Il Tirreno

Versilia

Piagentini: dateci risposte sulla sicurezza

di Donatella Francesconi
Piagentini: dateci risposte sulla sicurezza

Il presidente dei familiari: «Lavoro immenso della Procura»

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VIAREGGIO. Cinquantuno anni di carcere divisi tra i quattro amministratori delegati di Fs, Rfi, Trenitalia, Fs Logistica nel 2009, quando lungo i binari di Viareggio gas e fuoco si sono mangiati vite, case, salute, famiglie. «È una maratona, siamo al primo chilometro. E lo sappiamo bene», sono le parole di Marco Piagentini, presidente dell’associazione di familiari delle vittime “Il mondo che vorrei”, da quella notte senza moglie e due bambini piccolissimi, nonché in lotta con le conseguenze delle ustioni subite.

Rientrato a casa dalla giornata di udienza (nel pomeriggio la parola è andata agli avvocati di parte civile Enrico Marzaduri e Riccardo Carloni) Marco racconta di aver inforcato la bicicletta. E lui che mostra la grande forza di non arrivare al cuore delle persone con il dolore ma con gli argomenti - quintali di argomenti lungo il cammino della sicurezza ferroviaria - questa volta aggiunge: «Ogni volta che siamo lì è una tortura».

Il pensiero di Piagentini e dei familiari tutti, cittadini come tanti di fronte alla complessa macchina della giustizia che ha le proprie regole e la propria lingua, è per i pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino (con loro all’inizio della lunga vicenda delle indagini sul disastro ferroviario c’era il Procuratore capo Aldo Cicala): «Il lavoro della Procura è stato immenso», continua Marco Piagentini. Che aggiunge: «Non pensavo a tanta intensità e qualità del lavoro fatto. Per arrivare a quello che hanno mostrato in aula hanno lavorato 50 volte di più di quello che era visibile». Sulle condanne chieste, Piagentini aggiunge: «Richieste modulate, fatte con i criteri della legge. Mi aspetto che il Collegio giudicante ci metta altrettanto lavoro. Questo è il secondo passo». Oggi nelle mani di Gerado Boragine (presidente del Collegio), Nidia Genovese e Valeria Marino, magistrati del Tribunale di Lucca. Chiamati ad una sentenza che potrebbe arrivare tra prima di Natale e dopo la Befana.

Ma Piagentini, l’associazione, i familiari delle vittime, insieme ai ferrovieri che li hanno affiancati hanno lo sguardo oltre l’orizzonte delle condanne: «Quando ci sarà la sentenza di primo grado, poi io voglio le risposte sulla sicurezza. Mezza Viareggio sarebbe potuta essere spazzata via. È stato dimostrato dalle indagini e dal processo. E la gente ancora non si rende conto...».

Spazzata via - l’hanno ribadito i pm - perché la sicurezza era solo sulla carta, perché nessuno sapeva cosa viaggiava sui binari d’Italia, perché - come ha detto Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie, intervistato da Report nel video che ieri il pm Giannino ha portato in aula chiudendo al requisitoria con una vera e propria doccia fredda - «non avevo la tracciabilità di quell’assile arrivato dalla Germania». Resa in aula di persone sarebbe una confessione vera e propria.

Ieri era il giorno del primo chilometro di maratona verso la giustizia, ma anche quello dei ringraziamenti, della sottolineatura dei legami che si sono intrecciati lungo sette anni infiniti: «Sento la vicinanza di tanti», racconta Piagentini. «Tutto l'impegno che ci metto è perché sento tante persone intorno a noi. E questo ha fatto la differenza. Grazie davvero».

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