Il dolore
La città da riscoprire
Dalla Torre Matilde a piazza Shelley: itinerari da non perdere
di PAOLO FORNACIARI
Per cercare di sfuggire alla calura e all’afa di un pomeriggio d’estate è possibile immergersi nel verde delle pinete o tuffarsi nel mare dei “segni del tempo”. Percorrere le strade e le piazze di Viareggio alla scoperta dei tesori “nascosti” dalla frenesia della quotidianità, alla ricerca delle tracce della storia della città, rappresenta certamente un’occasione da non perdere, un’iniziativa che non rientra nel programma delle manifestazioni ufficiali, che non costa nulla, ma che può offrire interessanti sorprese in grado di meglio definire la dimensione della città mettendone in luce memoria storica e intrecci e rapporti culturali.
Dalla Torre Matilde alla Chiesa della Ss Annunziata. Un ideale tour storico-culturale, che può essere frazionato in tappe, inizia dalla massiccia Torre Matilde, fatta edificare dal Governo lucchese nel 1534, a difesa del porto canale. La Torre, fulcro dello sviluppo del borgo che nel cinquecento si affacciava alla ribalta della storia, nei primi anni dell'Ottocento fu trasformata in carcere, poi utilizzata anche come Bagno dei forzati. Successivamente fu adibita a carcere pretorile, mantenendo questa funzione fino alla seconda guerra mondiale. Restaurata, è stata poi aperta al pubblico come sede di attività espositive. Da anni è chiusa, inaccessibile, trasformata in muta ed eloquente testimonianza dell'incapacità della città, in dissesto finanziario, ma anche culturale, a valorizzare la propria storia. A pochi metri dalla Torre altri segni testimoniano la storia di Viareggio nel Cinquecento. La cisterna, costruita nel 1592 per l’approvvigionamento idrico del piccolo borgo, era un grande pozzo coperto da una tettoia, che fu ampliato nel 1682. La Chiesa della Santissima Annunziata, ultimata nel 1559 e originariamente dedicata a San Pietro, nel 1657 fu concessa alla Compagnia della Nunziata. Nella piazzetta della cisterna, troviamo la casa natale di Ippolito Ragghianti, nato nel 1865 e morto a soli 29 anni, virtuoso violinista le cui doti di musicista furono apprezzate in tutta Europa.
Da via Regia a piazza Shelley. Sulla via Regia, all’angolo della via Fratti, il palazzo Belluomini, che conserva solo l'impianto architettonico della facciata, è testimonianza di storia. In una camera di questo palazzo nel luglio 1809 soggiornò papa Pio VII mentre veniva condotto prigioniero in Francia. Sempre sulla via Regia, all’angolo con via Veneto, troviamo il seicentesco Palazzo Cittadella, in seguito trasformato in albergo Vittoria, che ospitò illustri personaggi, tra i quali ricordiamo Giuseppe Giusti. La presenza del poeta, giunto nell’agosto 1849 per curarsi al mare, purtroppo senza trovare miglioramento, è testimoniata da una lapide sulla facciata. A proposito di illustri presenze, ricordiamo che nell'Ottocento Viareggio vide anche Massimo D'Azeglio, ospitato nel 1846, quasi in segreto, da Giovanni Pacini, e Alessandro Manzoni che fu nella villa massarosese del genero Giovambattista Giorgini dall'agosto al settembre 1856, non disdegnando di frequentare la spiaggia viareg. gina, come scrisse alla moglie Teresa: “ti lascio per andare a prendere un bagno sul lembo di questo grandioso mare”. In piazza Shelley, col fronte che una volta guardava il mare, oggi remoto dietro la linea delle costruzioni della Passeggiata, troviamo il palazzo che Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, fece costruire nel 1822 su progetto dell'architetto Giovanni Lazzarini. La villa, valido esempio di architettura neoclassica, alla morte di Paolina passò alla sorella Carolina Murat, poi nel 1858 a Vittorio Papanti. Nel 1927 fu acquistata dal Comune di Viareggio e destinata ad edificio scolastico. Dopo anni di restauri anche discutibili, vista la condizione in cui si trova la Villa a chi varca la soglia del portone, attualmente è sede di uffici e di strutture culturali.
