Il Tirreno

Versilia

La scultrice che fa danzare la materia

di DOMENICO LOMBARDI
La scultrice che fa danzare la materia

Alba Gonzales vive tra Roma e Pietrasanta: «Qui ho subito il fascino di marmo e bronzo»

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di DOMENICO LOMBARDI

Scultrice autorevole, appassionata, colta, Alba Gonzales trasmette una forte energia creativa, nutrita di narrazioni mitologiche e simbolismi con cui si cala nell’attualità dei tempi con sottile ironia. Le sue opere sono state protagoniste a Pietrasanta e in Versilia di numerosi eventi espositivi, del resto il suo legame con il territorio festeggia, quest’anno, 38 anni.

Quando ha conosciuto Pietrasanta?

«Era il 1978: fui invitata dal critico Giorgio Di Genova a partecipare alla mostra “Scultori e artigiani in un centro storico” che si tenne quell’anno in piazza del Duomo. Presentai un’opera in bronzo. Nell’occasione conobbi Sem Ghelardini al quale sono sempre rimasta particolarmente legata. Così avvenne il fatidico incontro con Pietrasanta e il suo mondo artistico popolato di personaggi davvero straordinari».

La danza è stata molto importante nella sua carriera di artista. Come è avvenuto il passaggio?

«Ho fatto danza per 14 anni a livello professionale con passione e riscontri, ma ho lasciato per amore. Dal 1964 al 1973 mi sono dedicata esclusivamente alla famiglia come moglie e madre. Mi sono avvicinata alla scultura quasi per caso. Ho iniziato a lavorare con impegno la creta con l'intenzione di trovare nel modellato la plasticità dei movimenti della danza. Il nonno di un’amica aveva una fornace, così passai alla “cottura” di questi modelli. Non ho frequentato una scuola d’arte, ma scuole di musica e di danza. il fotografo ufficiale di Palazzo Venezia fu colpito dai miei lavori e cominciò a pubblicarli. Iniziai a credere nella mia nuova identità».

Quali materiali ha lavorato?

«Dopo gli esordi di figurazione tradizionale e la mostra di Pietrasanta, ho subíto il fascino della materia: pietra, tufi, marmi, travertino, indirizzando l’esperienza verso forme di stilizzazione del corpo per coglierne la valenza simbolica e ritmica. Iniziai a frequentare assiduamente il laboratorio di scultura di Sem, a Pietrasanta: Sem mi insegnava, mi incoraggiava, mi portava a tutte le mostre, mi faceva conoscere i grandi della scultura come Alicia Penalba, Pietro Casella, Pietro Consagra, Isamu Noguchi, Marino Marini, César. Devo molto a Sem Ghelardini, ma ho grande riconoscenza anche per lo Studio Angeli di Querceta e per lo studio di Carlo Nicoli di Carrara. Poi mi sono avvicinata al bronzo lavorando in particolare con la Fonderia Del Chiaro».

Quali messaggi lancia con le sue opere?

«Non riesco a lavorare se non ho un messaggio da dare. Le mie opere nascono da fatti e vicende dell'attualità, penso alla violenza sulle donne, alla guerra, al terrorismo, ma anche alla sensualità, alla bellezza. Voglio suscitare emozioni e l’ironia è il fil rouge che caratterizza il mio fare creativo. Nel mito trovo le radici dei sentimenti umani. I miei soggetti preferiti sono la donna, emblema della bellezza, sfingi, meduse e chimere che alludono all’eros, gli innamorati. E la danza costituisce il substrato di molte opere con il movimento, la gestualità dei corpi».

Quali sono gli artisti che ammira? E quali le sue letture?

«Moore, Martini, Greco, Manzù. Leggo i classici russi, Pirandello e Brancati».

Quale consiglio darebbe ai giovani scultori?

«Studiare molto, lavorare, osservare, imparare le tecniche e molta, molta umiltà».

Cosa pensa delle nuove tecnologie nella scultura?

«Con un robot non si fa un’opera d'arte. La scultura vive con l’anima dell’artista».

Pietrasanta è una città d'arte. Cosa proporrebbe per un ulteriore sviluppo artistico della città?

«Mi piacerebbe che Pietrasanta tornasse a ospitare importanti mostre collettive come avveniva un tempo e personali con una giusta durata, per creare una pluralità di voci. La qualità degli artisti è fondamentale per rendere la città più autorevole nelle sue proposte».

Un museo internazionale di scultura a Pietrasanta?

«È un buon progetto ma ha senso se include i numerosi scultori che hanno lavorato nei laboratori cittadini. La scelta dello spazio, l’organizzazione, la disponibilità delle opere e la capacità finanziaria sono aspetti che devono essere preliminarmente considerati».

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