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Mezzo secolo di spettacoli: la Capannina raccontata da Gherardo Guidi

Luca Basile
Mezzo secolo di spettacoli: la Capannina raccontata da Gherardo Guidi

Da Ray Charles a Belen: il patron della discoteca ricorda le serate e i big arrivati in Versilia

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"Silence, please". La richiesta echeggia nell’indifferenza una, due volte, poi, alla terza canzone Chet Baker fa un cenno alla sua orchestra, abbandona il palco della Bussola e si allontana. «Provai a convincerlo. “Non ho più l’età per educare le persone a rispettare la musica, mi dispiace” disse. Fu l’ultima volta che lo vidi». Alla nona pagina di appunti Gherardo Guidi, il proprietario di Capannina e Bussola, racconta questo aneddoto. E chi scrive ha un sussulto: «Ma quel Chet Baker?». Sì, lui. Guidi parla con semplicità di artisti confinati nel limbo della leggenda celando quel rispetto per gli altri che caratterizza un uomo che al 55° anno di attività continua a guardare al domani, lasciandosi cullare, di tanto in tanto da una “celeste nostalgia”. «Ma non mi chieda quanti anni ho: sono nato fra l’inizio e la fine della seconda guerra mondiale: faccia lei».

Mestiere. «Non ho una definizione del mio mestiere: so che volevo fare il musicista. E in alternativa il chimico, visti gli studi fatti. Vengo da Castelfranco di Sotto: ero un batterista. Bravo? Sì, me la cavavo, formazione jazz, scuola, solfeggio, tanta preparazione. Avevo deciso di andare a Roma, di proseguire gli studi. La musica era la mia vita. C’era un però: i miei di “perdere” l’unico figlio in quel modo, alla caccia di un sogno, ecco non se la sentivano proprio. Da lì a poco comprarono La Sirenetta, storica sala ballo di Castelfranco: “ti piace la musica? Con questo locale avrai a che farci” disse mio padre. È cominciato tutto così».

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Noschese. «Il primo che ingaggiai fu Alighiero Noschese: persona sensibilissima, molto intelligente. Faceva le serate e, al tempo stesso, era co-pilota dell’Alitalia. Non sapeva scegliere se continuare a volare o darsi allo spettacolo. Gli dissi: “con una serata guadagni quanto prendi di stipendio in un mese. E di serate ne fai già tante...”. Aveva un talento e una preparazione strabiliante e una voce capace di plasmare ogni intonazione vocale».

Little Tony. A Castelfranco arrivò con una Jaguar verde. Mi disse che gli stava andando bene e che gli era sempre piaciuta come macchina. Adorava il rock’n roll e quel suo nomignolo, “little”, era un tributo a quel genere musicale. In questo mondo ho conosciuto tantissimi artisti e li ho quasi sempre apprezzati, ma raramente sono riuscito a coltivare amicizie. Con Little Tony fu amicizia sincera. Venne in Capannina qualche mese prima di morire: lo ricordo come un grande artista e una bella persona».

Rimpianti. «Avrei voluto portare su palco Mina, la più bella voce di tutto il secolo scorso. Insieme a quella di Barbra Streisand. Ma Mina era giustamente legata alla Bussola, a Sergio Bernardini e non se ne fece niente. Un altro rimpianto è Yves Montand: era originario di Monsummano: partii per la Francia, parlai con i suoi agenti, i fratelli Mariani, che furono chiari subito, “non è questione di soldi, Yves Montand non tornerà più in Italia”. Rinunciai. Con Ella Fitzgerald il corteggiamento fu lungo tre anni: la malattia di cui soffriva le impedì di venire in Italia, alla Capannina per un amante del jazz come il sottoscritto, lei avrebbe rappresentato il coronamento di un sogno».

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Pippo e Mike. «Erano gli anni Sessanta quando decisi di puntare sui presentatori e ingaggiai, sempre alla Sirenetta, Pippo Baudo e Mike Bongiorno: il primo era reduce dal successo di Sette voci, il secondo da Lascia e raddoppia. Due icone della televisione: preparatissimi, superiori alla media. Autentici professionisti. Intorno a loro allestii una sorta di concorso, ma i protagonisti erano i presentatori. A uno spettacolo di Mike, nella platea, era presente mia nonna: suggerii a Mike di domandare al pubblico chi fosse la più anziana fra gli spettatori. Mia nonna disse che aveva 85 anni: Mike la invitò sul palco: era emozionatissima. È un ricordo indelebile, quella sera, nella mia memoria».

Ray Charles. «Dio, pur nella sofferenza per la cecità, gli aveva fatto dono di uno straordinario talento: suonava e cantava in modo sublime. Riuscii a mettermi in contatto con i suoi agenti: gli organizzavano delle tournèe mirate in Europa, pochi spettacoli, ambienti giusti. La Capannina era uno di quelli: credo fosse il 1979. Salì su palco con un’orchestra di tre sax, tre trombe, tre tromboni: mai visto qualcosa del genere. Rimanemmo incantati dalla sua musica. A me e Gianni Minà raccontò che una delle ultime cose che vide da bambino fu la morte del fratello affogato in una pozzanghera. In un’immensa pozzanghera. Era un uomo di straordinario talento».