Il monumento che testimonia la tragica fine di P.B. Shelley. Nella piazza davanti alla villa, sopra una colonnina di marmo, si eleva il bronzo dedicato al poeta inglese Percy Bysshe Shelley, opera dello scultore Urbano Lucchesi. Inaugurato il 30 settembre 1894, il monumento privo della base su cui si ergeva il busto del poeta, testimonia la tragica fine del cantore del Prometeo Liberato, morto nel 1822 naufrago nel mare di Viareggio e abbandonato senza vita sulla spiaggia, dove, per disposizioni sanitarie fu arso sopra un rogo di pini alla presenza di Mary Shelley e di Lord Byron, nel contesto di una cerimonia che fu vista come la consumazione di un rito pagano. L’erezione del monumento fu promossa da un comitato che comprendeva Felice Cavallotti, Edmondo De Amicis, Menotti Garibaldi, e Giovanni Bovio, autore del testo inciso nel marmo. A proposito di Menotti Garibaldi, nel luglio 1891 fu a Viareggio, ospite in una casa in via Matteotti per godere di una vacanza al mare, come è testimoniato da una lapide murata sulla facciata nel 1910. Ricordando anche, fra gli ospiti illustri di Viareggio, la presenza, nell’estate 1861, di Aleksandr Borodin, autore del Principe Igor, e nel 1903, di Rainer Maria Rilke che soggiornò all'Hotel De Russie e nel silenzio della pineta compose il “Libro della povertà e della morte”. Nel 1908 fu ospite di Viareggio lo scrittore polacco Henryk Sienkiewitcz, autore del romanzo Quo vadis. Fu un soggiorno da eremita poiché, come dichiarò la moglie, «deve curare la salute ed inoltre sta scrivendo un nuovo romanzo». Nel luglio 1914, la scrittrice Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, fu in villeggiatura a Viareggio e frequentò il bagno Felice, gestito da Raffaele Barsella.
Da piazza Mazzini alle architetture della Passeggiata. In piazza Mazzini, l'imponente architettura del Palazzo delle Muse guarda il mare. Originariamente sede dell’Ospizio Marino di Firenze, un’istituzione benefica per bambini indigenti affetti da una forma tubercolare della tiroide, il palazzo fu fatto costruire nel 1861 dal medico Giuseppe Barellai, su progetto dell'architetto Augusto Casamorata al quale subentrò l'architetto Giuseppe Poggi. Il nostro rapido itinerario si snoda lungo la Passeggiata, il viale che, dal canale Burlamacca alla fossa dell'Abate, scorre parallelo alla spiaggia. Una sorta di magico scenario, quasi una quinta teatrale dove Viareggio recita anno dopo anno, nel ruolo di protagonista, la commedia dell'estate, ogni volta diversa e pur sempre uguale, con crescente successo come testimonia la sempre immutata attenzione dei mezzi di comunicazione verso l'indiscussa e rinnovata Perla del Tirreno. Di questo magico palcoscenico, in origine costituito da costruzioni lignee stravaganti e stilisticamente anarcoidi, resta un ricco repertorio fotografico, ma è possibile immaginare l'aspetto del viale ad inizio secolo osservando l’architettura del Martini. Questo chalet, costruito idalla ditta Orzali di Lucca per il negozio di abbigliamento di Samuele Martini, fu inaugurato nel 1899. Negli anni ha subito interventi di restauro e di modifica, mantenendo, fino a poco tempo fa, abbastanza fedelmente l'impianto architettonico, la destinazione d'uso ed anche la denominazione.
Da piazza Mazzini a “La piccola bagnante” di Mario Carlesi. Negli anni Venti, un mutato gusto estetico favorì un'ondata di rinnovamento che cambiò l'immagine dei viali a mare. Gli chalet lignei lasciarono il posto a costruzioni in muratura imponenti e ricercate. Di questa architettura all'insegna dell'eclettismo, possiamo ammirare interessanti esempi: dal 48 al Balena, dalla Galleria del libro all'Eden. Il canto del cigno del liberty viareggino è sicuramente il Margherita. La costruzione, grazie ai suoi spazi chiusi ed aperti, all'uso di policrome ceramiche, alla presenza di pregevoli decorazioni ed affreschi, è il trionfo del gusto dell'eclettismo viareggino e testimonia la felice collaborazione fra Galileo Chini e Alfredo Belluomini. Se l’eclettismo trionfa nel tratto fino alla piazza Mazzini, dopo é la volta del razionale, con una teoria di costruzioni moderne, ispirate alla nuova moda, la cui progettazione interessò la scuola d'architettura di Firenze, diretta da Raffaele Brizzi. Chiude il nuovo tratto dei viali, il belvedere davanti alla piazza Puccini dove possiamo ammirare la scultura “La piccola bagnante”, opera di Mario Carlesi, in pietra di Trani, che si eleva al centro della vasca, sorretta da tre colonnini di rosso di Levanto, e fu inaugurata nel 1938.
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