Sicurezza
Spari a Lido, condannato Riviera
Due anni e due mesi per l’inseguimento folle tra i turisti. Ma non è stato provato che fosse armato
LIDO. Il pomeriggio di un giorno da cani di Lido, con inseguimenti di auto tra i turisti e spari in mezzo alla folla, porta a una condanna: il giudice del tribunale di Lucca ha inflitto due anni e due mesi di carcere ad Angelo Riviera, il sinti arrestato dalla polizia dopo la fuga. La pena è sospesa, l’uomo - originario del Torinese - resta libero.
Il giudice ha riconosciuto Riviera colpevole di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ma lo ha assolto dall’accusa di danneggiamento dell’auto della polizia, e soprattutto non ha avvalorato l’ipotesi che l’uomo fosse armato. Al di là della scena da film hollywoodiano, è questo il nodo della vicenda: i banditi inseguiti dalla polizia hanno risposto al fuoco degli agenti, come sostengono alcuni testimoni? L’inchiesta e il processo - anche se le motivazioni saranno rese note tra due mesi - non lo hanno dimostrato con certezza.
Dall’episodio è passato più di un anno. Sabato 1º agosto 2015 Lido è stracolma di turisti, ed è lì che avviene l’inseguimento a colpi di pistola più clamoroso degli ultimi anni. La polizia intercetta quella che ritiene una banda di ladri a Marina di Pietrasanta: la volante insegue l’auto dei banditi fino a Lido, sparandole contro, mentre i fuggitivi rischiano di investire passanti, altri veicoli e persino una donna incinta. La corsa si conclude in piazza Umberto, quando la Ford con a bordo i tre viene speronata dalla volante. Due riescono a scappare e sono ancora ignoti, anche se sembra che gli inquirenti li stiano per acciuffare (leggi box). Il terzo viene bloccato e arrestato dagli agenti. Che lo sottraggono al linciaggio della folla furibonda. Si chiama Angelo Riviera, vive nei pressi di Torino ma in Versilia - secondo quanto ricostruito nei giorni successivi - era già stato protagonista di inseguimenti con le forze dell’ordine.
Da subito la polizia, con in testa il questore, afferma ufficialmente di aver esploso dei colpi (forse sette) contro l’auto dei malviventi. Ma sugli spari dei banditi, ammettono gli inquirenti, non ci sono certezze. Testimoni affermano di averli visti fare fuoco contro gli agenti, ma di armi e di bossoli non si trovano tracce. E nel processo i dubbi resteranno. Nel frattempo cade l’accusa più pesante per Riviera, quella di tentato omicidio. Ieri, la conclusione del processo di primo grado con rito abbreviato.
L’avvocato Mauro Molinengo, difensore di Riviera, si è definito soddisfatto per la sentenza. «Anche se - spiega - faremo appello».
Si sono detti soddisfatti anche i legali dei tre poliziotti protagonisti dell’episodio, che si sono costituiti parte civile. A Luca Bertolini (assistito dagli avvocati Giacomo Ciardelli e Mavi Rosi), Simone Magnani (tutelato da Eros Baldini) e Pierpaolo Vannucchi (rappresentato dagli avvocati Riccardo Carloni e Chiara Romanini) il giudice ha riconosciuto un risarcimento provvisorio di 7.000 euro ciascuno. Secondo quanto riferito al termine dell’udienza, nessuno dei poliziotti farà appello contro la sentenza.
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