Toscana
I familiari: questa sarà l’unica nostra vera sentenza
Daniela Rombi ricorda la battaglia condotta da anni contro la prescrizione per incendio e lesioni colpose
VIAREGGIO. Quella che chiuderà i tre anni di processo di primo grado, al Polo fieristico di Lucca, sarà «l’unica sentenza possibile». Sette anni insieme ai familiari delle trentadue vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 ed è ancora un colpo al cuore ascoltare Daniela Rombi. Che ha perso una figlia di 21 anni dopo quaranta giorni di agonia e che al mondo intero ha sempre detto dritto in faccia che in casa a piangere, lei e gli altri familiari, non ci sarebbero stati. Perché sulla strada della sicurezza lungo i binari d’Italia e di Europa c’era - e c’è - ancora troppo da fare.
L’unica sentenza possibile - sono ancora le parole di Rombi, vice presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” - «perché racchiude tutti i reati». Parole semplici. Per spiegare il termine tanto ascoltato in questi ultimi anni: prescrizione. Per il processo al disastro ferroviario di Viareggio, che vede tra gli imputati gli allora vertici di Fs e delle sue aziende, non c’è stato pool di magistrati come accaduto, invece, per il recente scontro tra treni di una ferrovia privata in Puglia. Quando le indagini sono iniziate, all’alba del 30 luglio 2009, c’erano un sostituto Procuratore, Giuseppe Amodeo, ed un Procuratore capo, Aldo Cicala. Trentadue morti ed una vicenda che attraversa Italia, Austria e Germania, in un’inchiesta che ha richiesto rogatorie e traduzioni, e nella quale il linguaggio prevalente è stato quello dell’ingegneria, della fisica e della matematica. Più che quello del diritto. Alla squadra si è poi aggiunto il sostituto Procuratore Salvatore Giannino. Ma entrambi, Amodeo e Giannino, hanno mandato avanti in questi anni anche il lavoro dei casi “normali” rispetto al procedimento per il disastro di Viareggio.
Incidente probatorio (2011), udienza preliminare (2013) e dibattimento denso di testimoni, ed ecco passati sette anni. Con la sentenza che arriva sul filo della prescrizione per i reati di incendio colposo e lesioni colpose. Ed una certa tendenza ad andare per le lunghe che il Collegio del dibattimento, presieduto da Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino, ha saputo contenere con decisione.
«Le altre sentenze - sottolinea Daniela Rombi parlando con il cronista in una pausa della lunga giornata di ieri - saranno tutte relative. Solo quella di primo grado è la sentenza che cercherà la verità e darà un po' di giustizia. Anche se noi familiari non molliamo la lotta contro la prescrizione».
Le istituzioni. Ieri mattina in aula c’era il commissario Fabrizio Stelo, accompagnato dall’avvocato del Comune Maria Lidia Iascone. L’Ente pubblico si è costituito parte civile fin da subito e ha affidato le ragioni di un’intera comunità all’avvocato Graziano Maffei. Stelo è stato in aula quasi per l’intera mattina: «Le ferite causate da questa tragedia non credo che si rimargineranno mai», sono le uniche parole che il commissario si lascia sfuggire calando l’istituzione Comune dentro la realtà, per quanto dura sia.
Al momento dell’inizio dell’udienza che ha dato il via al cammino verso la sentenza non ha voluto mancare neppure l’ex sindaco Giorgio Del Ghingaro che si è intrattenuto brevemente con lo stesso commissario. Presente per la Provincia di Lucca la consigliera Grazia Sinagra. Impossibile non ricordare, però, chi per l’Ente di Palazzo Ducale non ha mollato un minuto, nella costituzione di parte civile, così come nel sostenere l’attività dei legali e dei consulenti tutti: Stefano Baccelli, ex presidente della Provincia, oggi consigliere regionale.
Trentadue magliette. Non sono, però, solo le parole dei familiari a colpire come un pugno allo stomaco ogni volta le si ascoltino. C’è un gesto che più di ogni altro, e più di interi fiumi di parole, risuona come un grido. Quando, ad ogni fine udienza, le trentadue magliette con i volti di chi non c’è più, distese su altrettante sedie vuote, vengono ripiegate dalle mani di padri, madri, mogli, fratelli. In attesa di essere di nuovo “stese”, il giorno dopo.
Le parole di Daniela Rombi, e con lei tutti i familiari, sono per la Procura di Lucca ed i suoi rappresentanti: i pm Amodeo e Giannino. «Aspettiamo questo momento da setti anni e mezzo e ci sentiamo con le spalle coperte da loro. C'è un'ansia e un'emozione incredibile perché giovedì chiederanno le condanne».
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