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Tra le mancanze non aver valutato l’incendio

Tra le mancanze non aver valutato l’incendio

La Procura: sarebbe davvero bastato tenere conto dei decreti del ministero dell’ambiente

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VIAREGGIO. Nel lungo elenco delle mancanze lungo la storia che ha portato al disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio c’è la «mancata adeguata valutazione del rischio di incendio e di esplosione». Il pubblico ministero Giuseppe Amodeo lo ricorda esattamente così. Ed è impossibile non chiudere un attimo gli occhi e ritrovarsi di botto ad un passo dall’incendio di quella notte, dalle case bruciate, dai cadaveri, dai vigili del fuoco che spuntavano spettrali dalla via Ponchielli avvolta nel fumo e nel fuoco. Eppure, continua il pm, «sarebbe bastato tenere conto delle prescrizioni del decreto del ministero dell’ambiente datato 14 aprile 1994 e del decreto, dello steso ministero, con data 15 maggio 1996 per avere immediatamente gli strumenti per valutare gli scenari nei quali poteva evolversi un evento incidentale della stessa specie di quello di Viareggio. Bastava tenere conto di questi dati normativi per poter stimare preventivamente qual era l'area potenzialmente interessata dai danni». Perché i due decreti contengono «tabelle che indicano le aree di danno».

Anche l’Europa che molte responsabilità ha nelle cause che hanno portato al disastro ferroviario sapeva: «L’Agenzia europa per la sicurezza ferroviaria (Era) - continua Amodeo - stima la letalità in caso di evento simile entro un raggio di 120 metri» dalla fonte. «Ma a che serve rende obbligatorio il dispositivo anti deragliamento», aggiunge con la voce carica di amarezza il pubblico ministero della Procura di Lucca.

Quel dispositivo che avrebbe evitato lo svio del treno carico di Gpl a Viareggio - ricorda il pm Salvatore Giannino - ma anche il deragliamento tra Vernio e Vaiano, una settimana prima di quello del 29 giugno 2009. Una cisterna trasportava acido fluoridrico, il treno deragliato ha sfiorato un treno Intercity carico di passeggeri: «Qualche centimetro in più - sottolinea il pm - e sarebbe stata una tragedia da centinaia di morti». In quel caso le indagini scoprirono il cedimento di una balestra: «Ma sempre cedimento di un componente del carrello è», sono le parole di Giannino.

Perché i treni deragliano. E le prove portate in aula in questi giorni di requisitoria non solo abbondano, ma smentiscono fior di dichiarazioni di professori universitari di fama, consulenti di Fs e delle sue azienda, che si sono affannati a tentare di dimostrare come si tratti, invece, di eventi «imprevedibili».

E quando la neonata (all’epoca) Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria dopo il disastro di Viareggio prende provvedimenti stringenti sulla tracciabilità dei carri e degli assili che arrivano dall’estero le associazioni europee di settore scrivono al ministro e ad Ansf (al suo direttore Alberto Chiovelli) evidenziando perplessità sulle misure prese. Il presidente del Cer che riunisce le imprese ferroviarie europee era Mauro Moretti, ad di Ferrovie e da lì a poco tra gli indagati e poi imputati per la strage di Viareggio. (d.f.)

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