Il Tirreno

Versilia

Crolla la produzione d’olio, si salva solo il quercetano

di Tiziano Baldi Galleni
Crolla la produzione d’olio, si salva solo il quercetano

Gli oliveti minacciati dalla mosca olearia che ha infestato le colline versiliesi da più di un mese, resiste solo la zona di Pozzi. In Versilia sarà anticipata l’apertura dei frantoi

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SERAVEZZA. La mosca olearia sta colpendo gli oliveti della Toscana, Versilia in primis. L’unico a salvarsi dai danni seminati dal parassita è l’olivo quercetano. L’insetto che fa seccare le olive è infatti tornato e sta distruggendo il frutto dell’oro giallo toscano. Complice il clima del 2016, poco mite d’inverno e con troppe piogge a ridosso dell’estate. Così dalla Versilia storica alle colline di Camaiore e Massarosa si stima che ci sarà una perdita di produzione di olio extra vergine che andrà dal venti a oltre il trenta per cento.

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Si aprirà dunque una corsa alla raccolta e alla frangitura. «Chiederemo ai frantoi di aprire in anticipo per non perdere tutto il prodotto – spiega Cristina Pellizzari, presidente dell’associazione Olivo Quercetano - più in là si va più si abbassa la temperatura, e meno saremo in grado di tenere a bada le mosca olearia».

Dunque raccogliere, anche se l’oliva non è ancora matura. Il cultivar versiliese dell’olivo quercetano, riscoperto soprattutto negli ultimi anni grazie all’omonima associazione, come detto è quello che sta resistendo di più. Ma in Versilia è ancora una nicchia, che si trova soprattutto a Pozzi. Chi ha fatto il trattamento, con il rame ad esempio, si ritroverà a fare i conti con una perdita totale del venti per cento, come sottolinea Pellizzari.

Va inoltre considerato che per l’oro giallo questa è stata un’ottima annata in termini di quantità. La mosca avversaria dell’olivo sta però rovinando tutto: nei due anni passati la sua presenza si era un po’ attenuata.

«Abbiamo monitorato per tutta l’estate l’olivo quercetano – dice Cristina Pellizzari – e fino a ferragosto aveva tenuto molto bene, mentre gli altri cultivar della Versilia erano già infestati per il 16-20 per cento».
E difatti peggiore è la situazione nel territorio camaiorese e a Massarosa, dove gli olivi più diffusi sono i classici frantoio e leccino. «È più di un mese che la mosca ha infestato gli ulivi nella nostra zona – spiega Marco Leverone, titolare del Frantoio di Massarosa - andremo incontro ad una perdita di oltre il trenta per cento di produzione. Perché il problema si ha dove ci sono uliveti in stato di abbandono latente: non facendo il trattamento la maggior parte del raccolto se ne va, mentre chi segue l’oliveto in un certo modo riesce a salvare il prodotto».

Il problema della mosca olearia si sta facendo sentire in modo particolare sulla costa della Toscana. «Gli ultimi giorni di pioggia con temperature miti hanno fatto sì che si proliferasse l’insetto - spiega Enzo Rossi, il responsabile di Fedagri Toscana, la federazione delle cooperative del settore agricolo ed agroalimentare - e possiamo stimare una perdita intorno al trenta per cento della produzione d’olio per il 2016. Poteva essere una grande annata - afferma Rossi - ma adesso il rischio è che il raccolto venga compromesso in modo importante. Rispetto a due anni fa la diffusione, che ormai interessa quasi tutto il territorio della nostra regione, è partita dalla collina e oggi trova riscontro in particolare sulla costa dove si registrano i danni maggiori».

Secondo Fedagri Toscana loro oltre il sessanta per cento degli oliveti toscani è stato interessato dalla mosca dell’olivo. Quest’ultima rovina il frutto dell’olio poiché depone le proprie uova nell’oliva; successivamente le larve se la mangiano dall’interno. Debellare totalmente questo insetto è quasi impossibile, ed è presente nell’area del Mediterraneo da almeno un secolo. Tuttavia si può contrastare quando la sua presenza – come è successo quest’anno – è favorita dal clima umido.

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A Seravezza, l’associazione Olivo Quercetano aveva anche proposto un progetto di studio, ma sta ancora attendendo il finanziamento da parte dei quattro comuni della Versilia. «Già con l’ex sindaco Neri e l’attuale vicesindaco Valentina Salvatori c’eravamo attivati – afferma ancora Cristina Pellizzari - per avere un finanziamento di sedicimila euro per studiare meglio questo fenomeno. L’ex amministrazione aveva proposto di allargare e condividerlo con tutti i comuni storici della Versilia, così da dividere anche il finanziamento. Ma ad oggi è ancora tutto fermo».

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