Rai. Per la Rai ho fatto 900 ore di trasmissione: da Viareggio, da Firenze. Lo studio si collegava con gli esterni e dietro le quinte degli esterni, c’ero io. Ingaggiai gli America e Neil Young. Gli America sono gli artisti per cui ho pagato il cachet più alto di sempre, ma non mi chieda quanto, non sarebbe educato dirlo. E comunque, su piccolo schermo, portai anche Jovanotti, Gianna Nannini, Mia Martini e molti altri. Una bella esperienza».

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Carosone. «Abbandonò la musica al culmine del successo: si mise a studiare al Conservatorio. Dopo una decina di anni ritornò su palco e uno dei suoi primi spettacoli lo fece alla Bussola. Fu un trionfo. “Non si smette mai di imparare”, disse. Quanto aveva ragione».

Sergio Bernardini. «Ho ammirato Bernardini e come ho sempre fatto nella mia vita, ho cercato di imparare da chi ne sapeva più di me. Di Sergio ammiravo la professionalità, la genialità. Un mattino squilla il telefono di casa, rispondo: era Aldo Valleroni, un grande giornalista e un grande amico, “Gherardo, Gherardo, Sergio è morto”. Fu raggelante. E pensare che con la medicina di oggi, il trauma che aveva subito a causa di quell’incidente, si sarebbe risolto senza problemi».

Amanda Lear. «Il primo artista che ingaggiai per la Capannina, era il 1977, fu Amanda Lear. “Voulez vous un rendez vous, tomorrow”, una canzone tormentone e con quella sua voce ammaliò il pubblico. Era un ultimo dell’anno. Grande donna, grande artista. Come Grace Jones, del resto, che portai qualche tempo dopo sempre alla Capannina.

Jerry Calà. «Cercavo qualcuno che proponesse, per la Capannina, un repertorio fra gli anni ’60 e ’70: mi indicarono Jerry Calà. Con il cinema aveva, più o meno chiuso. Lo ascoltai: era quello giusto. Questa estate festeggia i 20 anni in Capannina. Con “Sapore di mare” è un binomio perfetto: fa sognare chi è in sala. E siamo da sempre in sintonia».

Orchestre. «Se c’è una qualità che mi riconosco è quella di capire subito se uno sa suonare o meno. Ho quindi sempre cercato di ingaggiare delle grandi orchestre, per i miei locali: a Castelfranco, a Firenze, a Bologna, in Versilia. Così è nata la collaborazione con I Bravo e I Delfini, i Trolls: ottimi musicisti. Come del resto Romano Mussolini e la sua band: 2 anni in Capannina. E che persona adorabile».

Benigni e Grillo. «Sapevo che Roberto non amava fare show in discoteca, meno che mai per l’ultimo dell'anno. Tentai lo stesso. “Va bene, Gherado, vengo” mi disse. Ci conoscevamo da tempo, con Roberto Benigni. Era il 1985. E fu un successo incredibile: Benigni è prepararatissimo, studia il pubblico ed è un intelligente innovatore. Beppe Grillo fece il suo show nella notte che ci traghettò nel 2000. Geniale. Si cominciava ad intuire un suo impegno politico. Un comico di razza. Come Gigi Proietti, del resto».

La Capannina. «Amavo, da cliente, la Bussola, Oliviero, il Caprice. Alla Bussola ballavo con Gassman, si rideva, c’era veramente il mondo da Sergio Bernardini. La Capannina non mi appassionava in modo particolare, ci andavo, ma senza grande entusiasmo. Insomma, non era mia intenzione acquistarla. E invece, le coincidenza della vita, i momenti, ti portano poi a cambiare idea. Lasciai lo Sporting a Bologna e investii nella Capannina: 40 anni fa. E 5 anni dopo feci un’altra “mattata”: rilevando anche la Bussola che da tempo non era più di Sergio Bernardini».

Musica. «Ho ingaggiato e trattato tantissimi artisti: ricordo Morandi, Mia Martini, Loredana Bertè, Renzo Arbore, Bobby Solo, Claudio Baglioni, Mario Tessuto, Don Backy, Kid Creole&The Coconuts con Kid Creole che non tollerava un minimo dettaglio fuori posto, Riccardo Cocciante, artista di straordinaria gentilezza che quando finiva lo spettacolo, faceva un inchino al pubblico e si portava la mano sul cuore, Billy Preston già collaboratore dei Beatles, quella meravigliosa artista che è Gloria Gaynor, Caterina Caselli, Gino Paoli, Fred Bongusto, Perez Prado, Don Marino Barreto, Edoardo Vianello e tanti tanti altri: è stato un viaggio nell’incredibile. Un viaggio reso possibile grazie alla pazienza e all’intelligenza di mia moglie Carla. Anche se tutto ha un inizio e una fine, fin quando il buon Dio vorrà io continuerò a vivere insieme alla musica».

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