Il Tirreno

Versilia

I Comuni si alleano sull’acqua «Ingiusto pagarla se marrone»

di Cesare Bonifazi
I Comuni si alleano sull’acqua «Ingiusto pagarla se marrone»

Il vicesindaco di Massarosa Damasco Rosi e l’assessore di Camaiore Simone Leo scrivono a Gaia per chiedere di applicare gli sconti ai cittadini che ricevono un servizio non adeguato

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MASSAROSA. Se da una parte sembra che da Gaia non ci sia nessuna apertura sui costi delle bollette (se non un fermo intento di voler agire direttamente al problema con tempi che sono fisiologicamente lunghi), dall’altra le acque marroni si smuovono sul fronte della politica, non solo dalle opposizioni. Anche dalle Giunte arrivano parole forti all’indirizzo del gestore della rete idrica: Damasco Rosi, vicesindaco di Massarosa, e Simone Leo, assessore del Comune di Camaiore con specifica delega ai “contratti di servizio con le società partecipate”, hanno preso carta e penna e hanno scritto alla dirigenza di Gaia per chiedere degli indennizzi in termini economici ai cittadini di Piano di Conca e Piano di Mommio che devono convivere da anni con il problema dell’acqua sporca dei rubinetti. I due Comuni infatti erano stati i capofila affinché la Versilia nell'assemblea dell'Autorità idrica toscana, venisse messo un apposito emendamento che nella cosiddetta carta dei servizi impone “l'obbligo alla qualità del servizio”. Oggi, quindi, si può leggere che «è obbligo del gestore erogare a tutti gli utenti un servizio di qualità continuo, regolare e senza interruzioni».

Su questa base, la lettera dei due amministratori parla chiaro: «È evidente che non si può pretendere che questi cittadini paghino la stessa tariffa di altri - scrivono - Gaia non può sottrarsi all’adempimento del suddetto obbligo. Sappiamo che l’azienda lo conosce e siamo ben consci del fatto che la stessa si è impegnata, attraverso i necessari investimenti, alcuni già in atto, a risolvere in radice le cause che portano al fenomeno della cosiddetta acqua marrone o ad altri fenomeni che incidono negativamente sulla qualità della risorsa».

Una presa di posizione chiara di Rosi e Leo che suona come una presa per le spalle di Gaia alla quale indirizzano altri appunti: «Conosciamo l’obiezione di Gaia (...), la difficoltà nell'applicare il principio nasce dall’inesistenza di parametri precisi di valutazione della qualità dell'acqua, diversi dalla potabilità, a cui fare riferimento. Resta il fatto che ci sono casi, come quelli segnalati anche dagli organi di stampa in questi giorni, dove l’assenza di qualità del servizio è manifesta ed inequivocabile e, di conseguenza, anche per evitare contenziosi, si rende necessario che l'azienda riconosca, attraverso una riduzione tariffaria, il disagio che subiscono gli utenti danneggiati da tale disservizio».

La soluzione, secondo i due, è «ristabilire le condizioni dell'uguaglianza» e quindi «non è giusto e neppure accettabile che i cittadini che vedono sgorgare dai rubinetti acqua marrone paghino le stesse tariffe di chi, invece, ha la possibilità di utilizzare e bere un'acqua di buona qualità».

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