Il Tirreno

Versilia

Pietrasanta, titoli di coda sull'incubo inceneritore - Video

di Luca Basile
Il vicesindaco Daniele Mazzoni (al centro) all'interno dell'inceneritore
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Il vicesindaco Daniele Mazzoni (al centro) all'interno dell'inceneritore

Il vicesindaco Mazzoni: entro la fine del mese sarà completata la bonifica dell’impianto, poi il via allo smantellamento

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PIETRASANTA. L’inceneritore del Pollino, visto dal suo interno, sembra un enorme relitto alla deriva. Un relitto con i forzieri inquinati da reagenti chimici, con insetti che svolazzano in ogni dove, tubi in rame e ferro arrugginiti dall’usura del tempo e da una manutenzione obbligatoriamente venuta meno, escrementi di piccioni lungo il calpestio e vasche di acqua piovana che lasciano in scia un odore nauseabondo. Questo folle Titanic finito definitivamente a picco sei anni fa è costato alla comunità, fra realizzazione, riserve ed annessi vari, circa 55 milioni di euro, per poi sfiorire, indegnamente, fra sentenze di tribunale e inchieste epidemiologiche su cui ancora si attende un cenno e un minimo di chiarezza.

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Quella verità invocata da chi abita in zona e che ancora oggi ha il cuore stretto in gola perché non sa esattamente cosa ha dovuto respirare negli otto anni in cui il termovalorizzatore - così veniva chiamato - ha incenerito rifiuti per poi sprigionare fumi nell'aria circostante.

Entro la fine del mese di ottobre la messa in sicurezza dell’impianto, affidata ad Ersu, sarà completata. E poi? Ecco, poi, si aprirà un nuovo capitolo, altrettanto complicato e oneroso: smantellare la struttura, bonificarla definitivamente. E non sarà una passeggiata. Poi ancora, forse, si potrà pensare a una riconversione dell’area in una sede didattica ambientale. A monito per quello che è stato e che mai più dovrà essere.

«Stamani - ieri per chi legge, ndr - abbiamo aperto le porte dell’impianto alla stampa: non appena sarà terminata la bonifica, organizzeremo un open day - entro la fine dell'anno - anche per i pietrasantini e per tutti coloro che vorranno vedere l'interno dell’impianto e rendersi conto personalmente – spiegano il vicesindaco Daniele Mazzoni e l’assessore Simone Tartarini - delle opere fatte per metterlo in sicurezza. Un lavoro imponente , ma necessario. La definitiva rimozione dei liquidi e dei rifiuti solidi renderà l’area inerte dal punto di vista ambientale. Siamo alle battute finali di questa lunga, complicata e dolorosa vicenda per la comunità di Pietrasanta ed in particolare per gli abitanti del Pollino».

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Lavori scaglionati in tre fasi - le prime due sono già concluse - dal costo di mezzo milione di euro commissionati da Cav ad Ersu: la prima fase relativa alla rimozione di circa 80 tonnellate di rifiuti, la seconda di bonifica dei silos abbandonati ai margini dell'impianto e contenenti soda caustica ed altri reagenti potenzialmente tossici. «Adesso stiamo completando la bonifica delle vasche contenente acqua piovana e non: circa 800 mila litri che dovremo appunto togliere dalle 10 vasche qui posizionate - 3 grandi e 7 più piccole. In seguito procederemo alla definitiva ripulitura. Se si tratta di acqua inquinata? È venuta a contatto con i rifiuti ed è probabile che nelle sedimentazioni sia presente diossina. Al momento, però, nelle acque superficiali, non sono stati riscontrati elementi tossici, ma il monitoraggio è in atto e quindi aspettiamo a trarre delle conclusioni. Di certo stiamo portando a compimento un passaggio di bonifica ambientale particolarmente delicato. E di estrema importanza» fa sapere il direttore generale di Ersu, Walter Bresciani Gatti.

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Con lo sguardo fisso all’insù a scrutare quel groviglio di tubi, manopole ed assemblaggi in ferro e rame, diventa difficile immaginare che in pochi mesi, una volta completata la messa in sicurezza, sarà possibile smantellare l'intero impianto. «È però quello che faremo: Pietrasanta, all’interno del Cav - aggiunge Mazzoni - spinge per una rimozione definitiva di tutta l'impiantistica, fatto salvo il recupero del materiale riciclabile. Un fatto è però certo: mai più un inceneritore o un impianto di questo genere al Pollino e sul nostro territorio».

 

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