Il Tirreno

Versilia

Gaia: quest’acqua per noi è potabile e la bolletta va pagata

di Cesare Bonifazi
Gaia: quest’acqua per noi è potabile e la bolletta va pagata

Il direttore generale dice «Io la berrei» (ma non lo fa) e spiega che i soldi degli utenti sono necessari per gli investimenti

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MASSAROSA. La mela è marcia ma si paga ugualmente, come se fosse sana: dalle alte sfere di Gaia non viene presa in considerazione l’idea di una riduzione della bolletta, men che meno la possibilità di un’interruzione del pagamento delle tariffe. Secondo Paolo Peruzzi e Vincenzo Colle, rispettivamente direttore generale e presidente della società dell’acqua, questo andrebbe a svantaggio proprio dei cittadini che in quel bollettino pagano non solo la fornitura ma anche tutta quella serie di interventi che sono già partiti e che porteranno alla parziale risoluzione nel problema nel 2020.

Alla fine del dedalo che porta alla sala riunioni della sede di Marina di Pietrasanta, i due, giacca e cravatta di rigore, spiegano per più di un’ora e mezzo che arrivano anche dalle tasche dei cittadini quei tre milioni di euro che serviranno per ridurre fino al dieci per cento il disagio che stanno vivendo le frazioni di Piano di Mommio e Piano di Conca.

Lo stesso disagio che per un attimo hanno provato anche loro quando gli abbiamo mostrato una bottiglia di acqua gialla con la fondata arancione di ruggine presa a Piano di Conca il giorno prima. Peruzzi sbarra gli occhi e a domanda risponde: «Sì, io la berrei». Dice anche che forse l’ha già bevuta senza saperlo. Ma di fronte a noi non l’ha fatto, né ha dato cenno di volerlo fare.

«Capiamo il disagio degli utenti e quando mettiamo in bocca acqua ferrosa si intuisce subito se i valori sono più alti del previsto ma è un problema che abbiamo ereditato e a cui stiamo cercando di porre rimedio – dice – abbiamo presente la situazione e sappiamo che dura da ben più di quattro anni. I cittadini però non possono scegliere di non pagare: noi abbiamo messo in campo degli interventi che risolveranno il 90% dei problemi a Massarosa». I soldi degli utenti servono. Non importa che i cittadini siano esasperati e che chiedano soluzioni nel breve periodo: l’acqua rientra nei valori della legge, quando viene sforato il limite dei 200 milligrammi al litro stabilito dal decreto legislativo del 2001, si interviene e si va avanti. Gli esami dell’Asl dimostrano che l’acqua si può bere, “a norma di legge”, e non basta che quello che esce nella vasca o nel lavandino sia di un colore più simile al fango o all’aranciata per far cambiare idea ai massimi vertici dell’azienda. Il servizio c’è e la bolletta si paga: serve anche per il bene dei cittadini che potrebbero veder risolto il problema tra quattro anni.Nel programma degli interventi approvato dall’Autorità idrica Toscana infatti ci sono cantieri che risolveranno il problema ma che faranno sgorgare ancora acqua marrone, gialla e biancastra dai rubinetti.

«Questo non è vero - prova a rassicurare il direttore generale - accanto agli interventi strutturali ci saranno ancora la pulizia delle tubazioni attraverso l’ice pigging (la tecnica che comprende l’utilizzo di sale e acqua in soluzione, ndr)».

Scuotiamo la bottiglia dell’acqua per smuovere i residui di ruggine e renderla di nuovo arancione nel momento in cui ricordano che durante quest’anno è stata aggiudicata la gara per la sostituzione della tubazione in viale Don Minzoni: «Vorrei che i cittadini capissero che non siamo sordi alle istanze - dice Peruzzi - proprio per questo abbiamo un piano chiaro dei lavori che verranno fatti. Ma il problema non l’abbiamo causato noi. L’acquedotto con il ferro è stato messo lì negli anni 90 quando Gaia non esisteva: quei tubi non hanno la protezione giusta per sopportare le scariche elettriche dei binari ferroviari e sono soggetti a un’invecchiamento precoce che provoca le torbidità che tutti conosciamo». Sì, specialmente gli abitanti delle frazioni massarosesi. Il trattamento per bloccare questa senilità precoce sarà agire dall’interno: cominciando con inserire nuovi tubi in quelli vecchi, questa volta capaci di resistere alla prova del tempo. Il tratto sarà quello della “Pedemontana”, 10 chilometri che servono il 70% dell’intera rete. La Pedemontana costeggia la linea ferroviaria che da Lucca va a Viareggio e segue poi la strada provinciale Sarzanese-Valdera. Il disagio scorre attraverso questi tubi e arriva nelle case di coloro che dovranno continuare comunque a pagare. «Voi che fareste con l’acqua marrone in casa?», chiediamo. «Solleciterei l’azienda a fare al più presto i lavori», rispondono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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