Il Tirreno

Versilia

Dal 2006 l’indicazione di ridurre la velocità dei treni con merci pericolose

«È un diritto non comparire in aula, non rendere dichiarazioni: è però censurabile non essere mai in un processo del genere, nel quale le vittime sono state presenti dalla prima all'ultima udienza,...

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«È un diritto non comparire in aula, non rendere dichiarazioni: è però censurabile non essere mai in un processo del genere, nel quale le vittime sono state presenti dalla prima all'ultima udienza, nel quale avremmo voluto sapere qualcosa di più da coloro che sono imputati di colpe così gravi». Sono le parole di Stefano Maccioni, legale dell’associazione “Cittadinanza attiva” nazionale, costituita parte civile nel processo per la strage di Viareggio. Maccioni, in linea con lo spirito dell’associazione, ha aggiunto: «Non c'è stata volta che sia riuscito a distogliere l'attenzione da quelle trentadue magliette con le foto, simbolo di quel composto dolore delle vittime qui presenti. Ogni volta che parlo ho ben davanti le vittime del reato. Ecco perché alcune affermazioni ascoltate avremmo voluto non leggerle e non sentirle in merito all'oggetto del processo». E la riflessione è tutta per le esternazioni del ministro Delrio. In aula, ieri, anche l’avvocato Laura Mara per Medicina democratica nazionale: «Se le imprese ferroviarie avessero rispettato il parere sulla velocità dei treni con merci pericolose dato dal Working group Otif 2006 sicuramente il disastro ferroviario di cui si discute non sarebbe avvenuto». Ridurre la velocità è lo strumento per contenere i rischi del trasporto merci pericolose, era stato il parere. (d.f.)

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