Gioco
le tappe
L’acquedotto di Massarosa, 191 chilometri in totale, è stato studiato come un sistema unico che copre tutto il territorio comunale. Poggia interamente su un’unico pilastro, la Pedemontana, una...
L’acquedotto di Massarosa, 191 chilometri in totale, è stato studiato come un sistema unico che copre tutto il territorio comunale. Poggia interamente su un’unico pilastro, la Pedemontana, una condotta posata agli inizi degli anni 90 e lunga circa 12 chilometri dalla quale passa il 70% di tutta l’acqua destinata alle utenze. Un tubo in acciaio che versa in uno stato conservazione scadente: non ha un’adeguata protezione alle correnti che provengono dalla ferrovia che la accompagna parallela per gran parte della sua lunghezza. Questi agenti esterni hanno provocato un’invecchiamento precoce della conduttura. Il problema dell’acqua sporca si verifica perché i residui si staccano dal tubo e si accumulano nella coda dell’acquedotto: Piano di Conca e Piano di Mommio. Il sistema inoltre spara questi residui dentro ai tubi perché esistono dei sistemi di pompaggio che portano l’acqua dalle zone più depresse verso quelle in collina. Da anni i cittadini di Piano di Mommio e Piano di Conca si ritrovano con questo problema, ormai assuefatti si sono fatti andare bene le soluzioni tampone come l’icepigging (la pulizia dei tubi) che per stessa ammissione del geometra di Gaia, Alfredo Brunini, non ha avuto ovunque il risultato sperato. Nel programma degli interventi di Gaia, approvato da Ait per circa tre milioni di euro, si andrà a sostituire entro il 2018 la Pedemontana attraverso il relining: all’interno della condotta verrà creato un secondo tubo di cemento centrifugato che non provocherà più fenomeni di torbidità e risolverà il problema dell’acqua sporca.
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