La manifestazione
Quei treni “incontrollabili”
Ecco cosa si dice tra i banchi della difesa di Fs sugli assili che vengono dall’estero
VIAREGGIO. «Il problema è che nessuno si pone il problema» dichiara in aula l’avvocato Maurizio Dalla Casa, difensore di parte civile anche per il comitato “Matteo Valenti”, nato da una tragedia immane per occuparsi di sicurezza sul lavoro. Parole che descrivono un sistema, quello che regola i rapporti tra Fs Logistica e le aziende straniere dalle quali la società del Gruppo Fs noleggiava i carricisterna per il trasporto di merci pericolose che poi - a sua volta - affittava a Trenitalia che di propri non ne ha. Noleggio il cui prezzo oscillava tra i 23 euro del 2007 ed i 25 del 2010. Ed è bene avere questa cifra sempre presente in questa vicenda, messa a nudo dalle indagini dell’ispettore superiore della Polfer Angelo Laurino (da mesi impegnato in Puglia nel disastro ferroviario di Andria).
Il problema che nessuno si pone, negli anni che precedono il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, continua Dalla Casa, è quello ben sintetizzato dalle parole dell’articolo 4 del contratto di noleggio tra Gatx Austria ed Fs Logistica: «Il canone di noleggio ed il programma di manutenzione devono essere elaborati dal locatore, tenendo conto di un tetto massimo di 50.000 chilometri di percorrenza per carro merci e per singolo anno di contratto. Il locatario deve comunicare al locatore, con cadenza trimestrale, l'effettiva percorrenza del carro secondo un format prestabilito. Il locatore autorizza in questa sede il locatario a richiedere informazioni circa l'effettiva percorrenza del carro alla impresa ferroviaria in conformità con il contratto d'uso generale».
Niente di tutto questo è avvenuto, come emerso da numerose testimonianze in aula. «Fs Logistica - sono ancora le parole del legale - non ha inviato i dati relativi ai chilometri percorsi e non lo ha fatto per oltre quattro anni. Ma non sapeva che tale dato era importante ai fini di una corretta manutenzione? Ma non lo sa che questo era un elemento importante ai fini della tracciabilità della vita dell'assile? Ma nessuno sapeva che tali dati sono determinanti per una corretta stesura dei piani di manutenzione?». Fs Logistica - è la risposta che l’avvocato si dà - «sapeva. Tant'è che in data 15 ottobre 2009, con una comunicazione inviata alla polizia di Stato, si vanta di essere in grado di poter riferire tempestivamente il chilometraggio compiuto dal carro, se il proprietario lo richiede».
E a Trenitalia «che ha trasportato quei carri in giro per sei mesi, è possibile non sia venuto in mente che anche a lei non è stato chiesto il chilometraggio del percorso? Il tuo noleggiatore non ti chiede niente? E non ti stupisci, non ti fai delle domande? Nulla. Nessuno alza una mano, a nessuno viene un dubbio».
Dunque, è la considerazione dura e agghiacciante dell’avvocato Maurizio Dalla Casa, «se non si fa è una scelta. Una scelta aziendale. Di chi pensa “non ci tocca, non è compito nostro”. E non sciatteria, superficialità, disinteresse».
Inevitabile porsi la domanda che aleggia lungo tutto l’arco dei sette anni di procedimento giudiziario per un disastro da trentadue morti, 15 milioni di danni, i lutti, le vite dei feriti stravolte per sempre nel corpo e nell’animo: ma oggi che succede? È ancora come allora? Sono possibili i controlli, magari anche solo a campione?
A margine della discussione delle parti civili, dai banchi della difesa di Fs, il quadro è così riassumibile: «Gli assili che arrivano dall’estero in casa Fs non si controllavano e non si controllano. Viaggiano due milioni di assili, se n’è rotto solo uno, i controlli - ancorché a campione - non sono nelle cose». Niente di nuovo rispetto alle argomentazioni ascoltate in aula, ma dopo la richiesta dei pm di 250 anni di carcere per i 33 imputati (tra Italia ed Europa e non tutti, certamente, legati a Ferrovie e alle sue società) la spiegazione colpisce.
Perché - lo ha ricordato ancora l’avvocato Dalla Casa - nella catena di responsabilità che ha portato quell’assile a fratturarsi sotto il treno carico di Gpl tra le case di via Ponchielli «quel vagone non doveva circolare». Una affermazione da far mancare il fiato, quando arriva la spiegazione. Il Riv - Regolamento internazionale dei veicoli, definito nel 1922 per disciplinare l'uso internazionale dei carri ferroviari sulle ferrovie europee - al punto 24.17.2 delle “Prescrizioni complementari” - dispone: «Possono essere accettati i carri che presentano, tra i difetti, lo sfregamento dei tiranti del freno o di altre parti sull’assile. Se tali parti possono tolte o sospese in modo da eliminare lo sfregamento». Bene. L’assile 98331 sotto il treno carico di Gpl, fresco di revisione e montaggio come idoneo alla marcia, presentava bene in vista - al centro - il segno dello sfregamento citato dal Riv.
«Qualcuno - argomenta Dalla Casa scandendo quasi una alla volta le parole, tanto sono gravi - aveva notato l'esistenza del difetto? Perché se non ci fosse stata la possibilità di rimuovere quelle parti di cui si parla, quel carro - quello specifico vagone - non si sarebbe potuto mantenere sulla rete. Questa sufficienza è sintomatica dello stato di totale disinteresse». Precisa scelta aziendale prima, dunque, e adesso disinteresse. Lungo i binari d’Italia, tra le case, per tutto lo Stivale - da Trecate (Novara) a Gricignano (Caserta) - a cento all’ora con un carico di gas. Ben consapevoli - perché lo ha dichiarato in aula il test Marco Caposciutti (dal 2012 responsabile della direzione tecnica di Trenitalia) - che «il rischio di deragliamento c'è su qualunque tipo di veicolo ferroviario, e quindi è un rischio preso in considerazione con tutte delle azioni preventive associate». Affermazioni - sottolinea Dalla Casa - le quali fissano un principio che nell’aula del processo per la strage di Viareggio si è arrivati più volte a negare: «Il deragliamento è un fenomeno peculiare del trasporto ferroviario e come tale non è un fenomeno imprevedibile».
Parole di parte? No. Basta leggere - e Dalla Casa lo fa davanti al Collegio del presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino - cosa scrive la "Relazione di indagine per l'incidente ferroviario di Viareggio" a cura della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie: «Il fenomeno degli svii (deragliamenti ) registra un numero di episodi annui ancora troppo alto, con un conseguente rischio potenziale molto elevato per gli effetti disastrosi in condizioni particolari. L'analisi dei dati evidenzia la necessità di dedicare una attenzione particolare al settore merci: i dati disponibili permettono d poter affermare che da anni oltre l'80% dei deragliamenti interessa il trasporto ferroviario merci. Azioni correttive vanno quindi in primo luogo indirizzate al settore merci con particolare riferimento alla parte del trasporto delle merci pericolose. Sia per quanto attiene la disciplina normativa e procedurale, sia in relazione al rafforzamento dell'efficacia dei controlli». Ed oggi, gli assili esteri vengono controllati o no in casa Fs?
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