Il Tirreno

Versilia

Inchiesta camping in dirittura di arrivo

di Donatella Francesconi
Inchiesta camping in dirittura di arrivo

Interrogatori per personale di Comune, Parco, Soprintendenza

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VIAREGGIO. Quando sul tavolo della Procura di Lucca (pm Antonio Mariotti) arrivarono le foto scattate dall’alto mostravano una Tenuta Borbone come fosse una città nella città. Tanto che il reato contestato ai camping oggetto dei provvedimenti della magistratura per l’installazione delle casette poi sgomberate fu quello di lottizzazione abusiva. Due anni fa l’allora Procuratore capo Aldo Cicala dichiarava al “Tirreno”: «Le strutture sono state tirate su in un comprensorio unico. E questo avrebbe dovuto comportare una lottizzazione che, invece, non c’è stata». O meglio, è stata - secondo l’accusa - abusiva

Eppure - argomentarono i titolari dei camping all’epoca e poi nei procedimenti giudiziari che hanno portato a chiudere le vicende patteggiando - l’installazione delle casette che trasformavano i camping in villaggi turistici era avvenuta con tutte le autorizzazioni ed i pareri del caso, rilasciate dagli Enti competenti. Ed oggi sono proprio gli Enti ad essere finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura. L’indagine che riguarda il ruolo svolto nelle vicenda da Comune, Ente Parco e Soprintendenza non sono ancora chiuse. Ma nelle scorse settimane la Procura ha chiamato a rendere interrogatorio due funzionari del Comune di Viareggio ed esponenti del Parco e della Soprintendenza. Non tutti si sono presentati, ma qualcuno ha invece accettato di sottoporsi alle domande del sostituto Procuratore.

Un esempio dell’oggetto del contendere è l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco (all’epoca era presidente Fabrizio Manfredi) che concesse il nullaosta ad uno dei campeggi per «l’installazione di strutture temporanee per la ricettività a servizio di area campeggio» in data 8 aprile 2014. Motivando la decisione con il fatto che si tratta di «strutture temporaneamente ancorate al suolo limitatamente al periodo di permanenza del campeggio nell’area autorizzata». Dunque: secondo il direttore del Parco, Andrea Gennai, fino a quando il campeggio sarebbe stato in attività lo stesso sarebbe stato legittimato a mettere a disposizione della clientela le case mobili in questione. I titolari della stessa struttura ricettiva sommarono, poi, anche l’autorizzazione paesaggistica a quelle di Comune e Parco.

La tesi dell’accusa ha sempre puntato dritto all’intero sistema autorizzativo, sostenendo che non c’è autorizzazione che abbia validità di fronte allo scempio compiuto nell’area protetta della Tenuta. L’indagine ancora aperta dovrà dare risposte su cosa ha portato a questa dicotomia: da una parte gli Enti prodighi di rilascio di autorizzazione, dall’altra una Procura della Repubblica che - documenti alla mano - ritiene che si sia dato il via ad una vera e propria lottizzazione abusiva in piena area del parco naturale.

All’epoca dei sequestri delle casette nei camping, l’allora presidente del parco, Fabrizio Manfredi, dichiarò che la Procura aveva ingaggiato «un duello a tutto campo: con tutti gli Enti». Oggetto di avvisi di garanzia - confermava il presidente - sia per quanto riguarda il direttore che per alcuni responsabili degli uffici coinvolti nell'iter autorizzativo».

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