nylon, protezione che non garantiva i lavoratori contro i pericoli derivanti da urti o eventuali cadute». Inoltre, nella vicenda che è costata la vita a Giuseppe Ferrandes è stata «omessa la predisposizione di idonei punti di ancoraggio anticaduta».

Stando così le cose è stato «consentito l’accesso all’imbarcazione alla vittima ed ai suoi dipendenti, nonostante non vi fossero le condizioni minime di sicurezza per l’effettuazione dei lavori di pulizia da effettuare». Questo in violazione del Decreto legislativo 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro. Ferrandes - ricorda la Procura - precipitò al suolo «da un’altezza di circa 4,62 metri mentre camminava sul camminamento esterno, dall’apertura posta in corrispondenza del portello di poppa- sinistra e che era protetta (come le altre aperture della nave) esclusivamente da una copertura in nylon e nastro bianco rosso». (d.f.)

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