Il Tirreno

Versilia

Premio Viareggio vince la qualità ma bisogna cambiare

di ADOLFO LIPPI

Alla Cittadella una serata forse troppo lunga per proclamare i vincitori: luci e ombre per un evento che sa volare alto

4 MINUTI DI LETTURA





di ADOLFO LIPPI

Il Premio Letterario Viareggio ha celebrato la sua ennesima edizione in una lunghissima serata alla Cittadella del Carnevale. Luci ed ombre. Ma di sicuro è stata un’utile boccata d’aria e di cultura assai diversa dai rutilanti festival d’arte, letteratura e filosofi che ormai si spintonano tra gli ombrelloni. Il Viareggio resta invece un angolo dove si vola a discrete altezze, si presentano libri non infettati dal consumo, si discorre tra luminari della filologia classica, si fa un po’ di lite per gli editori ma resta comunque qualche consiglio attendibile; perché leggere Franco Cordelli, vincitore per la narrativa, o la poetessa Sonia Gentili o il saggista Bruno Pischedda rende di sicuro intellettuali, magari un po’ snob, magari severi e appartati, comunque diversi da quelli che ormai divorano i testi sui tablet e vogliono storie facili e sessualmente ribollenti.

La serata del Viareggio edizione 2016 è stata presentata con tono saputo e persuasivo da Alberto Severi, noto volto tv e autore lui medesimo di critiche accorte. Non è stato facile interessare il pubblico (abbastanza numeroso). La serata s’è snodata lungamente anche perché la formula (credo non azzeccata) impone che di ogni finalista si leggano i giudizi dei giurati. E così per una decina di volte i professori hanno fatto passerella, quando sarebbe bastato, basterebbe, recensire solo i tre-quattro vincitori, lasciando più spazio alle interviste coi protagonisti.

Franco Cordelli, che ha vinto la narrativa, protagonista lo è davvero. Critico teatrale del Corriere della sera da moltissimi anni si dedica alla narrativa; ma narratore, in senso romanzesco, non lo è. Sì, è vero, narra di due umani, padre e figlia, tra malattia, ospedali, morte, campagne provenzali, Avignone, ma il duetto è compenetrato da antecedenti, parentele, correità (come ben scrive il suo presentatore Piero Gelli), sicché non vi puoi fare un film o una fiction (meno male), ma devi sempre restare attento sulla pagina perché non si snodano vicende ma significati alti.

Molto drammatica nel suo Viaggio mentre morivo la poetessa Sonia Gentili che pubblica per Nino Aragno: guarda alla vita come ad una battaglia, un conflitto lacerante, un male di vivere che non sgomenta ma fa comunque ammirare il mare o le stelle quali visioni e voglia di allontanamento. Lei, la Gentili, è giovane e colta, cita Eliot e Montale e si tiene, come gradiscono assai i giurati del Viareggio, ben dentro la bottega degli addetti ai lavori; non poeta in strada, non è beat, non è trascinante. Magari insegna.

Il terzo vincitore, Bruno Pischedda, è proprio uno specialista di prose e cronache. Scrive in questo saggio, dal titolo L’idioma molesto, di varie esperienze letterarie. S'è imbattuto in testate giornalistiche e convegni, ha esaminato riviste e carteggi. Il suo citare Emilio Cecchi, prosatore di lucenti cristallerie, scrittore per il quale la pagina era (come i quadri di Morandi) verità socratica, leggera, semplice e dottissima, sottolinea come Pischedda sappia scegliere, abbia saputo vedere dove la letteratura si è fatta e si fa arte.

Per sempre nella estenuante kermesse, sono stati aggiunti altri premi. Uno è andato al sindaco di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini, giustamente tanto applaudita. Lei i suoi cittadini, aldilà delle retoriche e dei mal di pancia razziali, svolge una quotidiana solidarietà. È una donna in prima linea, è una madre coraggio come le tante volontarie che proprio in questi giorni aiutano e sollevano i terremotati. L’Italia fa cultura anche con questo e il Viareggio è sempre stato sensibile alle realtà sociali.

La presidentessa del Premio, Simona Costa, ha voluto inoltre assegnare un riconoscimento a Lucio D’Alessandro (Il dono delle nozze) che racconta le cosiddette nozze dei fichi secchi tra Vittorio Emanuele, re d’Italia, e la magnifica Elena di Montenegro (paese che produceva allora soltanto fichi in scatola). La vicenda era già stata illustrata da Gabriele D’Annunzio ma Lucio d'Alessandro l’ha rispolverata di nuovi, acutissimi documenti. Ne viene fuori un vivace spaccato dell’Italietta che soffocò nella tragedia di Adua.

Altro premio alla carriera ad Amedeo Quondam, anziano saggista che ribalta i moralistici giudizi di un critico impegnato quale fu Francesco De Sanctis (notissimo padre della patria letteraria di due secoli) ed esamina semmai il lavoro culturale svolto nelle biblioteche, nelle accademie, nelle corti, nelle istituzioni artistiche.

A notte fonda, con la splendida volta della disertata e metafisica Cittadella, il premio Viareggio s’è riconsegnato al futuro. Grazie al commissario al Comune Fabrizio Stelo, anche per quest’anno ce l’ha fatta coi contributi (modesti) di due banche, con la generosa adesione di tanti giurati, che spesso si sono pagati le spese. La presidentessa Simona Costa ha tirato uno sospiro di sollievo. Poco ci mancò, mesi fa, che desse le dimissioni. L'assessore alla cultura Rossella Martina (ora dimissionata) voleva un Viareggio più vivace, più moderno, più rispondente alle esigenze spettacolari di una città decaduta. Certo è che qualcosa deve proprio cambiare. Intanto dimezzare i tempi dell’evento, legare maggiormente il Viareggio alla città e poi indicare qualche libro leggibile a tutti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il lutto

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore