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DISASTRO FERROVIARIO » IL PROCESSO
VIAREGGIO. La parola alla difesa. E che difesa. Parla fino a pomeriggio inoltrato l’avvocato Tullio Padovani, ordinario di diritto penale presso la Scuola superiore di studi universitari e di...
VIAREGGIO. La parola alla difesa. E che difesa. Parla fino a pomeriggio inoltrato l’avvocato Tullio Padovani, ordinario di diritto penale presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna di Pisa. E lo fa, per l’intera mattina, a favore dell’ingegnere Aldo Frediani, anche lui docente dell’università di Pisa, consulente della difesa, l’uomo che da solo ha negato che la cricca nell’acciaio dell’assile - al momento della manutenzione alla Jungenthal di Hannover - fosse presente e, dunque, visibile.
Aldo Frediani ha portato in aula una ricostruzione tutta propria e ha contestato gli studi dei consulenti di Procura, Ferrovie, parti civili, periti del Gip, tecnici della Lucchini che è la massima autorità in materia in Italia, azienda dove si è svolto l’incidente probatorio proprio sull’assile fratturatosi a Viareggio. «I 27 consulenti - sono state la parole dell’avvocato Padovani - hanno ottenuto risultati che non combaciano con il dato reale». Dunque, l’ingegnere con il suo lavoro è stato « vox clamantis in deserto» e «la censura udita in aula ha finito per toccare la sua persona e si è espressa in una forma sconcertante».
La conclusione cui è giunto Frediani - ha ricordato l’avvocato Padovani - è stata quella che «cricche di questo tipo, sottoposte a fatica per flessione rotante, si propagano con una rapidità straordinaria». Gli assili - sono ancora le parole del difensore - «purtroppo si rompono, si rompono davvero. Ma le condizioni di Viareggio non ci sono mai state». L’elenco è presto detto: stesso itinerario, stesse condizioni di linea, viaggi a carico con lo stesso e peso e stesso numero di viaggi a vuoto, e così elencando. «Condizioni uniche - tira le fila l’avvocato - che hanno permesso di affermare ciò che prima non è mai stato possibile affermare: cricche di questo tipo, sottoposte a fatica per flessione rotante, si propagano con una rapidità straordinarie. Affermazioni vere, sacrosantemente vere».
Affermazioni che - è lo stesso Padovani a dichiararlo in apertura di udienza - che spazzano via «il nodo che avvince tutti gli imputati, senza il quale la corda scivola via». Ovvero, quegli undici millimetri di cricca che tutti gli altri consulenti hanno calcolato come preesistente al deragliamento e che sono, nella definizione di Padovani, «il punto di tenuta di tutte le imputazioni».
Frediani non ha reso noto il risultato del suo studio, unico al mondo, come hanno contestato i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino in occasione della testimonianza in aula di Aldo Frediani. Nonostante la mancata rivelazione di un tipo di cricca mai visto, come sottolineato dai pm, oggi «lo studio di Frediani consente di migliorare la sicurezza degli assili. Perché prospetta l’utilizzo di assili più grossi». Così che - è l’annuncio choc in aula - «Gatx ha deciso di investire cospicuamente nella sostituzione dell'intero proprio parco di assili con assili di maggiori dimensioni». Un’informazione che arriva sette anni dopo il disastro ferroviario di Viareggio con i suoi 32 morti, dopo l’incidente probatorio che ha coinvolto anche l’assile, dopo l’udienza preliminare e dopo tre anni di processo. «Dobbiamo trarre insegnamento. Per le vittime. È la verità che ci fa progredire», aggiunge Tullio Padovani nel chiudere questa parte del proprio intervento in aula, a difesa stretta e articolatissima di un ingegner Frediani cui i pm imputano, lo ha ricordato lo stesso legale, «conclusioni “confezionate ad arte"».
Padovani conclude la prima parte della sua lunga difesa ricordano che «le persone offese hanno diritto alla verità vera». E non si fa attendere la replica a caldo si Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, quella dei familiari delle vittime: «Se l’avvocato Padovani vuole la verità vera faccia rinunciare i suoi assistiti alla prescrizione».
Dopo gli aspetti più tecnici della consulenza, la difesa di Padovani si è concentrata sugli argomenti più propriamente giuridici. Ed in particolare sulla questione della «giurisdizione del giudice italiano, problema delicatissimo» avendosi a che fare con «società che non hanno in Italia nessuna sede e neppure una rappresentanza». Una questione che «tocca i rapporti tra Stati».
Un ragionamento molto articolato, quello dell’avvocato Padovani, che attraversa l’Europa della liberalizzazione ferroviaria, ma dove - sono le parole dell’avvocato Padovani - «le norme per la manutenzione degli assili sono norme per la circolazione ferroviaria. E la corretta manutenzione di quelle sale non è fatta per tutelare alcun lavoratore». Neppure i macchinisti alla guida del treno sul quale le stesse sale sono montate, neppure gli operai al lavoro sulle linee che i convogli percorrono, neppure un ipotetico ferroviere che venga colpito dal lancio di sassi dell’infrastruttura “arata” in caso di deragliamento per la frattura di una delle sale manutenute.
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