Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Le zie di Ilaria e Michela hanno rifiutato ogni offerta

Le zie di Ilaria e Michela hanno rifiutato ogni offerta

Sempre presenti nel lungo iter giudiziario e in tutte le iniziative dei familiari L’avvocato Bartolini: «Il loro unico scopo è avere risposte dalla giustizia»

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VIAREGGIO. Impossibile da dimenticare il primo incontro con Maria Carla e Gigliola, le zie di Michela ed Ilaria Mazzoni (36 e 33 anni, morte insieme nel disastro ferrovoario di sette anni fa). E non solo perché in sette anni le abbiamo avute sotto gli occhi in tutta la vicenda giudiziaria, così come in tutte le iniziative dei familiari delle vittime. Era settembre 2009 e una di loro si avvicina al cronista: «Leggi qui...». Un foglio stampato da Internet: in Svizzera i carri che trasportano merci pericolose montano dispositivi antisvio. Ieri, nell’aula del Polo fieristico di Lucca, ha parlato il loro avvocato, Fabrizio Bartolini.

«Vi sono molti modi di manifestare il dolore - ha ricordato il legale - e loro lo hanno fatto non mancando mai a nessuna udienza e confidando in questo Tribunale tutte le loro speranze di giustizia, rifiutando qualsiasi offerta fatta dagli imputati e dai responsabili civili. Non perché la stessa fosse ritenuta insufficiente. Ma perché un messaggio doveva arrivare a coloro che si erano resi responsabili di questi gravissimi fatti: non si può rimediare a questi fatti, non si può comprare la vita delle persone!».

L’ultima “offerta reale” è arrivata alla fine dell’istruttoria dibattimentale, così come accaduto per molti altri familiari delle vittime. E qualcuno se l’è vista presentare addirittura alla vigilia del 29 giugno, settimo anniversario della strage. «Le signore Mazzoni non hanno voluto sapere nemmeno quale cifra fosse loro offerta. In quanto il loro scopo unico era ed è quello di leggere una sentenza in cui, nero su bianco, si dessero risposte. Perché è successo? Perché due ragazze giovani, nel fior fiore degli anni, con tutta la vita davanti sono state uccise in quel modo? Perché quelle ragazze dentro la loro casa che è simbolo di sicurezza quella sera hanno dovuto veder spezzata la loro vita in quel modo?».

Nell’aprile dello scorso anno, ascoltata in aula, Gigliola Mazzoni disse parole rimaste scolpite nelle carte del processo: «Voglio vedere accertate le colpe di chi per negligenza, cialtroneria, profitto non ha fatto niente per evitare che succedesse una cosa del genere».

Ieri il suo avvocato non è stato da meno, con una lunga argomentazione punto nel punto nel corso della quale ha affermato: «La strage di Viareggio era un disastro annunciato! Gli elementi e le conoscenze per evitare il deragliamento e la rottura a fatica dell'assile vi erano. Ma nulla è stato fatto per impedire che ciò accadesse».

Donatella Francesconi

 

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