Sicurezza
consorzio e arpat: posizioni opposte
VIAREGGIO. Da una settimana il Fosso Farabola è di un bel verde...alga. Anzi, alghe. Perché a formare il tappeto erboso sono due alghe, come specifica l’ordinanza del commissario Fabrizio Stelo che...
VIAREGGIO. Da una settimana il Fosso Farabola è di un bel verde...alga. Anzi, alghe. Perché a formare il tappeto erboso sono due alghe, come specifica l’ordinanza del commissario Fabrizio Stelo che fissa il divieto di balneazione, pesca e attività ludico-ricreative di transito nella Farabola. È evidente che nessuno fa da decenni il bagno nei fossi cittadini. Che, però, sono percorsi da chi pratica la canoa. Le alghe in questione sono Microcystis ed Euglenia Viridis. La prima, soprattutto, è una vecchia conoscenza. Solitamente, in estate, infesta il lago di Massaciuccoli, sul quale insiste periodicamente analoga ordinanza. Perché, lo ricorda l’ordinanza messa a punto dall’ufficio ambiente del Comune di Viareggio, «la presenza in particolare dell’alga Microcystis può dare atto alla produzione di cianotossine velenose». Così che il provvedimento del commissario è di salute pubblica, in quanto “sindaco” e primo responsabile della pubblica incolumità. «L’uomo - si legge ancora -può essere esposto soprattutto per via orale, attraverso gli alimenti (pesci e vegetali), e in misura minore anche per via cutanea e respiratoria». Quindi, «sulla base delle comunicazione Arpat del 29 agosto» il Comune ha preso «un provvedimento volto ad evitare che siano consumati alimenti derivanti dalla pesca e che sia vietata qualsiasi attività ludico ricreative di transito al fine di eliminare qualsiasi rischio per la salute dei cittadini». Fino a che «le verifiche di Arpat non abbiano escluso rischi sulla salute pubblica». Ieri pomeriggio il cantiere comunale ha posizionato la cartellonistica che segnala il divieto lungo tutto il corso del Fosso.
La segnalazione del Movimento Cinque stelle con Enrico Santambrogio, particolarmente attento da sempre alle questioni ambientali sul territorio, è stata dunque fatta propria dal Comune. Subito dopo Capitaneria ed Arpat, in seguito a sopralluogo congiunto, avevano messo in evidenza la situazione sollecitando - con tanto di lettera di Arpat protocollata - il Consorzio di bonifica ad intervenire per la rimozione del tappeto di alghe.
«La vasta fioritura algale - scrive Arpat - causata dalle elevate temperature, dal ristagno delle acque e dalla presenza di nutrienti, determina una situazione di anossia (mancanza di ossigeno) per la fauna acquatica da cui possono originare morie di pesci. Per quanto sopra Arpat, informando immediatamente i vari Enti interessati, ha chiesto al Consorzio Toscana Nord un intervento urgente, con la rimozione del tappeto algale, al fine di evitare una eventuale moria della fauna ittica e problemi igienico-sanitari».
Una comunicazione che l’Agenzia regionale per l’ambiente ha inviato anche alla Azienda sanitaria. Che, al momento, non ha mosso “foglia”. Mentre il Consorzio di bonifica, tramite il presidente Ismaele Ridolfi, ha fatto subito sapere di non dover intervenire, in quanto ente «non competente» alla rimozione delle alghe. Arpat e Comune sostengono invece il contrario. Risultato: le alghe rimangono con un allarme per la salute pubblica che non può essere ignorato.
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