Il Tirreno

Versilia

Premio Viareggio e Carnevale Un amore sbocciato a metà

di PAOLO FORNACIARI
Premio Viareggio e Carnevale Un amore sbocciato a metà

La serata finale approda in Cittadella. Tanti i rapporti fra cartapesta e libri

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di PAOLO FORNACIARI

Domani sera la Cittadella del Carnevale ospita la serata finale della 87esima edizione del premio "Viareggio-Rèpaci". Non sappiamo se la scelta di svolgere la cerimonia di premiazione nel magico regno di Re Carnevale sia stata dettata dalla volontà di far incontrare le due grandi manifestazioni viareggine o semplicemente da motivi logistico-organizzativi. A noi piace pensare alla prima ipotesi, considerandola un passo per la realizzazione di una politica culturale capace di coinvolgere e far dialogare le varie realtà culturali presenti in città. Cosa che, peraltro, auspicava già Leonida Rèpaci, il fondatore del Premio Viareggio, quando nel 1950 avanzava la «speranza che tra la più grande manifestazione dell’inverno viareggino e quella più grande dell’estate si stringano legami sempre più fraterni».

Per Rèpaci il Premio Viareggio, fino ad allora rimasto circoscritto nell’ambito della mondanità e della letteratura professionale, doveva in avvenire trovare una larga base popolare, come il Carnevale, sulla quale fondare la sua fortuna. Inoltre, Rèpaci “rimproverava” al Carnevale di Viareggio di non essersi occupato del Premio Letterario per «darne l’interpretazione gioconda», visto che le interminabili polemiche che caratterizzano il Premio potrebbero fornire ai maghi della cartapesta infiniti spunti da tradurre in maschera.

Il Carnevale, i libri e la letteratura. Il Carnevale di Viareggio non si è interessato al Premio, ma nella sua storia ha spesso tratto ispirazione dai libri, trasformando capolavori della letteratura in spettacolari carri. Ad esempio, il Pinocchio di Carlo Lorenzini detto Collodi, fu interpretato, nel 1921, da Angelo Malfatti, nel 1973 da Sergio Barsella e Carlo Francesconi, nel 1995 da Alessandro e Silvano Avanzini, nel 2001 da Enzo D’Alò con Umberto e Stefano Cinquini e nel 2015 da Franco Malfatti. Nel 1932, I tre moschettieri di Alexandre Dumas ispirò Alfredo Pardini che con quel carro si aggiudicò il primo premio. Nel 1937 Michelangelo Marcucci trasferì nella cartapesta I promessi sposi e il romanzo di Alessandro Manzoni, nel 1976, servì a Carlo Vannucci per realizzare un carro di satira politica. Sempre nel 1937, Guido Lippi prese spunto da Il decamerone di Boccaccio. Il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Carvantes fu fatto sfilare, nel 1940 da Alfredo Pardini, nel 1959 da Silvano Avanzini, che lo reinterpretò nuovamente nel 1985. Nel 1956 fu la volta del Gulliver di Jonathan Swift nella versione di Carlo Vannucci. Nel 1993 la Divina commedia di Dante Alighieri fu il tema del carro di Renato Verlanti. Poi nel 2005 Il cavaliere inesistente di Italo Calvino fu il carro di Gionata Francesconi che si aggiudicò il primo premio di quell’anno.

Il bozzetto della mascherata in gruppo “Il libro apre la mente”, presentata da Roberto De Leo e Vania Fornaciari per il Carnevale 2017, testimonia, se mai ce ne fosse il bisogno, il fecondo rapporto fra il carnevale di Viareggio e la cultura e nello specifico la letteratura. I soggetti che compongono la mascherata sono alcuni dei più grandi capolavori della letteratura mondiale, “Don Chisciotte della Mancia”, “Guerra e Pace”, Moby Dick”, “La avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, “Il piccolo principe” e “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Agosto 1929: nasce il Premio. Se questo può essere in sintesi il rapporto fra Carnevale e letteratura, nella storia del Premio Viareggio troviamo importanti punti di incontro con il mondo del Carnevale. Il Premio Letterario Viareggio nacque nell'agosto del 1929, sulla spiaggia del bagno Lido di Attilio Barsanti, da un'idea di Leonida Repaci, che con Carlo Salsa ed Alberto Colantuoni, pensò di dare vita ad un premio, "en plein air", da attribuire nel contesto di una cerimonia culturale e mondana, capace di animare le estati viareggine. L'idea dei tre, condivisa anche da Primo Conti, Lorenzo Viani, Gian Capo, Gioacchino Forzano e da altri illustri rappresentanti della colonia di letterati ed artisti presente in Versilia, il 15 agosto ebbe il crisma dell'ufficialità da parte del Podestà di Viareggio, Luigi Leonzi. Per sancire la nascita del Premio e per raccogliere la somma di lire 10mila da assegnare al vincitore, fu deciso di organizzare una festa, "Il Ballo degli Immortali", da tenersi il 18 agosto nei locali dello stabilimento balneare Lido, che ebbe il patronato del Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Belluzzo. Alcuni aeroplani sorvolarono la costa tirrenica, da Livorno alla Spezia, bombardando le spiagge di manifestini che pubblicizzavano il ballo, e i biglietti d'ingresso, che davano diritto all'omaggio di una copia di un libro degli scrittori presenti, andarono a ruba.

