La protesta
Terremoto. Lorenzo Alessandrini, dalla Versilia a Rieti
Già sindaco di Seravezza, oggi al Dipartimento di Protezione civile nazionale
SERAVEZZA. Pronto a partire, come tutti gli altri del Dipartimento nazionale di Protezione civile. Lorenzo Alessandrini è stato sindaco di Seravezza ed oggi è responsabile dell’Ufficio relazioni istituzionali del Dipartimento. Uomo di grande esperienza in Protezione civile, al telefono con il “Tirreno”, racconta: «Siamo tutti in attesa e saremo a breve nei luoghi del sisma dove la parte di assistenza di cui mi occupo io arriva dopo. Ora scavano...».
Alessandrini elenca: «Assistenza alla popolazione, assistenza amministrativa ai comuni colpiti, ricerca di soluzioni talvolta anche creative per garantire la migliore fase possibile di risalita sia materiale che morale».
AUDIO: IL RACCONTO DI ALESSANDRINI
Sembra così lontano questo momento, guardando scorrere le immagini dai paesi colpiti che contano ancora i morti: «Si tratta di una edilizia molto fragile», commenta Alessandrini: «Il tipo di danno è molto grave, i danni sono diffusi, le lesioni gravissime. È un danno esiziale».
È questo lo scenario nel quale Alessandrini ed i suoi colleghi affronteranno la fase “b” dell’emergenza, che vede Dipartimento, sindaci, Regione alla ricerca delle soluzioni: «Da qualche anno è in vigore questo tipo di rapporto sinergico tra le istituzioni per cercare soluzioni che si adattino meglio alla realtà. Non c’è mai una decisione che si impone sulle altre, ma prevale uno spirito concorde che in generale funziona e porta risultati. Le soluzioni tecniche possono differenziarsi, ci possono essere mille sfaccettature: ma quello che conta è che le soluzioni sono sempre una scelta concorde tra tutte le istituzioni».
Dopo l’«emergenza acuta», quella del recupero dei corpi e dell’immediato soccorso ai feriti e a chi è rimasto senza casa, «vanno create subito le condizioni affinché le persone possano risalire, per concordare tutti insieme prima le condizioni per un rinsediamento provvisorio e poi quelle per la ricostruzione».
Tra le regole che guidano l’attività di Protezione civile - sottolinea Alessandrini - «il non far sentire mai solo chi è colpito dall’emergenza e far invece sentire che la situazione è concordata, che il sistema si sta muovendo alacremente». Per alimentare la «resilienz, ovvero la capacità della comunità di risalire immediatamente la china dopo aver ricevuto un colpo così forte». Lo spirito che anima sempre la Protezione civile, insomma, è «il cercare subito le condizioni di superamento della parte più acuta dell’emergenza». (d.f.)
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