Sicurezza
Gamberi killer e tartarughe aliene nel lago di Puccini
Dal Massaciuccoli hanno raggiunto Veneto e Friuli Ma una soluzione per debellarli forse c’è: i cinghiali
MASSAROSA. «Per favore, aiutateci, non riusciamo nemmeno più a uscire di casa senza essere letteralmente assaliti da quei mostriciattoli». La richiesta dei giorni scorsi sul quotidiano La Nuova Venezia arriva dai residenti di Mestre esasperati dall’invasione dei gamberi rossi della Louisiana, detti “gamberi killer”, importati agli inizi degli anni Novanta da un allevamento ittico di Massarosa. Da lì si sono poi estesi ad altre zone della Toscana e con il passare degli anni hanno raggiunto il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Ancora prima lo stesso problema aveva riguardato la zona di Torino, dove i gamberi erano riusciti a scappare dalle vasche di un allevamento per poi disperdersi nel fiume Banna. «Da questi primi due nuclei il crostaceo della Louisiana si è diffuso a macchia d'olio in tutte le regioni centro-settentrionali – si legge in un articolo di Piemonte Parchi - nella seconda metà degli anni Novanta aveva già “conquistato” gran parte della Pianura Padana e all'inizio del 2000 era sotto assedio anche il Centro Italia, secondo un copione già visto in molti paesi europei». A Mestre i gamberi killer non solo hanno eliminato i pesci dai fossi, ma attaccano gli animali domestici e pure l'uomo.
Il nome scientifico è “procambarus clarkii”, è lungo circa 18 centimetri ed è noto per aggressività e voracità: dove arriva fa il vuoto divorando tutti gli esseri viventi che trova. È anche in grado di scavare e a volte il numero delle cavità negli argini è così elevato da provocare indebolimenti con relativi crolli e allagamenti. Inoltre può respirare alcune ore fuori dall’acqua, per cui attacca le coltivazioni e i pollai. E a distanza di oltre venti anni continua a infestare il lago di Massaciuccoli. «I gamberi della Louisiana sono ancora molto abbondanti e sono ovviamente ancora un problema ambientale – spiegava giorni fa Andrea Gennai il cui mandato di direttore dell’ente parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli scade proprio oggi - anche se in realtà pare che la fauna autoctona stia cominciando a predare più efficacemente i gamberi: vari tipi di uccelli, qualche pesce, volpi, martore, faine e persino i cinghiali stanno cominciando attivamente a ridurre tale popolazione. La questione gamberi quindi sta passando in secondo piano rispetto al rischio derivante da altri alloctoni, come nutria, pesce siluro, altre specie che arrivano nel parco dal porto di Livorno (e quindi da altri continenti) come granchi e bivalvi alieni. Persino le tartarughe d’acqua dolce aliene (le Trachemis) sono un problema ben più serio del gambero. Il Parco sta sperimentando forme di cattura di queste varie specie, così come l’Europa chiede, ma la possibilità di eliminarle è esclusa, si può solo tenerle contenute. Si sta provando a ideare progetti che uniscano il controllo di queste specie con la salvaguardia di quelle tipiche».
Per combattere l’invasione dei gamberi killer nel padule di Fucecchio fu attivato il progetto Life Natura 2011 da 1.374.000 euro finanziati per metà dall’Europa e l’altra metà dal Consorzio di Bonifica e dal Dipartimento di biologia evoluzionistica dell’Università di Firenze. Erano coinvolti il Consorzio di Bonifica, l’Università di Firenze, la Regione, le Provincie di Pistoia e Firenze, i Comuni di Larciano e Altopascio, la società immobiliare Agricola Castelmartini e l’associazione Sibolla Nostra. Non c’era l’ente parco. «Non ho sentito dire di risultati risolutivi sulla questione gambero, che è apertissima a livello nazionale - è il commento di Gennai - le poche risorse disponibili (non solo del parco ma in generale) credo che sia meglio utilizzarle per prevenire e combattere nuove colonizzazioni di ulteriori specie».
Per combattere i gamberi killer ci sarebbe anche la tecnica messa a punto nel 2009 dai ricercatori dell’Università di Firenze: consiste nell'irradiare i maschi con i raggi X per ridurre la loro capacità riproduttiva. «Sulle sterilizzazioni ci sono molte perplessità – ha aggiunto Gennai - su popolazioni libere in grandi aree non hanno mai dato risultati risolutivi. Nella Tenuta di San Rossore, dove la densità è più bassa che a Massaciuccoli, il Parco sta provando metodi di cattura da affidare a volontari, ma c'è anche da pensare a come smaltire poi quei gamberi che non potrebbero comunque essere destinati all'alimentazione umana. Le tartarughe aliene sono un pericolo assai maggiore. A San Rossore, ma anche in molte altre Tenute del parco a cominciare da Migliarino, creano gravi problemi essendo onnivore e molto attive. Mangiano qualsiasi cosa, vegetale e animale, comprese le larve e uova di anfibi, rettili e pesci. Sono anche forti competitori delle tartarughe acquatiche nostrali (Emys) che sono presenti a migliaia ma che potrebbero subire gravi danni. Essendo di più facile cattura, anche per le dimensioni maggiori, il controllo delle tartarughe è assolutamente più fattibile di quello dei gamberi. A parità di soldi spesi controllare la tartaruga fa quindi meglio alla natura, anche perché le tartarughe si difendono meglio e hanno meno predatori».
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