Bonetti, D’Arliano e “Il ballo degli immortali”. La sala all'aperto del Lido fu addobbata con tele a forma di vela, raffiguranti le caricature di Viani, D'Annunzio, Ciarlantini e dei componenti degli artisti della "Scuola di Motrone", opera di Achille Funi, e da grandi caricature eseguite da Primo Conti, mentre l’interno fu trasformato da un'artistica scenografia realizzata da Guido Dal Monte con la collaborazione di Uberto Bonetti. Il giovane artista viareggino, che nel 1926 aveva partecipato al concorso per il manifesto del Carnevale, vinto da Lucio Venna con il suo poetico “Pierrot”, nel 1930, incaricato di realizzare il bozzetto per il Carnevale 1931, prendendo spunto dalla Commedia dell’Arte, diede forma e colore a Burlamacco ed Ondina. Nella sala vicino al dancing era stato collocato il banco di vendita, «una barca espressamente costruita con tanto di vele sullo sfondo del mare azzurro, in cui scorgevasi i tratti caratteristici di illustri scrittori-natanti», opera di Antonio D'Arliano, il carrista che nel 1925 per primo sperimentò la tecnica della cartapesta e che per anni si contese con Alfredo Pardini la palma del migliore, dove gli autori presenti distribuivano, a chi acquistava le loro opere, autografi e dediche. Per pubblicizzare la festa fu pubblicato il numero unico "Immortali (o giù di lì)", manifesto programma del costituendo Premio Viareggio. La festa ebbe inizio alle ore 22 ed i partecipanti, signore elegantissime ed impeccabili cavalieri, alternarono interessi letterari ai voluttuosi vortici della danza. A mezzanotte in punto, Geo Renato Crippa, segretario del costituendo Premio, sancì la nascita del concorso da assegnare, nell'agosto del 1930, alla «più bella e significativa opera letteraria dell'annata 1929-1930». La serata fu un successo anche finanziario, infatti le diecimila lire necessarie per il Premio furono raccolte senza difficoltà.

A Lorenzo Viani ed Anselmo Bucci il primo Premio Viareggio. L'estate del 1930 fu particolarmente ricca di appuntamenti sportivi, culturali, artistici e mondani. Fra questi: feste da ballo al "Lido", al "Conte Verde", al "Kursaal" e il "Ballo degli Scrittori" per l'assegnazione del primo "Premio Viareggio". La cerimonia, che si tenne domenica 10 agosto, si svolse nelle sale e nei giardini del Royal poiché il Lido non era capace di contenere i numerosissimi partecipanti. Il "Ballo" iniziò alle ore 22,30 e fra autografi, giri di danza, discussioni letterarie ed improvvisate interpretazioni di Dina Galli, Gandusio, Del Pelo, Spadaro e Renzo Ricci, andò avanti fino a mezzanotte, quando la giuria, composta da Lando Ferretti, Alberto Colantuoni, Primo Conti Gioacchino Forzano, Curzio Malaparte, Marco Ramperti, Leonida Repaci, Carlo Salsa e Orio Vergani, proclamò il vincitore della prima edizione del Premio. 0 meglio i vincitori perché furono premiati Lorenzo Viani, per il romanzo Ritorno alla Patria, e Anselmo Bucci, per Il pittore volante, che si divisero le diecimila lire messe in palio.

Ricordiamo che Lorenzo Viani aveva avuto un ruolo importante nel Carnevale di Viareggio: nel 1911 partecipò alla realizzazione del carro “Il trionfo della vita” di Domenico Ghiselli, disegnando le figure alla base della costruzione carnevalesca, un omaggio nei confronti dell’artista belga Eugene Laermans, per il quale sentiva grandi affinità ed una dichiarata stima. Poi, nel 1927 il suo scritto “Salsapariglia” fu pubblicato sulla rivista “Viareggio in maschera”. Viani, unico presente alla serata, fu al centro di calorosi festeggiamenti e, nell'intascare lesto la busta con le cinque banconote del premio, «farfugliò commosso che ci voleva proprio Repaci per far applaudire un viareggino a Viareggio».

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