La manifestazione
Mare pulito? Solo nel 2019
Ancora ritardi nei lavori di Gaia: mancano i soldi per realizzare le opere
VIAREGGIO. Aumenti delle tariffe, ritardi nella realizzazione dei lavori, continui cambi di programma rispetto ai programmi ipotizzati. E poi i soldi delle banche, che servono per tenere in piedi il sistema, recuperare il tempo perso, migliorare i servizi. E che per ora non ci sono.
È il difficile mondo di Gaia, la società di gestione del servizio idrico integrato, la cui guida da qualche mese è affidata a un nuovo consiglio di amministrazione alle prese con problemi irrisolti fin dalla nascita della società e ora con l’ennesimo aggiustamento delle tariffe e del programma di intervento, ratificato dai sindaci dell’Autorità idrica toscana (Ait) a fine luglio scorso. Programma che cerca di recuperare importanti ritardi accumulati negli ultimi due anni e al contempo sposta in avanti molti dei lavori previsti da Gaia. Aggiungendo rinvii a rinvii.
I programmi che saltano. Ritardi e rinvii inevitabili? Pare proprio di sì visto che il problema di fondo è che i soldi per fare i lavori non ci sono, nonostante gli oltre 75milioni di euro di ricavi dalle tariffe pagate dagli utenti in Versilia e negli altri territori dove opera Gaia, Massa Carrara, la provincia di Lucca (eccetto il capoluogo), e alcune zone della provincia di Pistoia. Per fare gli investimenti non basta l’autofinanziamento (la tariffa) ma serve, l’azienda lo dice ormai da tempo, un finanziamento strutturato da 140 milioni di euro per il quale si tratta da oltre un anno ma, a quanto pare, non arriverà prima del 2017. In mancanza di quelle risorse dei 44 milioni di euro di lavori previsti nel 2014 Gaia è riuscita a farne poco più di 13 milioni. E dei 34 milioni inseriti del programma di intervento 2015 in realtà sono stati fatte opere per complessivi 12milioni e 300mila euro. È chiaro che qualche cosa è rimasto... indietro. Anche le tanto attese opere dell’accordo “Balneazione”.
Mare pulito? Tra qualche anno. La stessa azienda, predisponendo gli atti relativi alla modifica del programma di intervento, fa sapere ai sindaci soci dell’Ait che non sarà possibile rispettare i tempi dell’accordo siglato due anni fa con la Regione (oltre che i Comuni costieri, le Province di Lucca e Massa Carrara e gli altri enti interessati al problema) per adeguare reti e depuratori ed evitare così che la fognatura finisca in fossi e canali e quindi in mare. Situazione che inevitabilmente porta a divieti di balneazione e danni per l’economia turistica della Versilia. Le opere previste in quell’accordo avrebbero dovuto essere completate entro il 2017. Si finirà, se va bene, nel 2019. Gli interventi in questione «per quanto possibile non sono stati posticipati» si legge nella documentazione fornita all’Ait, dove si aggiunge: «In alcuni casi sia per motivi tecnici che finanziari si programmano slittamenti da 1 a 2 anni con conclusione dell’accordo non oltre il 2019».
Il bicchiere mezzo pieno. Nonostante i conti non tornino va dato atto a Gaia che i lavori per mettere al sicuro il mare da inquinamento da liquami, pur a rilento, sono partiti, in alcuni casi sono stati portati a termine e bene o male non si sono mai fermati. C’è da capire se si arriverà mai alla fine. Per due motivi: la situazione economica difficilissima di Gaia, appesa all’ottenimento del maxi finanziamento dalle banche, e il fatto che più si “indaga” sulle cause dell’inquinamento del mare più si scoprono situazioni anomale sugli scarichi che richiedono lavori ulteriori rispetto a quelli preventivati. È il caso della situazione emersa dalle video-ispezioni di oltre 6 chilometri di fognatura nera nei pressi del Fosso dell’Abate, lato Viareggio e lato Camaiore: tra anomalie e scarichi abusivi ci saranno da mettere in cantiere altri 800mila euro di lavori oltre che l’organizzazione di una vera e propria task force di tecnici e progettisti per portare avanti le verifiche sugli scarichi e risolvere i problemi rilevati. Contemporaneamente, rispetto agli interventi già inseriti nell’accordo di programma, Gaia fa sapere che è pronta la progettazione del completamento delle fognature tra Camaiore, Capezzano e Lido: opere da realizzare nel 2017 come da accordo. A Pietrasanta si lavora sulla fognature nera di via del Barcaio ed entro settembre si andrà al collaudo (da accordo l’intervento doveva essere terminato nel dicembre 2015) mentre è in fase di aggiudicazione l’appalto per il potenziamento depuratore di Querceta (anche in questo caso l’accordo prevedeva la realizzazione dei lavori entro dicembre scorso). Ancora da affidare il completamento delle fognature nere nel quartiere di Varignano a Viareggio (dovevano essere pronte, da Accordo, nove mesi fa). Sempre a Viareggio sono finiti i lavori idraulici delle fognature nere sulle vie Sauro - Pascoli - Corrao (nell’accordo la realizzazione era prevista entro dicembre 2015) e manca solo l’ultimo tratto per il completamento della fognatura nera Marco Polo-Via Fratti (doveva essere finita nel maggio 2015).
La teoria e la pratica: banche e tariffe. Le opere per assicurare alla Versilia e alla costa apuana un mare pulito non sono le uniche che impegneranno Gaia. Il piano di intervento della società per il 2016 prevede lavori per quasi 30milioni di euro (29.902.626 per la precisione) di cui oltre 14 milioni, la parte più significativa) per fogne e depurazione. La cifra recupera in parte gli investimenti che Gaia non è riuscita a fare nel 2014 e nel 2015. Sempre che i soldi, quest’anno, ci siano. Gaia sa già che i 140 milioni di euro di finanziamenti dalle banche (che con ogni probabilità alla fine saranno 120) non arriveranno fino al prossimo anno. Di conseguenza ha lavorato per ottenere entro dicembre un “aiutino” più contenuto: 15 milioni. Arriverà? In teoria sì. La pratica però è un’altra cosa e Gaia non lo nega. «L’importo complessivo degli investimenti attesi e previsti nella convenzione di affidamento del servizio - si legge nella documentazione relativa al programma di interventi - potrà trovare concreta attuazione a condizione che la nuova articolazione tariffaria consenta di fatto la bancabilità del piano ovvero permetta di ottenere un finanziamento strutturato a medio lungo termine. Il mancato ottenimento del finanziamento strutturato avrà come conseguenza una forte riduzione degli investimenti attesi». Tradotto: se le banche non concedono prestiti i lavori non si fanno. E le banche concedono prestiti se il piano tariffario - che attualmente prevede dal 2016 al 2021, aumenti annui medi del 5% - è ritenuto congruo dagli istituti di credito coinvolti. Insomma l’acqua costa almeno tanto quanto vale portarla nelle case e restituirla, meglio se depurata, al territorio. Ma anche tanto quanto serve a pagare i debiti che ci sono già e quelli che verranno, sennò l’acqua nelle case rischia di non arrivare affatto.
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