Toscana
Gli impianti del peracetico slittano fino ad ottobre
Il Comune di Camaiore spiega: «C’è voluto più del previsto per la progettazione da lunedì chiamiamo le aziende per la gara, a metà mese l’affidamento dei lavori»
CAMAIORE. Due anni. È il tempo che ci è voluto per mettere in piedi quella che tutti chiamano con cautela «la soluzione tampone contro l’inquinamento del mare». Parliamo degli impianti che spargeranno l’acido peracetico per disinfettare Fossa dell’Abate, Motrone e Fiumetto. Ed evitare così che portino sul litorale i liquami scaricati nelle loro acque. Sporcizia che causa i divieti di balneazione, anche se soltanto nelle giornate di pioggia battente. E quest’estate, toccando ferro, il tempo favorevole ha impedito nuovi stop.
Gli impianti al peracetico entreranno in funzione forse a fine mese, ma più probabilmente a ottobre. Colpa di una progettazione che ha richiesto più tempo del previsto. La seduta di giunta a Camaiore che avrebbe dovuto dare il via libera al progetto esecutivo dell’ingegner Filippo Bianchi - funzionario comunale che sta seguendo la questione - era in programma a fine luglio. E invece l’ok, assieme al progetto, è arrivato soltanto due settimane fa. Così i tempi si allungano, per l’ennesima volta.
«Lunedì - fanno sapere dal Comune di Camaiore, che sta gestendo l’intera faccenda come amministrazione capofila - chiameremo le aziende per fare la gara e affidare i lavori». La procedura, per quanto faccia un po’ sorridere l’idea, è l’urgenza: l’amministrazione pubblica chiama direttamente dalle cinque alle dieci imprese, ne valuta le proposte e sceglie la migliore in una decina di giorni. Questo fa pensare che l’affidamento del cantiere ci sarà a metà mese. E i lavori veri e propri non potranno che partire nei giorni successivi.
Si sta per compiere, insomma, il secondo compleanno dall’accordo di programma che, nell’ottobre del 2014, dette il via al cosiddetto patto per il mare pulito. Con tanto di quaranta milioni messi sul piatto dalla Regione per trovare una soluzione tampone all’inquinamento delle acque, e nel frattempo completare la rete fognaria. Che è poi la causa principale degli scarichi finiti laddove non dovrebbero. Di Gaia e dei suoi ritardi parliamo nella pagina a fianco, ma anche le altre amministrazioni non hanno brillato per velocità. Per quanto si tratti di una sperimentazione, aver impiegato due anni (come minimo) per realizzare gli impianti anti-liquami è troppo. Il sindaco Alessandro Del Dotto lo sa e ha promesso ulteriori accelerazioni. Anche se la stagione turistica può dirsi quasi conclusa.
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