Sicurezza
I pm: quel treno era clandestino
Sicurezza violata: «Non sarebbe mai dovuto entrare in Italia»
VIAREGGIO. «Chi di noi in quest'aula abitando in un condominio chiuso, di quelli con i cortili di una volta, farebbe passare nella zona in cui abita un treno merci trasportante 14 ferrocisterne con 40.000 chilogrammi di Gpl ciascuna, a 100 chilometri all'ora e senza alcuna certezza delle caratteristiche tecniche del convoglio che sta viaggiando nel cortile a quella velocità?». È un’immagine a pronta presa quella rappresentata dal pm Giuseppe Amodeo, il quale ha la capacità di proporre una giustizia porta a porta, che chiunque può capire con immediatezza.
In realtà, però, almeno una certezza su quelle quattordici ferrocisterne scarrozzate in giro per l’Italia c’è: «Questo treno è entrato clandestinamente in Italia», sono le parole del pm Salvatore Giannino. Che aggiunge: «Quel treno non poteva entrare in Italia».
Affermazioni che sono il frutto della vera e propria opera di “scavo” fatta dalla Procura di Lucca fin dentro le fondamenta del sistema di sicurezza di Ferrovie, Gruppo e sue aziende, che vedono sul banco degli imputati gli ex amministratori delegati di Fs, Trenitalia, Rfi ed Fs Logistica. Oltre a tutti gli altri, tra Germania ed Italia.
C’è una dettagliata disposizione di Ferrovie, la numero 13 del 2001, che si occupa della individuazione dei pericoli, della valutazione dei rischi, delle azioni per la minimizzazione dei rischi. Tutto quanto va a formare il Sistema di gestione della sicurezza. «Scritta veramente bene - sottolinea Amodeo -. Ma è rimasto un provvedimento sostanzialmente inattivato e svuotato da altre disposizioni che ne hanno ridotto la portata». Insomma, nel corso del tempo le cose sono andate peggiorando.
Così da avere un quadro generale in cui le carte prevedono dei comportanti, delle regole, ma la realtà racconta ben altro. Uno degli esempi portati in aula da Salvatore Giannino è quell del “Dossier sicurezza”. Che è prescritto debba contenere «tutte le informazioni richieste per ogni tipologia di servizio». Bene: «Per quanto riguarda il trasporto di merci pericolose non è mai stato realizzato. Da sola, questa relazione - sono le parole dure del pm - sarebbe stata idonea a non concedere il certificato di sicurezza a Trenitalia». Azienda che - è stato testimoniato in aula nel corso del dibattimento - non aveva propri carricisterna per il trasporto di merci pericolose e quindi li noleggiava (per esempio dalla tedesca Gatx, come nel caso del disastro di Viareggio, 29 giugno 2009, trentadue morti).
«Per un'intera tipologia di servizio - continua Giannino - non abbiamo niente di quanto previsto. E dunque: «È normale che il solo ricorrere al noleggio, come scelta commerciale, consenta di poter aggirare tutte le disposizioni normative? Basta il noleggio per sottrarsi?». Ed ancora: «Se effettui l’intero trasporto noleggiando carri da un detentore estero di cui non conosci componentistica, officine, regole, è possibile dire che si sono rispettate tutte le procedure di sicurezza volte a mantenere il certificato di sicurezza?».
Le domande poste dai pm sono agghiaccianti se si è visto una parte di città bruciare quella notte, se si sono assistiti i propri familiari bruciati vivi, se si sono seppelliti bambini, se ancora si lotta con le conseguenze delle ustioni. «Perché Rfi non ha fermato il trasporto merci pericolose di Trenitalia che non ha fornito un dossier sicurezza? Eppure lo prescrive la normativa». Carri dall’estero, della cui sicurezza ci si fida, ma che se fossero italiani dovrebbero viaggiare con una carta di identità ben chiara e definita, altrimenti non ci sarebbe certificato di sicurezza per azienda e gestore della rete: «Non è che quello che arriva dall'estero vola!», sono le parole di Giannino. Che aggiunge: «Perché, là dove c'era più rischio, si è mancato totalmente di porre l'attenzione? Possibile che sulla rete nazionale ferroviaria circolassero treni di cui il gestore non sapeva niente neanche dal punto di vista di una omologazione/immatricolazione?».
Per di più in un quadro europeo in cui già nel 2007 l’Eba (Agenzia per la sicurezza delle ferrovie tedesche) aveva lanciato all’allarme per i ripetuti deragliamenti dovuti allo stato in cui viaggiavano gli assili tedeschi. Più di un testimone della difesa - anche molto autorevole - ha sostenuto che il deragliamento era imprevedibile. Eppure - è ancora la voce dell’accusa - «uno svio è capace da solo di arrecare danno. Lo si legge nei documenti di Trenitalia. Dunque era imprevedibile?». Ed Amodeo propone un lungo e dettagliato elenco di deragliamenti, snocciolando dati nazionali ed internazionali da mettere i brividi.
Senza contare - l’analisi della documentazione di Ferrovie offre una miniera di spunti. che già dal 2002 per quanto riguarda i capitolati delle forniture è previsto che «le divisioni dovranno specificare le caratteristiche materiale rotabile». Previsioni così specificate: «Previsione del tipo assile, che deve garantire procedimenti di manutenzione efficiente. Se non c'è il bollo dell’impresa ferroviaria che li prende in carico vuol dire che nessuno ha mai controllato lo stato del materiale». L’assile che si è fratturato a Viareggio «non ha bollo, non è mai stato preso in carico da un’impresa ferroviario, nessuno ha mai verificato che in fase produttiva fosse stato verificato».
Dunque, «quella sala (assile più ruote, ndr) era illecita, illegale e clandestina», risuonano così le parole di Giannino. E «Rfi avrebbe avuto l'obbligo di fermarla». Invece no, via a cento all’ora tra le case, per poi - a disastro avvenuto - sostenere per anni che ridurre la velocità dei treni merci significa creare maggiori rischi. Come dichiarato nel corso del processo. Ed allora, è di nuovo Giuseppe Amodeo a leggere un lungo elenco, quello dei provvedimenti in ambito europeo per la riduzione della velocità dei treni che trasportano merci pericolose: «Se la velocità aumenta il rischio, allora tutti i provvedimenti presi sarebbero criminosi?».
La requisitoria continua oggi e porterà alla formulazione della richieste di condanna. Può darsi che vi sia un leggero slittamento del calendario, indigesto al presidente del Collegio, Gerardo Boragine che deve governare tempi e aula. Ma quello che stanno portando alla luce i pm Amodeo e Giannino deve essere svelato fino in fondo. Perché solo così non ci sarà mai più un altro 29 giugno 2009. È questo il senso vero della giustizia.
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