Gioco
La voglia di fiera a Viareggio mette d’accordo tutti
Balducci (Overmarine): siamo stati i primi a farla Bonomo (Codecasa): bene, ma servono fondali
VIAREGGIO. Fiera della nautica a Viareggio, quanti ricordi. Basta accennare l'argomento e ciascuno, in porto, ha una propria storia da raccontare. A cominciare da Giuseppe Balducci, patron del marchio Overmarine, imprenditore nautico di lunga navigazione. «L'abbiamo fatta per tre anni (a partire dal 1983, ndr). Con Sergio Breschi ci abbiamo speso ogni energia. Costava 620 milioni di lire e ne incassava 600. Al terzo anno, il giorno della vigilia dell'apertura, i cantieri viareggini fecero una riunione in un hotel cittadino e decisero di non partecipare. Solo Codecasa, al mattino, levò gli ormeggi dalla banchine e spostò le sue barche nell'area del mercato ittico dove la mostra si teneva». Un ammutinamento a favore della Fiera di Genova che l’esperienza fatta a Viareggio - così si diceva all'epoca fin dall’inizio - avrebbe finito per uccidere.
Giuseppe Balducci con i suoi marchi ha deciso di restare in Ucina (Confidustria). Così come ha fatto Codecasa. «L'episodio citato da Balducci non lo ricordo - a parlare è Ennio Bonomo, amministratore delegato di Codecasa2 - anche perché all'epoca lavoravo in Perini Navi. Ma ho memoria, perché ho anche una bella foto, che alla Mostra della nautica a Viareggio un anno accompagnai Paul Cayard».
Vetrina e non solo. Perché, continua Bonomo, «quella di Viareggio fu la prima fiera galleggiante nella nautica. All'epoca c'era solo Fort Lauderdale organizzato così. Ci sono delle foto spettacolari in giro, di quella che oggi è la banchina Udina. C'era un pontile in mezzo che collegava le due darsene». Alla domanda sul perché la città sia riuscita a perdere il primato, la risposta di Bonomo è fulminante: «Per lo stesso motivo per cui ci siamo persi il Festival che oggi è il Festival di Sanremo». Ovvero quel lasciarsi sfuggire le occasioni come sabbia tra le dita che sembra la maledizione viareggina.
Anche il gruppo Codecasa è rimasto in Ucina, ovvero in Confindustria: «Per qualsiasi vicenda sindacale in Italia questo è il riferimento per trovare le soluzioni». Ma c'è di più, sia per Balducci che per Bonomo. «Non partecipiamo a queste guerre», è la voce - autorevole - di Balducci che da l’esempio un po’ a tutti. Ricordando che le imbarcazioni con i suoi marchi saranno ai due saloni esteri perché «per quelle grandi c'è Montecarlo. E fino ai 35 metri c'è Cannes. Dove si trovano le barche armate con gli armatori a bordo».
Per Ennio Bonomo la vicenda che oggi contrappone Ucina e Nautica Italiana «nasce come un dispetto e continua con un dispetto». Detto questo, però, se si parla di Mostra della nautica da allestire a Viareggio, la posizione di Bonomo è netta: «Qualsiasi cosa si faccia, in questa città, va bene. Basta che si cominci a fare». Ben sapendo, però, che affinché ciò possa accadere è necessario mettere a punto una logistica da troppo tempo attesa: «Sotto la passerella, nel Burlamacca, le barche a vela che hanno un po' di chiglia strusciano. C'è un metro e mezzo di fondale».
Escavo che assicuri fondali per entrata e uscita, ma «il problema oggi è l'interno del porto. Nelle darsene c’è il fango. E servono risorse, perché il materiale scavato è un rifiuto speciale». Il messaggio, inevitabilmente, è tutto per la Regione. Che governa il porto con l'Autorità regionale chiamata a lavorare con quanto Firenze stanzia o non stanzia. «Una volta questa città, di mare e di porto - conclude Bonomo toccando uno dei tasti più dolenti - aveva una draga fissa che assicurava i fondali necessari». Poi, è storia nota, le scelte fatte sono state altre. Sono state quelle della dismissione del sabbiodotto (che oggi l’Autorità portuale intende ripristinare a quasi vent’anni di distanza) e dell’arrivo del doppio sistema di dragaggio, con appalti milioni, draga aspirante e draga refluente. E degli anni di allarmi ed incidenti anche gravissimi per i fondali insufficienti. Ci sono volute le indagini dell’Arma dei carabinieri (Nucleo investigativo di Lucca) per portare alla luce la storia completa di quella esperienza. Un’inchiesta che vede uno dei principali protagonisti della gestione del dragaggio, per il ruolo che ricopriva esprimersi così all’indomani dell’archiviazione decisa dal Gip Mugnanini alle richieste del Pm di intercettazioni e perquisizioni: «C’era anche la Regione di mezzo, le amministrazioni che sono passate... Mi dicevano: “Mettici la refluente, falla lavorare...per amor di Dio...”. Ma le refluenti per me erano da eliminare, non erano utili allo scopo. L’ho detto anche negli interrogatori: per me non era sufficiente a risolvere il problema...Al Gip non ho detto che la draga ha fatto un buon lavoro. Io ho detto che la draga, quando era in moto, funzionava. Ma in tutti gli interrogatori ho confermato che non era sufficiente a risolvere il problema». Oggi che i cantieri rimarcano con forza che se il fondale c’è «è solo temporaneo», siamo da capo a quel «non funzionavano»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
