Il dolore
B&b e case vacanze nel mirino della Finanza
L’amministrazione di Massarosa ha stilato un elenco di aziende ricettive abusive nel territorio comunale Il caso è nato da un’anomala produzione di rifiuti in alcune frazioni poco abitate. La Finanza indaga
MASSAROSA. Un elenco di furbetti che gestiscono bed & breakfast, agriturismi e altre strutture turistiche non hanno i dovuti permessi è arrivato nelle scrivanie delle fiamme gialle che sta indagando per capire quali e quante strutture siano a norma. I provvedimenti potrebbero essere dietro l’angolo: i militari della Guardia di finanza stanno valutando singolarmente le varie strutture, uno scanning che comprende trentacinque attivit.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13898963:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/07/31/news/affitti-estivi-in-nero-la-trappola-e-pronta-1.13898963]]«Sapevamo che l’abusivismo nel settore della ricezione era molto forte - dice il sindaco di Massarosa, Franco Mungai - ma delle attività operanti nel territorio, quasi il 50% sarebbe abusiva. Abbiamo fatto una rilevazione su internet di tutti gli agriturismi e le altre attività di questo tipo che fanno pubblicità e promozione nei vari siti di prenotazione e abbiamo stilato una lista confrontandola con quelle regolarmente registrate».
Riguarda quindi anche le case vacanze: tutti coloro che fanno un’offerta al pubblico devono passare attraverso un procedimento burocratico di autorizzazione e registrazione. Secondo la Regione, infatti, anche un’attività ricettiva non professionale - come chi affitta una stanza o una casa a un turista - deve sottostare a certe regole. Alla persona che affitta una casa vacanze si chiede di avere la residenza o il domicilio nell’immobile, oltre che di avvisare lo Sportello attività produttive. Non si può affittare più di sei camere, e va fatto solo a livello stagionale. Non c’è obbligo di fattura, né di partita Iva. Ma di scontrino fiscale sì. E le cifre incassate devono finire nella dichiarazione dei redditi. Chi non rispetta questi criteri rischia multe da 600 a 3.600 euro, e la conseguente denuncia alla Finanza, quando si tratta di attività in nero.
Alcuni casi sono esonerati, ovvero quelli che non eccedono un periodo di quattro mesi per cui è stabilito solamente un obbligo di registrazione.
Tutta la vicenda nasce da alcune stranezze nel conferimento dei rifiuti nel territorio comunale: l’assessora Agnese Marchetti facendo un giro nelle frazioni ha notato che alcuni cassonetti erano troppo pieni rispetto alla popolazione residente: «In alcune zone - dice - c’è stato effettivamente un aumento della produzione di rifiuti che si giustifica solo con un aumento considerevole delle persone che vi soggiornano. Da lì sono partiti i controlli che hanno portato alla scoperta di numerose attività che non avrebbero seguito le norme. I dati che abbiamo raccolto sono stati trasferiti alla Guardia di finanza che sta facendo le verifiche».
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