Lutto
I sindaci sono divisi sull’azienda
Buratti (Forte dei Marmi) la difende. Del Dotto (Camaiore) chiede cambiamenti
VIAREGGIO. Un'azienda, quella idrica, che «appartiene alle nostre comunità e abbiamo il diritto/dovere di vigilare e controllare che agisca secondo la legge e criteri di efficienza. Ma non possiamo assistere, senza far sentire alta la nostra voce, alla campagna denigratoria che nega, talvolta, perfino l'evidenza». È il documento proposto dal sindaco di Forte, Umberto Buratti, ai colleghi della Versilia. Un documento che fa discutere e che vede la voce in controcanto del primo cittadino di Camaiore, Alessandro Del Dotto. Il quale ha proposto un altro testo che affronta anche il tema del cambiamento che Gaia deve intraprendere: «L'azienda non sarà chiusa o smembrata, ma quello che è certo - si legge - è che molte cose devono cambiare, e siamo già a lavoro. Tuttavia, l'azienda deve intraprendere nuove strade per una maggiore efficienza del servizio e delle infrastrutture e deve lavorare con maggiori energie ad obiettivi di economicità più concreti. Per questo, il ruolo dei Comuni è e deve rimanere centrale, in particolare con un penetrante potere di controllo ed indirizzo che dia alla gestione amministrativa del servizio obiettivi strategici di breve, medio e lungo periodo.
Nel documento che i sindaci della Versilia dovranno siglare, anche il riferimento ai costi delle infrastrutture e del loro mantenimento: «Acquedotti, fognature, depuratori sono il vero argomento e la vera priorità. Questi costi devono trovare copertura in parte con l'addebito agli utenti e, in parte, con la fiscalità generale».
Ma nel documento proposto da Buratti si legge una difesa di Gaia a prescindere: «Dobbiamo essere al fianco della nostra azienda. Quello che noi non vogliamo, ma che sarebbe inesorabile remando contro, è l'ingresso del socio privato».
Diverso il ragionamento di Del Dotto che tiene conto di entrambe le faccia della medaglia-azienda idrica: «Chi oggi vuol chiudere GAIA asseconda logiche di privatizzazione; chi oggi preferisce mandare a catafascio Gaia e distruggerla sta ipotecando la pubblicità del servizio, ponendo le premesse per la sua privatizzazione. Oscuri e sconosciuti, del resto, sono gli approdi di chi vuol chiudere Gaia, mentendo - sapendo di farlo - sul fatto che i Comuni siano capaci di sopperire: i soldi non si stampano. Certo che Gaia può gestirli meglio».
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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