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Versilia

Parco della memoria dedicato ai martiri della Sassaia

FORTE DEI MARMI. Un parco dedicato ai martiri della Sassaia. È la proposta che lancia al sindaco di Massarosa, Franco Mungai, Guglielmo Polacci, fratello di Giancarlo, uno dei fortemarmini che nell’a...

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FORTE DEI MARMI. Un parco dedicato ai martiri della Sassaia. È la proposta che lancia al sindaco di Massarosa, Franco Mungai, Guglielmo Polacci, fratello di Giancarlo, uno dei fortemarmini che nell’agosto 1944 furono uccisi alla Sassaia presso Piano di Conca dai soldati nazisti. «Vorrei fare un appello al Sindaco di Massarosa – spiega Polacci - perché la sua amministrazione consideri la possibilità di realizzare nella zona dell’eccidio un piccolo Parco della Rimembranza dove onorare degnamente tutti i morti uccisi dai nazifascisti sul territorio comunale. L’attuale cippo – continua Guglielmo Polacci - non ha visibilità sufficiente per effettuare una sosta, e tutto ciò sarebbe utile per tramandare la memoria di questi fatti alle future generazioni».

E in effetti è difficile dare torto a Polacci, e per averne conferma basta dare un occhiata anche alle recenti foto della manifestazione di ricordo effettuata dai Comuni di Forte e Massarosa il 10 agosto e dalle quali si intravede il cippo costretto angustamente tra il paracarro e la trafficatissima via Sarzanese.

«Sento il dovere di ringraziare le amministrazioni che da oltre dieci anni si impegnano a ricordare i 38 morti della Sassaia di Pian di Mommio assassinati nell’agosto 1944 – prosegue Polacci nella lettera a Mungai - e ringrazio anche dell’invito come fratello di una delle vittime. Nel contempo, però, sono dispiaciuto di non aver trovato sui media un riscontro adeguato dell’avvenimento, ma solo fugaci ricordi. La Versilia in quell’agosto 1944 è stata terra di scontri cruenti e di eccidi efferati. Il ricordo dei media è incentrato sui martiri di Sant’Anna ma molti altri sono gli eccidi avvenuti in questa terra - conclude Polacci - e tutti dovrebbero essere ricordati con pari dignità».

Un parco della memoria al quale, se Massarosa prenderà l’iniziativa, darà il suo apporto anche il Comune di Forte nel ricordo dei suoi otto concittadini che lì vennero passati per le armi quella mattina: Roberto Ricci, Angelo Leonardi, Italo Tognocchi, Pietro Bertoni, Giancarlo Polacci, Eduardo Cope, Vivaldo Tonini e Edilio Dazzi (che però si salvò miracolosamente sotto i cadaveri).

Il gruppo dei fortemarmini era stato rilasciato dal campo di concentramento di Borgo a Mozzano dove erano stati rastrellati, e nel viaggio di ritorno verso la Versilia finirono in mezzo alle esecuzioni di rappresaglia a La Sassaia, nel comune di Massarosa. «Vennero a prelevarci due fortemarmini, Stefano Rosi e Alfredo Taiti detto il Morino con un piccolo camion – ricordò lo stesso Dazzi - e dopo la discesa del Monte Quiesa, fummo fermati da una pattuglia di soldati tedeschi che ci requisì il camion, e dovemmo procedere a piedi. Giunti alla Sassaia vedemmo sul ciglio della strada una trentina di uomini uccisi poco prima che arrivassimo noi. Seppi poi che siccome erano stati uccisi due tedeschi dai partigiani volevano far giustizia con 40 morti italiani perché c'era la regola di 20 morti italiani per un tedesco. Quelle vittime erano sorvegliate da un militare tedesco armato. Arrivò in quel momento un’auto con un ufficiale e due soldati che ci fermarono. Cope che conosceva bene il tedesco parlò col graduato dicendogli che noi eravamo autorizzati a tornare a casa, ma fu inutile. Quando ripresi conoscenza mi ritrovai sotto i cadaveri dei miei compagni di viaggio. Verso le 20.30 mi spostai e a piedi raggiunsi al mattino Lido dove trovai chi mi dette dei vestiti e tornai al Forte con mille precauzioni».

Franco A. Calotti

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