Il Tirreno

Versilia

I pediatri del Versilia fanno da tappabuchi

di Matteo Tuccini
I pediatri del Versilia fanno da tappabuchi

I medici sono chiamati a rimpiazzare i colleghi che mancano in altri ospedali

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VIAREGGIO. «Caro ospedale Versilia, abbiamo un problema. Bisogna che ci pensiate voi». Benvenuti nella nuova sanità. Quella in cui i medici sono destinati a diventare itineranti. Perché gli organici degli ospedali sono sempre più scarni, mentre i pazienti sono sempre di più: la popolazione invecchia, e questo non può che essere un propulsore di malattie. Così capita, e capiterà, che un pediatra del “Versilia” sia chiamato a fare una guardia o un ambulatorio in un altro ospedale. Dove i colleghi sono pochi, e non riescono a rispondere alle esigenze organizzative.

Le trasferte dei pediatri versiliesi sono divenute sempre più frequenti negli ultimi tempi. Numeri non ce ne sono, ma la notizia c’è. Quali sono le destinazioni? Gli altri presidi interni alla nuova superAsl, soprattutto zone considerate “periferiche” da un punto di vista sanitario. Come Cecina e l’Isola d’Elba, dove il reparto di pediatria è praticamente all’osso. Per non dire quasi a zero. Verrebbe da chiedersi che senso abbia tenere in questo stato una pediatria che non riesce a reggersi in piedi da sola, ma tant’è. Le trasferte non sono obbligatorie, ma è logico che c’è bisogno. E di fronte a questo il medico non si tira indietro per definizione. Così il reparto versiliese, a partire dal primario Luigi Gagliardi, ha dato la sua disponibilità. Naturalmente con tutte le garanzie lavorative del caso.

Come si riesce a sopperire a una situazione del genere? I pediatri in forza al “Versilia” sono quattordici, più il primario. E quindi sono in numero sufficiente a coprire l’intera attività dell’ospedale, compreso l’importante pronto soccorso pediatrico (un’eccellenza assoluta del presidio di Lido). L’organico, però, non è in sovrannumero. E perdere un elemento che va a fare un turno in un altro presidio ospedaliero complica le cose. Dal reparto, però (leggi box), garantiscono che l’attività del “Versilia” non ne risente, grazie a una buona organizzazione. Ma è chiaro che per tenere in piedi tutto c’è una discreta quantità di lavoro straordinario. Stando ben attenti a non sforare il limite imposto dall’Unione Europea, che impone - tra le altre cose - undici ore consecutive di riposo giornaliero. Pena una multa per lo stesso direttore del reparto.

Viene da chiedersi: tutto questo è giusto o è sbagliato? Difficile dirlo, fatto sta che succede. E probabilmente continuerà a succedere sempre di più. Perché, come affermato pubblicamente anche da professionisti di riferimento della nuova Asl, i medici dovranno abituarsi a girare da un ospedale all’altro in caso di bisogno. Inizialmente si pensava che la cosa riguardasse soltanto le equipe chirurgiche, ma a quanto pare non sarà così. E se fa piacere che la pediatria versiliese venga considerata un punto di forza a cui attingere - il che sembra scongiurare eventuali tagli o ridimensionamenti - è lecito domandarsi quale vantaggio abbia tratto, al momento, il paziente versiliese dalla creazione della nuova maxi-Asl. È una domanda lecita, visto che ad oggi il gran numero di attività e di specialistiche di qualità dell’ospedale di Lido non sembrano oggetto di investimenti o rafforzamenti. A fronte di problemi organizzativi continui, soprattutto per carenze di personale.

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